Cia: «parentopoli» in Provincia Un'interrogazione per far chiarezza

Il consigliere della Civica Trentina vuole sapere se assessori, consiglieri o loro parenti stretti abbiano ricevuto incarichi o consulenze

di Sergio Damiani
Claudio Cia apre il fronte «parentopoli». Il consigliere della civica spara un’interrogazione in cui chiede di conoscere i nomi di «personalità che rivestono un ruolo istituzionale in seno alla giunta e/o al consiglio provinciale» (o loro parenti entro il secondo grado) a cui sono stati affidati «incarichi per consulenze o per la progettazione di opere finanziate in toto o in parte con soldi provenienti dal bilancio provinciale».
 
Cia tocca un terreno delicato. Lo fa senza fare nomi, ma leggendo tra le righe dell’interrogazione si intuisce che il consigliere della Civica dei nominativi già li ha in mano, ma per ora li tiene coperti. Cia, esponente di centrodestra, apre le ostilità con una citazione da Enrico Berlinguer:  «I partiti di oggi sono soprattutto macchine di potere e di clientela...». Parole che, trascorsi decenni, hanno mantenuto una sorprendente attualità.
 
«L’accaparramento privatistico della funzione pubblica - scrive Cia - lo possiamo riscontrare sia nella gestione di questioni spicciole che nell’amministrare grandi interessi. E quand’anche avesse un improvviso sussulto di dignità, tale da suggerire al politico un minimo di decenza per non compromettere la credibilità dell’istituzione rappresentata, ad agire in sua vece sovente incarica un prestanome che normalmente è riconducibile ad un parente stretto o ad amico particolarmente amico». Parentopoli, insomma.
 
«Molte amministrazioni pubbliche distribuite sul territorio - prosegue il consigliere della Civica trentina -  preferiscono affidarsi a professionisti che hanno influenza in seno alle istituzioni provinciali e/o regionali o che, meglio ancora, siano loro stessi nella doppia veste a rappresentarle. In alternativa, se questo non fosse possibile e per opportunità politica, assoldano chi è imparentato con il politico che conta. Un criterio di instaurare i rapporti che condiziona anche il modus operandi del comune cittadino, convinto che chi non ha buone sponde in provincia, non va da nessuna parte. A conferma che il potere non è solo quello che possiedi realmente, ma quello che gli altri pensano tu abbia. I politici lo sanno bene e approfittano di questa rendita di posizione».
 
Secondo Cia  «quando in una comunità prende piede e si consolida una tale prassi, il professionista imparentato con il politico o il politico che è pure il professionista incaricato, assumono un’influenza e un potere tendente a spazzare via chiunque possa dar loro fastidio o risulti un potenziale concorrente». 
 
Il problema è dare nomi e cognomi a questa potenziale «parentopoli» provinciale. Cia ci prova chiedendo anche se sono stati affidati «incarichi  finanziati con soldi pubblici della Provincia, a società all’interno delle quali rivestono ruoli di amministratori o di socio personalità con un ruolo istituzionale in seno alla giunta e/o al consiglio provinciale». 
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