Libero l’ex Pantera Nera Woodfox Per 43 anni in isolamento totale

Il suo primo atto da uomo libero è stato di andare al cimitero a rendere omaggio alla madre e della sorella, morte mentre lui era ancora in carcere. Nel giorno del suo sessantanovesimo compleanno l’ex Pantera Nera Albert Woodfox è stato scarcerato dal famigerato carcere di Angola in Louisiana dopo 43 anni in isolamento: un record assoluto per il sistema giudiziario degli Stati Uniti.

Woodfox, che era già in carcere per rapina a mano armata, era stato condannato per aver partecipato all’assassinio nel 1972 di Brent Miller, una guardia carceraria, un delitto per il quale si era sempre proclamato innocente. Da allora il detenuto aveva trascorso 23 ore al giorno chiuso in una celletta, mentre per un’ora gli era stato permesso di uscire ammanettato in un area stretta e recintata. Sempre solo. L’ordine di isolamento, una pratica ampiamente denunciata come tortura e che lo stesso presidente Barack Obama di recente ha messo al bando per i minorenni, era stato rinnovato ogni 90 giorni per oltre quattro decenni.

Dopo 43 anni un giudice federale ha approvato la richiesta di rilascio dopo che Woodfox ha accettato di riconoscersi colpevole di omicidio non intenzionale. «Non una ammissione di colpevolezza», ha precisato: «Avrei preferito presentarmi di nuovo in tribunale e far proclamare la mia innocenza, ma la mia età e il mio stato di salute non me lo consentono. Ho deciso di chiudere il caso per poter tornare libero».

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Albert era l’ultimo degli «Angola Three», tre detenuti di colore politicamente attivi in un carcere che prende il nome da una piantagione i cui schiavi venivano per l’appunto da quell’angolo di Africa: gli altri due, uno dei quali condannato con lui per l’assassinio di Miller, erano già stati rilasciati: Robert King nel 2001 e Herman Wallace tre anni fa. Wallace era rimasto libero solo 72 ore: morì tre giorni dopo per un tumore al fegato.
King, Wallace e Woodfox erano membri delle Pantere Nere, il movimento militante nero fondato nel 1966 da Bobby Seale e Huey Newton in auto-difesa contro la brutalità della polizia e il razzismo: nel corso degli anni hanno sostenuto di esser stati sottoposti all’isolamento anche in virtù della loro militanza per il Black Power.

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