Vitalizi, la Regione deve recuperare ancora 15 milioni

di Luisa Maria Patruno

L'ultimo aggiornamento sulle restituzioni dei vitalizi dovute dagli ex consiglieri o dai consiglieri ancora in carica, in base alla legge del 2014 (anticipi ricevuti e quote del Fondo Family) attesta che al 21 settembre scorso sono stati recuperati nelle casse del consiglio regionale complessivamente 3.979.615,79 euro in contanti, versati sul conto della tesoreria del Consiglio, e 12.855.013,92 euro in quote del Fondo Family. Mancano ancora all'appello in totale: 15.084.981,95 euro. 

I dati sono stati forniti dalla presidente del consiglio provinciale, Chiara Avanzo, in risposta a un'interrogazione del consigliere Filippo Degasperi (M5Stelle). Vanno distinti in base alle due tipologie di consiglieri: i 87 ex consiglieri che già ricevono ogni mese l'assegno vitalizio e poi i 40 tra ex consiglieri e consiglieri in carica che non hanno ancora maturato il diritto all'assegno vitalizio e dunque devono restituire tutto (anticipi e quote del Fondo Family) in attesa di un ricalcolo quando avranno diritto. Per quanto riguarda il primo gruppo - quello più numeroso - ci sono 29 ex consiglieri che non hanno restituito nemmeno un euro, né degli anticipi ricevuti né della quota del Fondo Family. E 8 del secondo gruppo. Nessuno, come ha confermato la presidente Avanzo, ha risposto all'ennesimo sollecito inviato il 10 agosto scorso. Tra i 29 ci sono il trentino Mauro Delladio , che deve ben 462.684,26 euro, e poi con cifre oltre i 200 mila euro anche: Carlo Andreotti, Margherita Cogo, Sergio Muraro . Appena sotto questa cifra Claudia Piccoli, Mario Magnani, Eugenio Binelli, Claudio Taverna , infine Franco Paolazzi, Renato Vinante. 

Tra gli altoatesini, superano i 300 mila euro da restituire: Franz Pahl e gli ex parlamentari Oskar Peterlini e Giorgio Holzmann . L'ex presidente della Provincia, Luis Durnwalder deve 186.280,78 e non ha restituito ancora nulla. È infatti tra coloro che hanno presentato ricorso al tribunale opponendosi alla richiesta di restituzione. Su di lui e sugli altri che hanno deciso di non versare quanto richiesto ora la presidente Avanzo, d'intesa con il presidente della giunta regionale, Ugo Rossi, ha annunciato un intervento di recupero forzoso attraverso Trentino Riscossioni, che potrebbe decidere di pignorare i beni degli ex consiglieri. Si vedrà quando.

Tra chi ha fatto ricorso, però, ci sono anche ex consiglieri che hanno deciso, intanto, di restituire in attesa di vedere se il giudice darà loro ragione. È il caso di Mario Malossini , che ha ceduto sue quote del Fondo Family pari al dovuto, Caterina Dominici e Francesco Romano .
Accanto ai renitenti ci sono invece ex consiglieri che hanno restituito più di quanto veniva loro chiesto. È il caso di Aldo Marzari e di Paolo Tonelli , che hanno ceduto volontariamente tutte le quote del Fondo Family a loro intestate andando ben oltre la cifra che era stato chiesto loro di restituire. Il primo ha restituito 255.000 euro invece di 136 mila e il secondo 255.000 mentre ne doveva 148 mila . Ci sono poi ex consiglieri come Mario Pollini che, avvalendosi di una possibilità offerta dalla legge, ha deciso di restituire con la trattenuta di una quota dall'assegno vitalizio che riceve ogni mese fino ad esaurimento della cifra che nel suo caso è di 52 mila euro.

LA PRESA DI POSIZIONE DELLE ACLI

"Le Acli trentine deplorano un atteggiamento di questo tipo in quanto irrispettoso della volontà democratica dei legislatori e quindi della maggioranza dei cittadini di questa regione". Lo afferma in una nota il presidente trentino dell'associazione, a proposito dei consiglieri regionali che non risultano avere effettuato la restituzione.

"Parimenti va riconosciuto agli amministratori regionali attuali - prosegue la nota - l'impegno nel riportare la questione dei privilegi della politica entro binari più accettabili da parte dell'opinione pubblica. Del resto la questione dei vitalizi s'inserisce in una vicenda lunga e tormentata, che passa da una stagione generosa del bilancio pubblico a una fase contrassegnata dalla più grande crisi economica e umanitaria dell'ultimo secolo. Non affrontare questi problemi significa manifestare una forma di individualismo e di egoismo che trova paragoni solo nell'irresponsabilità dell'indifferenza e del populismo".

"Di fronte a questi eventi - conclude Gardumi - la risposta di un movimento democratico come le Acli non può che essere quella di continuare nella raccolta di firme in calce alla legge d'iniziativa popolare che intende togliere ulteriori privilegi alla politica per consegnarne le risorse ad un fondo per la solidarietà e il lavoro".

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