Attentato di Tunisi, rientrati gli italiani sopravvissuti

La Tunisia reagisce in piazza per dire no al terrorismo e alla minaccia dell'estremismo, mentre da noi ieri facevano rientro i turisti sfuggiti al commando terroristico che tre giorni fa ha assaltato il museo del Bardo uccidendo 21 persone, quattro delle quali erano italiane.

Martedì 24 marzo la manifestazione di apertura del Forum Sociale Mondiale si concluderà davanti al Bardo. A difendere convivenza e diritti di tutti. Lo dichiara Raffaella Bonini sul sito globalist.it. Nel giorno della riapertura del Bardo, dopo l'assurda tragedia di mercoledì scorso, prenderà infatti il via anche il World Social Forum 2015, i cui organizzatori hanno confermato lo svolgimento per non mostrare cedimento di fronte alla minaccia terrorista.

Dal 24 al 28 marzo il Campus Universitario Farhat-Hached di Tunisi sotto lo slogan "dignità e diritti" diventerà il centro di discussione e di dibattito dei movimenti social di tutto il mondo, un appuntamento importante per dimostrare solidarietà alla società civile tunisina e per rimettere al centro del discorso temi quali diritti sociali e sviluppo economico sostenibile.

E «martedì, tutti al museo del Bardo» è lo slogan dell'iniziativa lanciata in rete dal sito tunivisions.net per celebrare la riapertura del museo dopo la strage di mercoledì scorso e nel contempo dare un messaggio forte al mondo intero. Una solidarietà dimostrata anche dal direttore del museo del Louvre di Parigi Jean-Luc Martinez che in un comunicato esprime la sua solidarietà nei confronti delle vittime, del personale e dei visitatori, ricordando che i due musei sono legati dal 2009 da un partenariato di cooperazione al fine di restaurare parte delle sale espositive.

Quattro dei morti e undici dei feriti (uno grave) sono italiani. Le vittime sono due donne, Antonella Sesino, 54 anni, dipendente del Comune di Torino, e Giuseppina Biella, una settantenne di Meda, vicino a Monza, che era in vacanza in Tunisia insieme al marito, che si aggiungono al torinese Orazio Conte, informatico di 54 anni, e Francesco Caldara, pensionato di Novara in vacanza con la compagna, che è rimasta ferita.

Ora è caccia aperta ai complici dei terroristi del massacro di Tunisi: le manette sono scattate ai polsi di una decina di persone, mentre in tutta la capitale è stata rafforzata la presenza delle forze di sicurezza. Si temono nuovi attentati: l'area attorno al palazzo della radio di Stato è blindata e isolata. Giovedì una telefonata anonima ha minacciato un attentato dinamitardo. In serata, si è appreso, la polizia ha fatto irruzione in una casa, sequestrando armi automatiche. Le unità speciali antiterrorismo hanno poi smantellato una cellula jihadista, che pianificava attacchi contro obiettivi strategici in tutto il territorio dello Stato, in particolare contro le caserme dell'Aouina e del Gorjani. Ma non sembrano esserci sviluppi nell'inchiesta sull'attacco. E i punti oscuri restano tali.

Le autorità hanno confermato quanto ipotizzato nei giorni scorsi: i due terroristi uccisi dopo il massacro si erano addestrati in Libia. «Si tratta di due elementi estremisti salafiti, che sono partiti per la Libia lo scorso dicembre dove si sono addestrati», prima di rientrare in Tunisia, ha spiegato il ministro della Sicurezza Rafik Chelly.

E proprio la Libia è in cima alle preoccupazioni della comunità internazionale, che corre il rischio di ritrovarsi una base strategica ai cancelli meridionali d'Europa. La minaccia jihadista «è globale», ha sottolineato il premier Matteo Renzi, mentre il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni ha avvertito che contro il terrorismo bisogna pacificare subito la Libia, e che in Tunisia i vecchi jihadisti si sono saldati con il Califfato di al Baghdadi.

Il massacro di Tunisi «è un ulteriore segnale di allarme per la regione che va preso in considerazione», ha detto da parte sua l'inviato speciale dell'Onu per la Libia, Bernardino Leon.
In Marocco, dove giovedì sono ripresi i negoziati tra le parti libiche, «le delegazioni hanno espresso le proprie condoglianze alle vittime». Leon sottolinea che c'è «una percezione di urgenza» e che i negoziati - che proseguiranno fino a domani - debbano essere «un round decisivo».
Intanto però, occorre ancora fare i conti con il dolore. Le salme delle quattro vittime italiane nell'attacco di Tunisi saranno rimpatriate nelle prossime ore, ha annunciato Gentiloni.
Si chiude così un altro tragico capitolo, quello dell'odissea dei familiari, sbarcati giovedì nella capitale tunisina attanagliati dall'estenuante attesa del via libera tunisino al rimpatrio dei propri cari.

La Cattedrale di Tunisi si appresta a celebrare una messa in omaggio alle vittime del Bardo. Ma l'allerta è massima, e anche se la Casa Bianca afferma di non avere certezza che dietro all'attentato si celi la mano del «Califfo», il timore di nuovi assalti è palpabile e si estende chiaramente fino a Roma, dove il Viminale non esclude possibili «azioni emulative» in Italia e innalza il livello di allerta.

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