Strage di Parigi: commenti e reazioni di religiosi, politici e intellettuali

Si susseguono le reazioni dai mondi religiosi, della politica, del giornalismo e della cultura sulla tragedia parigina dopo l'eccidio l'altroieri nella redazione del Charlie (dodici morti) e l'attacco di ieri in cui è morta una poliziotta.

- Calderoli per la pena di morte. «Per fortuna i pazzi terroristi sono stati ammazzati, ma, purtroppo, ancora una volta il sangue degli innocenti è stato versato. Per l’Europa e per il mondo occidentale l’incubo non è finito, è appena cominciato». Lo dice Roberto Calderoli, vicepresidente del Senato, sui tragici fatti di Parigi. «Abbiamo dimostrato una totale debolezza e cedevolezza rispetto a chi vuole realizzare una crociata in nome di una presunta divinità che vorrebbe la morte di tutti gli infedeli», afferma l’esponente della Lega Nord che poi aggiunge: «Mi spiace, ma io non lo accetto: basta tolleranza rispetto a chi ci invade, basta solidarietà con chi se ne approfitta, basta con quei coglioni illuminati che ci obbligano a subire, con le loro politiche demenziali, queste umiliazioni e queste tragedie. Adesso basta, basta, basta! Se siamo in guerra, faccio mia la proposta della Le Pen sulla pena di morte. Ad un bandito si deve rispondere con un bandito e mezzo».

- «Ho letto di pena di morte, di chiusura di frontiere. Come se bastasse una serie di banalità di frasi fatte per affrontare il problema che non è alla frontiere, il nemico è interno. L’avversario è il radicalismo che fomenta l’odio, in alcuni casi contro la libertà di stampa, in altri casi contro i fratelli ebrei o contro chi è diverso. Radicalismo che va combattuto in modo serio ma non con armi demagogia. Quello che è accaduto non può permettere di farci vivere nella paura»: così la replica del premier Matteo Renzi poco fa a «Otto e mezzo» su La7.

- L'ex presidente della Provincia di Trento, Lorenzo Dellai, oggi deputato, interviene dopo la tragedia in Francia: «Nel momento storico di sua maggior debolezza, l’Europa deve affrontare le sfide del terrorismo fondamentalista rilanciando in modo aperto, convincente ed attrattivo i valori della democrazia occidentale, recuperando il rapporto con quelle sacche di radicalismo sempre più crescenti nelle periferie metropolitane. Per fare questo è essenziale evitare la trappola mortale della regressione culturale e civile propugnata dalla destra xenofoba. Ma è necessario anche rilanciare il dialogo con il mondo islamico, sia a livello globale che di singole nazioni, per costruire una vera alleanza contro la violenza e l’intolleranza. Senza visione culturale e politica, la stessa opzione militare, pure necessaria in molti casi, rischia di essere inadeguata e controproducente, come dimostrato dal sostanziale fallimento della strategia occidentale dopo l’11 settembre». (16.28)

- «Ogni atto di violenza è condannabile di per sè. Il messaggio dell’Islam è di pace, concordia, solidarietà e coesione sociale». Non cita espressamente il sangue di Parigi, l’imam di Roma Hassan Zeinah. Ma nelle sue parole, che concludono il sermone del venerdì nella Grande Moschea della capitale, c’è tutto lo sdegno della comunità romana e italiana per l’assalto al Charlie Hebdo.

«L’Islam è una religione all’insegna della misericordia e dell’amore, non della violenza», calca le parole il religioso, in italiano, proprio mentre da Parigi arrivano sugli smartphone, minuto dopo minuto, gli ultimi aggiornamenti. Nuovo sangue, nuovo terrore.

L’ombra di un contraccolpo islamofobico che, dalla Francia, potrebbe arrivare anche in Italia. I musulmani romani lo sanno: c’è paura, ma soprattutto rabbia, orrore, condanna. Anche amarezza, però, perchè lo stesso sdegno non c’è, dice qualcuno, quando nei mille conflitti del Medio Oriente «vengono ammazzati nelle scuole i nostri bambini».

La posizione ufficiale dei musulmani italiani però è senza ombre: «Ciò che è accaduto a Parigi non può essere giustificato - afferma il segretario generale del Centro islamico culturale d’Italia Abdellah Redouane - .A una vignetta si risponde con una vignetta, a un libro con un libro». No a qualunque giustificazionismo: «In questo momento - aggiunge - non ci dobbiamo focalizzare sulle vignette e il loro contenuto. Oggi è il momento della condanna. Poi potremo discutere di tutto» anche perchè «cadere nella trappola dei dissensi è il gioco del terrorismo», e l’Isis è oggi «un pericolo non virtuale, può colpire ovunque».

E può fare breccia con i cosiddetti ‘foreign fighters’. Redouane non ne ha notizia («non abbiamo un ruolo investigativo») ma tra i fedeli c’è chi giura che davanti a un potenziale terrorista «andrebbe subito alla polizia perchè è come se ammazzassero noi stessi. Sono terroristi e assassini, sono senza principi». «Un vero musulmano - afferma un uomo marocchino, sulla soglia della moschea - non fa queste cose. La santa religione vuole la pace». Un altro musulmano alza la voce: «Quello di Parigi è un fatto individuale, non collettivo. Il Profeta lo ha raccomandato: bisogna isolare i traditori. Non siamo tutti uguali a loro». Però la «paura del razzismo» confessa un altro fedele, in abito tradizionale, c’è eccome.
Altri danno una lettura geopolitica, come il presidente della Comunità Palestinese di Roma e Lazio Salameh Ashour, che sostiene che «uno Stato Palestinese con capitale Gerusalemme toglierebbe il tappeto da sotto i piedi di chi vuole la violenza». Un altro fedele invece pensa alle vignette del Charlie Hebdo e ricorda come «il Profeta è stato il primo a subire scherni, e non è andato certo ad ammazzare». «Se ho pregato per le vittime di Parigi? Sì - conclude un altro fedele - ma io prego sempre anche per tutte le vittime del mondo arabo ammazzate in Palestina, Afghanistan, Iraq».

Il collettivo hacker Anonymous dichiara guerra ad al Qaida e ai terroristi dell’Isis dopo il massacro a Charlie Hebdo. «Attaccheremo e metteremo offline tutti i siti della galassia jihadista», afferma in un comunicato.

- Saranno presenti anche il vescovo di Imola e il presidente della Casa della cultura islamica al Consiglio comunale straordinario in ricordo delle vittime dell’attentato nella sede di ‘Charlie Hebdò a Parigi che si terrà mercoledì 14 gennaio. All’assise saranno invitati i rappresentanti di tutta la comunità civile e religiosa, le istituzioni, le associazioni economiche e sociali, i sindacati. «Hanno già assicurato la loro presenza - assicura la presidente del Consiglio Paola Lanzon - il presidente della Casa della Cultura Islamica di Imola, Mohamed Sabir e il vescovo di Imola, monsignor Tommaso Ghirelli». Contatti sono in corso anche col console di Francia a Bologna, per invitarlo alla seduta. «Un invito particolare verrà rivolto ai giornalisti e alle giornaliste imolesi, visto che l’attentato alla redazione di Charlie Hebdo ha voluto colpire così duramente la libertà di stampa», sottolinea Paola Lanzon. L’invito è di portare tutti una matita da alzare come simbolo della libertà di espressione contro la violenza delle armi. In apertura di seduta, dopo quello italiano, verrà eseguito anche l’inno francese, a cui seguirà poi un minuto di silenzio. «Questa seduta - aggiunge Lanzon - vuole essere l’occasione per promuovere in maniera unitaria un momento di coesione di fronte al pericolo reale che non è certo rappresentato dalla fede o dalla sua mancanza, quanto dal fanatismo, dall’intolleranza e dalla violenza come purtroppo dimostrano anche gli ultimi tragici fatti che - chiosa - proprio in queste ore stanno sconvolgendo Parigi e con Parigi tutta l’Europa».

Decine di giornalisti, vignettisti e intellettuali turchi hanno partecipato questo pomeriggio nel centro di Istanbul a una manifestazione di solidarietà con la rivista satirica francese Charlie Hebdo, dopo la strage perpetrata da due terroristi islamici mercoledi a Parigi. I giornalisti portavano cartelli con la scritta «Je Suis Charlie» in francese o in turco, «Hepimiz Charlie Yiz». «Il mondo intero, e in particolare il Medio Oriente, è sotto attacco del terrorismo. L’attentato di Parigi contro la libertà di pensiero e di espressione ci colpisce tutti» ha detto il presidente dell’Associazione dei giornalisti progressisti Cgd, Ahmet Abakay. In omaggio alle vittime del massacro di Parigi la rivista satirica turca Penguin, fondata durante la rivolta di Gezi Park, ha dedicato la copertina a Charlie Hebdo. Mostra un pinguino in lacrime davanti ad una copia della rivista francese sulla quale è stato deposto un fiore.

-  L’ex-presidente turco Abdullah Gul, volto moderato del partito islamico Akp al potere ad Ankara dal 2002, ha lanciato un appello ai dirigenti del mondo islamico perchè denuncino la strage di Parigi contro il giornale Charlie Hebdo. Gul, sostituito nelle funzioni di capo dello stato in settembre dall’ex-premier Recep Tayyip Erdogan, ha chiesto ai leader di tutti i paesi islamici di «denunciare questo attacco disumano e di mostrare solidarietà con il popolo francese contro l’estremismo religioso». «È chiaro - ha aggiunto Gul, citato da Hurriyet online - che questo tipo di violenza è profondamente immorale ed è contro i principi fondamentali di qualsiasi religione, e in particolare dell’Islam».

Parole di solidarietà per le vittime degli attacchi a Parigi arrivano dal Patriarcato latino di Gerusalemme, mons. Fouad Twal che si dice «scioccato». Oltre alla «condanna» degli atti terroristici, Twal sottolinea: «Temiamo per il futuro, sia dell’Europa sia del mondo. Temiamo l’aumento dell’islamofobia, causa e conseguenza di reazioni a catena del terrorismo, in un circolo vizioso. Stiamo incoraggiando gli uomini e le donne ad unirsi, perchè l’Europa non cada vittima di questa peste».

-  «I terroristi che hanno ucciso a Parigi hanno colpito il nostro modo di essere, la nostra cultura, la nostra storia, la nostra democrazia». Lo dichiara Franco Frattini in un intervento audio pubblicato sul sito di Italia Unica (www.italiaunica.it) il movimento politico fondato da Corrado Passera. «In primo luogo bisogna ricordare - spiega Frattini - che per troppo tempo e in troppi casi ci sono state incertezze da parte occidentale, arrivando addirittura ad adombrare una sorta di giustificazionismo - del tipo: chi usa le armi reagisce a una violazione della democrazia - all’indomani delle missioni internazionali in Iraq e Afghanistan, oppure per gli attacchi contro lo Stato di Israele. Mi auguro - continua Frattini sul sito di Italia Unica - che sia arrivato il momento per dire che mai l’atto terroristico può essere giustificato. E per questo bisogna mobilitare una reazione sempre più forte e corale dei milioni di musulmani moderati che, come in questi giorni sui social network, denuncino e si ribellino a chi professa di uccidere in nome di Allah e di Maometto. L’Occidente ha il dovere morale prima che istituzionale di dire con assoluta chiarezza che ci sono dei principi, e il primo tra questi è il rispetto della vita di ogni essere umano e della sua dignità, che non sono negoziabili e che non possono essere violati per nessuna ragione. E per questo dobbiamo riaffermare con forza l’appello di Papa Francesco affinchè le religioni siano messaggi di vita e non di morte per evitare eventuali folli ritorsioni contro uomini e donne musulmane».

 

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