Egitto: Morsi destituito con un golpe militare

Mohamed Morsi non è più presidente dell'Egitto. E non lo è per mano militare, ossia per un nuovo «intervento» di quell'esercito che da anni si pone come ago della bilancia nel Paese più influente del nord Africa. Un golpe ha infatti rovesciato Morsi, dopo che un intero Paese ha atteso per tutto il giorno l'esito della scadenza del drammatico ultimatum dato dai militari al presidente esponente dei Fratelli musulmani

Mohamed Morsi non è più presidente dell'Egitto. E non lo è per mano militare, ossia per un nuovo «intervento» di quell'esercito che da anni si pone come ago della bilancia nel Paese più influente del nord Africa.
Un golpe ha infatti rovesciato Morsi, dopo che un intero Paese ha atteso per tutto il giorno l'esito della scadenza del drammatico ultimatum dato dai militari al presidente esponente dei Fratelli musulmani.
Scattate le 16.30 ora locale, il comunicato delle forze armate non è arrivato. Sono arrivati, invece, indizi più insistenti e visibili di un intervento dei militari. Alle voci sempre più diffuse di un colpo di Stato in atto, di arresti domiciliari per il primo presidente dei Fratelli musulmani, di un divieto di espatrio per lui e per la cerchia ristretta di dirigenti della Fratellanza, si sono aggiunte le notizie su imponenti movimenti di mezzi blindati e di truppe soprattutto nella zona del palazzo presidenziale di Ittahadeya e davanti alla tv di Stato, mentre elicotteri militari sorvolavano una piazza Tahrir gremita all'inverosimile e che è esplosa di gioia due volte: alle 18, quando è arrivata la notizia della destituzione del presidente; e alle 21.05, quando il ministro della Difesa egiziano Abdel Fattah el Sissi ha confermato che Morsi non era più presidente da due ore, annunciando in diretta tv la road map frutto dell'accordo tra Fratellanza musulmana, Copti e l'opposizione. Sospensione della Costituzione e formazione di un comitato allargato a tutte le forze politiche e ai giovani per la sua riscrittura, poteri presidenziali al presidente della Corte costituzionale e governo di tecnici, per poi arrivare a nuove elezioni parlamentari e presidenziali. A testimoniare che forse, dopo le decine di morti e le centinaia di feriti degli ultimi giorni negli scontri tra fazioni contrapposte (pro e contro Morsi), la temuta guerra civile può dirsi scongiurata è stata la presenza alla conferenza stampa del gran imam di Al Azhar, Ahmed el Tayyeb, e del capo della Chiesa copta Tawadros, che hanno preso la parola dopo il ministro della difesa egiziano, per dare il loro sostegno alla road map. Il primo ha sostenuto la convocazione di elezioni presidenziali anticipate, mentre Tawadros ha assicurato che tutti «saranno protetti». Subito dopo, a parlare è stato il portavoce delle opposizioni egiziane Mohamed el Baradei: la road map risponde alle domande del popolo, realizza «una vera conciliazione» e rimette in marcia il processo della rivoluzione del 2011.
Tutto a posto però non è: perché subito dopo il discorso in diretta tv, che ha dato la stura ai festeggiamenti in tutto il Paese, mentre venivano oscurate le tv della Fratellanza, Misr 25, e due emittenti vicine ai salafiti, el Hafez (il guardiano) ed el Naas (la gente), l'ex presidente Mohamed Morsi ha sollecitato «civili e militari a rispettare la legge e la Costituzione e a non accettare il golpe che riporta indietro l'Egitto». Ma, così come el Sissi, ha anche invitato tutti a evitare spargimenti di sangue.
Quella che la Bbc ha definito «la più grande manifestazione politica nella storia dell'umanità» non è però finita ieri sera: piazza Tahrir è rimasta gremita, ad aspettare altri eventi.

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