Ortles: tre alpinisti morti sotto una valanga

La procura di Bolzano ha aperto un fascicolo per accertare eventuali responsabilità sulla slavina che ieri ha ucciso tre alpinisti sull'Ortles in Alto Adige. Per ora non vi sono indagati. Secondo i primi accertamenti la slavina potrebbe essersi distaccata spontaneamente, senza che sia stato il passaggio di un singolo sciatore a far muovere la massa nevosa. Rimane ancora disperso il tedesco la cui salma viene inutilmente cercata da ieri a quota 3 mila

di Flavia Pedrini

ortles

 

La procura di Bolzano ha aperto un fascicolo per accertare eventuali responsabilità sulla slavina che ieri ha ucciso tre alpinisti sull'Ortles in Alto Adige. Per ora non vi sono indagati. Secondo i primi accertamenti la slavina potrebbe essersi distaccata spontaneamente, senza che sia stato il passaggio di un singolo sciatore a far muovere la massa nevosa. Rimane ancora disperso il tedesco la cui salma viene inutilmente cercata da ieri a quota 3 mila.

 

LA TRAGEDIA 

 

 

Un agguato silenzioso. La massa di neve si è abbattuta sugli scialpinisti con la forza di un treno in corsa, lasciando ai compagni solo il tempo di scorgere gli amici inghiottiti in un abisso bianco.
Il bilancio della valanga che si è staccata nel primo pomeriggio di ieri sull'Ortles è pesantissimo: tre morti e un disperso. Il mondo dell'alpinismo trentino piange Mauro Giovanazzi, 49 anni, di Povo, guida alpina, maestro di sci, forte alpinista e istruttore del Liceo scientifico professioni del turismo di montagna dell'Istituto don Guetti di Tione. L'altra vittima è Marco Gius, 59 anni, originario di Bolzano ma residente a Trento, titolare del negozio biologico «L'origine» di via Giovanni a Prato. Nella tragedia ha perso la vita anche Volker Klar, 41 anni, di Monaco di Baviera. Senza esito, invece, le ricerche di una quarta persona, sempre di origine tedesca.
Erano circa le 13.10 quando una valanga si è staccata una cinquantina di metri sotto Punta Beltovo di Fuori (3.214 metri), nel gruppo dell'Ortles travolgendo i tre sciatori e lasciando miracolosamente incolumi decine di altre persone, che sono state solo lambite dalla slavina o hanno fatto in tempo a buttarsi di lato.
Ieri la giornata era splendida e al momento della tragedia erano molti i gruppi presenti. Il bollettino valanghe emesso dall'Ufficio idrografico di Bolzano indicava pericolo di grado 2/3 su una scala di 5 a seconda delle zone e il tracciato della Val Beltovo, verso la Val Rosim, una classica per chi fa scialpinismo, era stato scelto proprio perché considerato sicuro. Una precauzione che, purtroppo, non è bastata a evitare la valanga mortale.
Giovanazzi stava scendendo insieme a sei studenti del quinto anno del Liceo scientifico per le professioni del turismo di montagna di Tione, impegnati in uno stage di alpinismo che avrebbe dovuto durare fino a domani. Con lui in quel momento c'erano sei ragazzi e gli altri due istruttori, le guide alpine Antonio Bonet e Marco Bozzetta. La valanga, del fronte di una sessantina di metri e scesa per almeno 600 metri, ha travolto Giovanazzi, un po' staccato rispetto al resto del gruppo. Stessa sorte è toccata a Gius, che invece stava tornando a valle insieme ai figli, Elia e Matteo (la moglie, invece, faceva una passeggiata). Poche decine di metri e avrebbero raggiunto gli impianti di Solda. Giovanazzi e Gius non si conoscevano, ma le due guide alpine e i figli del 59enne si sono ritrovati poco dopo a scavare disperatamente nella neve, insieme ad altri sciatori. Sono stati loro a prestare i primi soccorsi. Sia Giovanazzi che Gius erano dotati dell'equipaggiamento necessario e così, grazie al segnale dell'Arva, è stato possibile capire dove si trovassero. E i «bip» provenienti dalla coltre nevosa hanno fatto capire che c'era anche una terza vittima sepolta, il 41enne di Monaco che scendeva con lo snowboard. A trovare Mauro Giovanazzi, invece, è stato Elia, il figlio di Marco Gius.
Nel frattempo altri escursionisti hanno dato l'allarme alla centrale operativa del 118 di Bolzano. In zona sono arrivati subito due elicotteri, il Pelikan 1 e quello dell'Aiut Alpin, con a bordo l'équipe sanitaria (medico, soccorritore e unità cinofila). Ma la tempestività dei soccorsi e un corretto equipaggiamento nulla hanno potuto contro la violenza dell'impatto con la massa nevosa: fatali, sono state, per le tre vittime i traumi riportati. A quel punto, purtroppo, non è rimasto altro da fare che recuperare i corpi. Le salme sono state portate a Solda, dove c'era la sala operativa del soccorso alpino e, da qui, poi ricomposte presso l'ospedale di Silandro. Quando ormai l'emergenza pareva rientrata, però, un tedesco ha segnalato ai soccorritori che all'appello mancava una persona, uno scialpinista suo connazionale che stava scendendo dallo stesso tracciato investito dalla valanga. A quel punto le squadre del soccorso alpino di Solda, aiutate da decine di vigili del fuoco di Solda e dell'Alta Val Venosta con le unità cinofile, hanno ripreso le ricerche, che sono state sospese soltanto alle 19. Il turista, che allo stato risulta ancora disperso, era sprovvisto di Arva (pare lo avesse scordato in macchina) e questo rende decisamente più difficili le operazioni di ricerca che riprenderanno questa mattina. Sotto shock, ma incolumi, i ragazzi che si trovavano sull'Ortles per lo stage di alpinismo. La dirigente dell'istituto scolastico Don Guetti, Tiziana Gulli, è stata immediatamente informata della tragedia: «I ragazzi stanno bene, ma sono sotto shock per quello che è successo». Lo stage, iniziato ieri mattina - otto i ragazzi iscritti - avrebbe dovuto concludersi domani, ma visto quello che è successo la scuola ha deciso di interrompere l'attività e riaccompagnare i ragazzi a Tione, dove in serata li attendevano le famiglie.
Dal Trentino, intanto, è partito un mesto pellegrinaggio verso Silandro, dove sono accorsi i familiari di Giovanazzi, che lascia la moglie Luciana e i figli Martin ed Emil e numerose guide alpine. Dolore e molte visite anche a casa di Marco Gius, che viveva con la moglie Franca e i due figli in via Valsugana.

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