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La «sana follia» di un triatleta: la pillola per rimanere sempre motivati

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La perfezione della tecnologia e la confusione degli obiettivi sembrano caratterizzare la nostra epoca.

Albert Einstein

Personalmente mi è sempre piaciuto fare sport, ma vuoi per cultura, un impegno, un problema o altro, mai con costanza.

Tanti sport si sono susseguiti nella mia vita e li ho praticati con passione e divertimento, cercando sempre la sfida con me stesso. Tuttavia niente di prolungato, magari qualche mese di preparazione, un anno in particolare anche qualche garetta di corsa (una mezza maratona e una maratona) e di mountain bike, ma niente di più.

Sorge quindi spontanea la domanda: «Qual è la differenza tra uno sportivo amatoriale e uno sportivo professionista; o meglio tra uno sportivo agonista e uno non agonista; o ancora tra sportivi e non sportivi?».

Tra le tante differenze che contraddistinguono le diverse categorie, forse la più importante è l’impostazione degli obiettivi, cioè la programmazione nel tempo della propria attività. Coloro che si muovono per fare attività fisica o sportiva amatoriale o a livello professionale hanno dei chiari obiettivi. Inoltre la qualità degli obiettivi caratterizza l’impegno e la dedizione che il singolo infonde nel proprio allenamento in termini di tempo dedicato e capacità di impegnarsi e di gestire la fatica.

Un obiettivo chiaro e ben definito, «S.M.A.R.T.» (Druck 1954), ha il potere mentale di motivare l’atleta e far tenere duro di fronte agli ostacoli (vedi articolo «Correre con la testa… non solo con le gambe»), sia nella vita quotidiana che in quella sportiva. Questo è utile quando bisogna superare la fatica, un infortunio o mettere in atto quel cambiamento nel proprio stile di vita che permette di rompere le abitudini e le routine che ci «costringono» nella nostra comfort zone (vedi articolo «Attenti al rischio della divanizzazione»).

Il primo, «grande obiettivo», che mi ha stimolato a mantenere l’impegno nel lungo termine è stato: «Facciamo una gara di triathlon!». Un obiettivo troppo grande per essere raggiunto senza un impegno costante nel tempo e un allenamento adeguato. Era quindi necessario strutturare una serie di sottobiettivi.

Così ho iniziato a programmare le prime gare di corsa per testarmi sul campo con qualcosa alla mia portata, i primi giri lunghi in bici e le uscite di gruppo con altri appassionati come me in acque libere.

Gli amici-compagni di allenamento aiutano a rimanere motivati e a porsi obiettivi in ogni weekend, oltre a coltivare l’aspetto divertente dello sport che non deve mai mancare.

Pianificare degli obiettivi che non terminano con il loro raggiungimento ma che portano a crearne di nuovi, tenendo in considerazione le priorità della vita, è il primo segreto che spinge a migliorarsi e ad alzare l’asticella della propria prestazione gara dopo gara.

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