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Perché non siamo in grado di curare il cancro?

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Una domanda che molte persone mi pongono quando parliamo dei miei studi e che io stesso mi sono posto più volte è: perché non siamo ancora in grado di curare il cancro? La risposta può essere sorprendente e allo stesso tempo un’ottima occasione per cercare di capire meglio una delle principali cause di morte nel mondo. Ma procediamo con ordine.

Che cos’è il cancro?

La parola “cancro” viene utilizzata per identificare un gruppo di malattie caratterizzato da quattro aspetti precisi: una crescita cellulare incontrollata (che genera il tumore primario), la capacità delle cellule di sottrarsi a un processo definito morte programmata o apoptosi, l’induzione dell’origine di nuovi vasi sanguigni (angiogenesi), infine l’abilità di invadere tessuti e organi diversi dal luogo di origine del tumore primario e metastatizzare. Quest’ultima proprietà è ciò che contraddistingue i tumori maligni da quelli benigni: alcune cellule tumorali riescono a penetrare nel sistema circolatorio o linfatico e migrare in altri organi o parti del corpo - come il fegato, le ossa o i polmoni - generando nuovi tumori: le metastasi.

Lo stadio di avanzamento

È questo un primo punto da considerare discutendo dell’efficacia dei trattamenti: ad oggi, un tumore primario a uno stadio precoce e quindi non metastatico ha ottime probabilità di essere curato, il più delle volte grazie a una combinazione di chirurgia, chemio- e radioterapia. E con cura intendo la scomparsa totale dei sintomi, l’eradicazione del tumore e l’assenza di ricadute.

Al contrario, quello che ad oggi riusciamo a fare affrontando un tumore in stadio avanzato che ha generato metastasi è di alleviare i sintomi e di concedere a chi è colpito dalla malattia ulteriore tempo con la miglior qualità di vita possibile. In queste situazioni la risposta al trattamento a questo stadio è estremamente variabile da persona a persona ed è molto difficile prevedere i successivi sviluppi del cancro; allo stesso modo risulta impossibile fare un discorso generale senza prendere in considerazione il tipo di cancro in questione. Arriviamo quindi ad un altro punto fondamentale.

Il cancro NON è una singola malattia ma un GRUPPO di malattie estremamente eterogenee.

Troppo spesso ci si dimentica che la parola “cancro” è un termine generico sotto il quale si raccolgono patologie che, pur avendo in comune le caratteristiche che ho descritto poco sopra, possono essere radicalmente diverse fra loro. Facciamo un esempio: quasi la totalità delle persone con un cancro alla prostata localizzato (lo stadio meno aggressivo) è ancora viva dopo 5 anni (leggi qui), mentre si può dire lo stesso solo del 28% di chi è colpito da cancro al fegato localizzato (leggi).

E queste sono solo delle prime grossolane distinzioni. Spostando il focus dell’indagine dall’organo colpito (polmone, prostata, mammella, colon, etc.) ai meccanismi responsabili della malattia  (leggi il precedente articolo di OWL per un approfondimento sul DNA e sulle mutazioni (leggi), si possono classificare all’interno del medesimo tipo di cancro ulteriori sottotipi di malattia: una delle distinzioni più famose è tra cancro al seno triplo positivo (caratterizzato dall’espressione della proteina HER2, della proteina recettore per il progesterone e di quella recettore per l’estrogeno) e triplo negativo (nel quale nessuna delle precedenti proteine risulta essere espressa). Ciascuno di questi tipi ha delle proprietà specifiche, delle prognosi distinte e viene trattato in maniera diversa.

Quindi, quando qualcuno chiede perché il cancro non è ancora stato curato, la risposta non può che essere una domanda: quale tipo di cancro? Per alcuni tipi di cancro infatti, il trattamento può essere davvero curativo. Un esempio? In circa l’80% dei casi, la leucemia promielocitica acuta può essere curata.

Prevenzione e target therapy

Un fattore che non deve assolutamente essere trascurato è che l’efficacia dei trattamenti è tanto maggiore quanto più il cancro è in uno stadio precoce. Per questo motivo la prevenzione da un lato e l’identificazione precoce dall’altro, sono tra gli strumenti più potenti per combattere queste temibili malattie. Ad oggi, gli esami più diffusi sono il Pap-test e il test per il cancro della cervice, la mammografia per il cancro al seno, la colonscopia per il cancro del colon-retto. Al contempo, è importante coltivare uno stile di vita sano e limitare i fattori di rischio: fare attività sportiva, avere una dieta equilibrata, limitare l’uso di alcol e fumo, usare la crema solare, ridurre i livelli di inquinamento dell’aria. Può sembrare banale, ma più del 30% (leggi) delle morti causate dal cancro potrebbero essere prevenute seguendo questi consigli.

L’altra direzione in cui si stanno muovendo sia la clinica che la ricerca è la cosiddetta “target therapy” o “terapia a bersaglio”. La chemioterapia classica ha come bersaglio caratteristiche comuni a tutti i tumori (generalmente l’altissima proliferazione cellulare), che però sono condivise almeno in parte anche da particolari cellule del nostro corpo, come le cellule epiteliali e del midollo osseo: per questo motivo è una terapia che ha effetti collaterali molto pesanti e spiacevoli. Al contrario, l’idea della target therapy è quella di individuare e andare a colpire meccanismi molecolari che sono specifici del tipo (e sottotipo) di cancro in esame. Quindi non si ricercano più dei farmaci applicabili al trattamento di ogni tumore, bensì farmaci che possano avere grandi effetti in percentuali di ammalati anche minime, come il Crizotinib, usato per trattare un particolare sottotipo di cancro ai polmoni caratterizzato dalla deregolazione della proteina ALK (circa il 5% dei carcinomi polmonari non a piccole cellule).

Eterogeneità e resistenza

Per quanto da ritenersi una vera rivoluzione in campo oncologico, l’efficacia della target therapy nel trattamento di tumori a stadi molto avanzati e metastatici è generalmente tangibile ma, purtroppo, di breve durata. Ciò accade perché i tumori, specialmente quelli solidi, sono caratterizzati da un genoma estremamente instabile e in continua evoluzione; come risultato, essi sono eterogenei, cioè presentano al loro interno sotto-popolazioni di cellule che hanno accumulato diversi tipi di mutazioni.

Nel caso di un un cancro metastatico, le cellule che formano il tumore sono talmente eterogenee e hanno alterato così tanti dei normali meccanismi cellulari che la probabilità che alcune di loro risultino insensibili a un determinato farmaco è altissima, un po’ come accade per i batteri che sviluppano resistenza a un antibiotico (leggi). Questo significa che, nella maggioranza dei casi e per le conoscenze di cui disponiamo, un approccio di tipo target applicato a tumori metastatici è in grado di allungare la vita di un paziente, anche considerevolmente, ma solo raramente di curarlo.

In conclusione

Il cancro è un gruppo di malattie molto, molto complesso, è difficile da studiare ed è ancora più difficile da trattare. Dire che non è possibile curare il cancro è un’affermazione sbagliata nella sua stessa premessa di considerare il cancro come un’unica malattia. Come abbiamo visto, alcuni tipi di cancro possono davvero essere curati: purtroppo, questi casi sono ancora relativamente pochi. Ma non dobbiamo disperare: la ricerca sul cancro e la clinica hanno fatto passi da gigante negli ultimi 20 anni, la percentuale di sopravvivenza a queste malattie è in continuo aumento, specialmente nel campo pediatrico, ed è ulteriormente alimentata dalle nuove tecnologie e da nuove scoperte.

Dennis Pedri

Fonti

Cancer.org

www.who.int

Hanahan D et al (2011) Hallmarks of cancer: the next generation. Cell. 2011 Mar 4

Breastcancer.org

 

Coombs CC et al (2015) Acute promyelocytic leukemia: where did we start, where are we now, and the future. Blood Cancer J. 2015 Apr 17

Fda.gov/drugs

Scienceblogs.com

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