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Cassa rurale Alto Garda incorpora

anche Fiavé e Lomaso

Diventerà la maggiore rurale del Trentino

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Dopo Mori, Brentonico e la Val di Gresta due anni fa e dopo la Valle dei Laghi l’anno scorso, la Cassa Rurale Alto Garda guidata dal presidente Enzo Zampiccoli e dal direttore Nicola Polichetti porta a casa con il voto ieri dell’assemblea annuale dei soci anche la fusione per incorporazione della Cassa Rurale «Don Guetti» di Fiavé e Lomaso, completando un percorso che dal prossimo primo luglio ne farà - su tanti aspetti fondamentali del bilancio e del patrimonio - la più grande Cassa Rurale del Trentino.
All’appuntamento assembleare tenutosi ieri pomeriggio al Palafiere della Baltera hanno partecipato 1344 soci, di cui 132 con delega. 

Nella parte straordinaria l’assise dei soci ha deliberato all’unanimità il progetto di fusione già approvato, a larghissima maggioranza, lo scorso 4 maggio dall’assemblea della «Don Guetti».
Nel presentare il progetto il presidente Zampiccoli ha spiegato che «la prossimità territoriale, la comunanza di obiettivi, la previsione di impatti modesti in termini organizzativi e procedurali» e, non ultima, la valenza storica e valoriale della «Don Guetti» (prima Cassa Rurale nata in Trentino) hanno fatto ritenere che anche quest’operazione «potesse rappresentare un’opportunità sia per la Cassa Rurale che, come accaduto nelle due più recenti fusioni, per le comunità del territorio».
Al direttore Nicola Polichetti il compito di riassumere quelli che saranno i numeri post fusione: 35 filiali distribuite su ben 21 diversi comuni, tra l’altro in tre diverse regioni (Trentino, Veneto e Lombardia), circa 250 dipendenti, 12.700 soci, 67 mila clienti. La dotazione patrimoniale supera i 180 milioni di euro, con prestiti erogati per più di 1,2 miliardi di euro e un risparmio raccolto per quasi 2,3 miliardi di euro.  

Numeri che ne fanno il primo istituto in Trentino per estensione territoriale, numero di filiali, patrimonio e impieghi, mentre la Rurale di Trento resta avanti per raccolta, clienti e personale. Un testa a testa che vivrà altre puntate.
Il direttore ha evidenziato che la Cassa Rurale «manterrà nei prossimi anni la capacità di generare una redditività annua che contribuirà in modo significativo alla patrimonializzazione».
Ogni progetto di fusione comporta rischi e timori soprattutto nella base sociale, ma le scelte fatte dalla Rurale hanno portato già nel primo anno intero di operatività post fusioni a risultati significativi. L’utile netto, innanzitutto: 10,5 milioni di euro, realizzato - spiegano dalla banca - «malgrado il livello dei tassi ai minimi storici, l’imputazione di importanti flussi di rettifiche su crediti e gli oneri straordinari connessi con l’attivazione di un nuovo piano di incentivazione all’esodo di parte del personale. Il rafforzamento patrimoniale, grazie all’autofinanziamento garantito dal risultato economico, con il patrimonio netto salito a più di 167 milioni di euro. La crescita del coefficiente patrimoniale CET 1 Ratio, passato in un anno da 13,90% a 15,62%. L’impegno dedicato al miglioramento della qualità dell’attivo, che ha consentito di ridurre in un solo anno di quasi 130 milioni di euro i crediti deteriorati, quasi triplicati a seguito delle due incorporazioni, e di riportare l’incidenza di questi ultimi sugli impieghi complessivi ad un livello pre fusioni».
Numeri che, nelle parole del presidente, pongono le premesse perché la Cassa Rurale «possa beneficiare, all’interno del costituendo gruppo bancario a guida di Cassa Centrale Banca, dei benefici riconosciuti alle banche rientranti nella classe più virtuosa del modello di valutazione, che le classificherà (sono circa un centinaio) sulla base del grado di rischiosità delle stesse e della continuità dei risultati che conseguiranno». 

Ma c’è un altro aspetto dell’attività della Rurale meno pregnante dal punto di vista finanziario ma di grande rilevanza per la gente che vive nei territori dove la banca opera. Si tratta del sostegno che la Rurale assicura a una miriade di iniziative in ambito sociale e culturale. Sponsorizzazioni, contributi, aiuti di vario tipo che nel 2017 hanno permesso la realizzazione di 517 tra iniziative e progetti, con un investimento da parte dell’istituto di 1,5 milioni di euro. Ieri l’assemblea ha anche dato via libera all’innalzamento a un milione e trecentomila euro della quota di utile da destinare espressamente al fondo beneficenza e mutualità. Una scelta significativa in tempi non facili come quelli che anche molte famiglie trentine stanno affrontando.
All’interno dell’assemblea un apposito momento è stato dedicato ai 132 studenti, soci o figli di soci, assegnatari dei premi allo studio «Marco Modena» mentre nel cda sono stati confermati i consiglieri uscenti Marco Bisoffi, Silvia Guella, Carlo Pedrazzoli e Chiara Turrini.

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