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La grande fuga dal Patt

uscito dalla coalizione

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Tre consiglieri provinciali del Patt su sei - il gruppo conta poi il presidente Ugo Rossi e l’assessore Michele Dallapiccola - hanno deciso che non si ripresenteranno alle elezioni del 21 ottobre con le Stelle alpine. Sono Lorenzo Baratter, Chiara Avanzo e Luca Giuliani, tutti e tre al primo mandato. Baratter e Giuliani specificano che non intendono proprio ricandidarsi, mentre Avanzo spiega di non aver dato la disponibilità alla ricandidatura, anche se avrebbe ancora qualche giorno per pensarci, visto che il termine dato dalla commissione elettorale è lunedì. La lista però è già pressoché chiusa.

La grande fuga dal Patt, che ha deciso di isolarsi in una corsa solitaria e quindi vocata alla sconfitta, guidata da Ugo Rossi, è dunque cominciata, con l’addio di metà della rappresentanza consiliare in carica. Un addio che era tutt’altro che scontato fino a pochi giorni fa. Basti dire, per quanto riguarda Baratter, che il consigliere vallagarino aveva già lanciato su Facebook a inizio estate la sua campagna elettorale con lo slogan: «Provinciali 2018 - #Incontriamoci - I tuoi bisogni, il mio impegno», pubblicando persino il suo numero di cellulare personale.

Ieri, invece, sempre sulla sua pagina online Lorenzo Baratter ha postato la rinuncia: «Comunico che il mio percorso politico si concluderà con la fine di questa legislatura, ovvero il 21 ottobre prossimo, in quanto ho deciso con la mia famiglia di proseguire il mio percorso di vita cogliendo altre opportunità professionali». Il consigliere ringrazia poi il presidente Ugo Rossi al quale augura il «massimo successo» nella prossima tornata elettorale.

Baratter dunque non indica motivazioni politiche, ma è certo che ha dovuto ingoiare il fatto che la commissione elettorale del Patt ha scelto per rappresentare il suo stesso territorio Lorenzo Conci, sindaco di Calliano, oltre che collaboratore dello stesso Baratter al gruppo consiliare, tagliando fuori di fatto il consigliere, che in questa legislatura era finito nella bufera per il contratto pre-elettorale con gli Schützen, che gli è costato un processo per corruzione elettorale e la messa in prova ai servizi sociali per ottenere l’estinzione del reato.

Anche l’arcense Luca Giuliani non pensava di gettare la spugna, ma la scelta del Patt di correre da solo con Rossi candidato presidente, non l’ha condivisa e dunque non sarà della partita. «Il Patt - spiega Giuliani - aveva un progetto politico in cui credevo, ma poi le cose sono cambiate, la gestione di Rossi e Panizza ha commesso tanti errori, soprattutto nel metodo, ed era necessario un cambiamento. Il Patt ha deciso diversamente, quindi ora non posso andare avanti con queste stesse persone. Penso che finita l’esperienza con il Pd non avremmo dovuto demonizzare la destra e la Lega, perché il Patt proviene dal centrodestra. Non mi candido, ma più avanti deciderò eventualmente chi sostenere, restando sempre autonomista».

Il problema concreto per i consiglieri autonomisti uscenti è che il gruppo del partito del governatore in carica, oggi composto da 8 persone, rischia nella prossima tornata elettorale di ritrovarsi ragionevolmente con solo 2 componenti, se va bene, di cui uno sarà lo stesso Rossi, che è candidato presidente. Chi pensa di potersela giocare per il secondo seggio è Walter Viola, che eletto nel 2013 con Progetto Trentino è passato nel dicembre scorso al Patt, entrando nel gruppo e quindi nel centrosinistra autonomista. Viola spera di portarsi dietro quel solido «pacchetto» di voti cattolici di Comunione e liberazione che lo hanno sempre seguito fin da quando era in Forza Italia, anche se questa volta l’obiettivo era quello di arrivare finalmente al governo, opzione lontana per un Patt che si presenta isolato.

Ma sia Viola che l’assessore all’agricoltura e turismo, Michele Dallapiccola, il quale fino al patatrac della coalizione era sicuro non solo di essere rieletto ma di tornare in giunta, se la dovranno vedere con la candidatura del segretario del Patt, Franco Panizza, che volente o nolente è il nome più noto e rappresentativo delle Stelle alpine, impersonificandone l’«anima storica», soprattutto dopo l’addio dell’area di Walter Kaswalder.

Panizza non ufficializza ancora ma, come si dice, tanti glielo stanno chiedendo e per lui è l’occasione, dopo la sconfitta dolorosa delle elezioni politiche, per riscattarsi. E poi la corsa solitaria richiede come doveroso che il segretario si metta a disposizione. Questo vuol dire però che sarà estremamente difficile per il noneso Lorenzo Ossanna, capogruppo uscente, riuscire ad essere rieletto, così come per Graziano Lozzer, che cinque anni fa fu beneficiato molto dal traino di Diego Moltrer.

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