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Grande dolore per Mattia
«Una persona buona»

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«Mattia era un ragazzo semplice, una persona buona». È la voce di un uomo svuotato di ogni energia, stremato da ore terribili, quella di Ruben Adami, il fratello maggiore di Mattia, vittima del tragico schianto nella galleria dei Crozi di martedì sera e del successivo rogo della Toyota del trentasettenne.

Ore strazianti per chi in un attimo si è ritrovato senza più al proprio fianco colui che aveva visto crescere e con cui aveva condiviso più di trent’anni di vita. E che ora dovrà fare forza non solo a sé stesso, ma anche ai genitori.

Già nella tragica serata di martedì i familiari di Mattia erano stati tra i primi a raggiungere la galleria dei Crozi, dopo essere stati informati dell’accaduto dalle forze dell’ordine ed aver ripercorso con lo strazio nel cuore lo stesso tratto di strada su cui poco prima era transitato Mattia a bordo della sua Yaris.

Poche parole, strozzate dal dolore, quelle di Ruben, in una giornata nella quale i familiari hanno dovuto sopportare il peso di curare tutte le incombenze legate alla scomparsa di un congiunto e che spesso non possono che amplificare una devastazione già insopportabile.
Poche parole, che lasciano in fretta spazio al silenzio, quel silenzio che lo stesso Mattia aveva sempre apprezzato, a braccetto con la riservatezza che si diradava solo a favore degli affetti familiari e della ristretta cerchia di amici, oltre che dell’amato cagnolino Kevin.

«Non aveva mai avuto hoppy o passioni particolari - spiega Ruben - al di là di quelle, ad esempio per l’informatica e la programmazione, che poi ne avevano indirizzato il percorso formativo e professionale». Mattia Adami, dopo aver conseguito la maturità con il diploma di ragioneria al «Tambosi», si era iscritto alla facoltà di Informatica dell’università di Trento, per poi trovare impiego in varie realtà del settore: da un paio d’anni lavorava come programmatore alla Praim di Trento, dove la notizia della sua scomparsa, come nella comunità di Civezzano, ha lasciato tutti nella più profonda incredulità.

Il suo carattere semplice ed introverso traspariva anche dal suo profilo Facebook, sul quale campeggiava una frase che evidentemente Mattia aveva scelto sentendola come in grado di descriverlo al meglio: «Le persone silenziose sono quelle che hanno le menti più rumorose».
In tanti, già da ieri, hanno voluto raggiungere l’abitazione della frazione di Barbaniga, dove il trentasettenne viveva assieme ai genitori, per stringersi a mamma Nadia, a papà Giuliano, a Ruben e alla sua famiglia, per manifestare loro vicinanza ed affetto in un momento tanto difficile.

E numerosi, tra compaesani, amici e familiari saranno al loro fianco anche questa sera, quando alle 20 nella chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta a Civezzano, nella piazza principale del paese, verrà recitato il rosario. Domani pomeriggio alle 16 sarà invece celebrato il funerale di Mattia, ultimo atto del suo cammino interrottosi troppo in fretta, troppo presto.


 

IL ROGO DOPO LO SCHIANTO

L’incendio è divampato alcuni minuti dopo l’impatto della Toyota Yaris contro il muro della piazzola d’emergenza, all’interno del tunnel dei Crozi, in direzione di Trento. Le verifiche effettuate nelle scorse ore dai vigili del fuoco permanenti e dalle forze dell’ordine hanno dunque escluso che alla base della tragedia di martedì sera possa esserci stato un guasto della Toyota Yaris, o quantomeno un guasto che la avrebbe fatta incendiare prima dell’impatto.

Le fiamme sono state successive all’uscita di strada ed è stato purtroppo vano il tentativo di alcuni automobilisti di arginare il rogo, nella sua fase iniziale, intervenendo con alcuni estintori presenti all’interno delle loro vetture. Hanno dovuto desistere dal loro generoso intento quando il fuoco ha preso sempre più vigore, costringendoli ad allontanarsi.

Chiara nella sua tragicità anche la dinamica relativa allo scontro: non sono stati trovati segni di frenata, lungo il tratto della galleria dei Crozi che la Toyota Yaris di Mattia Adami ha percorso prima di finire la sua corsa contro il muro di una delle piazzole di emergenza presenti all’interno del tunnel in direzione di Trento, come è stato possibile appurare in base agli accertamenti effettuati dagli agenti della polizia stradale, oltre che nella tarda serata di martedì, anche nella mattinata di ieri.

Una distrazione o un malore potrebbero dunque aver impedito al trentasettenne di Civezzano di fermarsi prima di finire contro la parete in cemento. Un quadro definito, che ha fatto sì che l’autorità giudiziaria disponesse già dalla tarda serata di martedì il nulla osta per la sepoltura di Mattia Adami

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