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Le donne trentine: istruite

ma guadagnano di meno

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Le donne trentine sono più longeve degli uomini, con una speranza di vita pari a 86,3 anni, rispetto agli 81,4 dei maschi. Al contrario, le statistiche relative alla speranza di condurre una vita in buona salute vedono gli uomini raggiungere la soglia dei 67 anni e le donne fermarsi ai 64, delineando così un paradosso di genere nel quale le donne vivono più a lungo ma in peggior salute. Quanto alle cause di morte registrate in provincia, la prima tra i trentini di sesso maschile è rappresentata dall’insorgenza di tumori, mentre per le donne dalle malattie cardiovascolari.

Le trentine, ancora, sono più istruite: nel 2016 era in possesso di almeno un diploma di scuola superiore il 70,8% della popolazione femminile, rispetto al 67,5% di quella maschile tra i 25 e i 64 anni; mentre, tra i 30 e 34 anni, il 43,9% delle donne ha conseguito una laurea, diversamente dal 25% degli uomini. Un divario di genere nei titoli posseduti aumentato nel tempo a favore del sesso femminile appunto, che si è tradotto anche nella diminuzione del gap nei tassi occupazionali: nel 2016 il tasso occupazionale delle donne 15-64 era del 63,9%, mentre quello maschile del 78,8%, con un divario tra i due sessi pari a 14,1 punti percentuale. Una forbice incoraggiante rispetto a quella del 2005, pari a 21,5 punti, o del 2010 di 18,2 punti, ma che rivela comunque la persistenza di ombre sull’uguaglianza nell’occupazione femminile.

Questi e altri dati sono emersi ieri in occasione della presentazione del report «Verso la parità di genere in Trentino», avvenuta presso la nuova sede della Biblioteca Pari Opportunità di via Romagnosi in occasione della festa della donna.

Il tasso di fecondità è in calo, seppure il Trentino rimanga una delle zone a maggiore fecondità e natalità d’Italia, con una media di 1,52 figli per donna, rispetto a quella nazionale di 1,34. Nel mondo dell’educazione e della formazione, pur a fronte di una maggiore istruzione femminile, persiste una forte segregazione di genere nei percorsi scolastici ed universitari. «Le ragazze - spiega Barbara Poggio, responsabile Centro studi di genere - preferiscono percorsi umanistici e sociali, mentre i ragazzi sono più presenti in quelli matematici, scientifici e tecnici». Una differenza che, secondo quanto rilevato dal report, ricalca stereotipi di genere ed aspettative differenziate per i due sessi, destinate ad alimentare divari nel mercato del lavoro. Un mercato nel quale ad oggi le donne patiscono differenze salariali rispetto agli uomini, una ancor significativa tendenza all’abbandono dell’impiego dopo la nascita di un figlio (nel 10% dei casi) ed un incremento del lavoro part time, ma non come strumento di conciliazione tra lavoro e famiglia.

Quanto alla violenza di genere, solo nel 2016 si sono registrate 764 denunce. Infine, in provincia di Trento si rileva una bassa percentuale di donne elette in Consiglio Provinciale, pari al 17,1% del totale, dato di gran lunga inferiore rispetto al 28,6% della vicina provincia di Bolzano o del 36% dell’Emilia Romagna.

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