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Guardiamo a ciò che nella vita ha valore

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Siamo esposti alla tentazione, lo siamo tutti, come foglie al vento. Foglie che, però, restano tenacemente attaccate alla pianta, nonostante la forza contraria che le vuole strappare. Ecco, la tentazione è proprio questa lotta per restare attaccati a ciò che nella vita conta e ha valore. Ma prima di entrare in questa questione, così ampia e così umana, è bello chiederci: Cos’è la tentazione? E perché siamo spesso tentati? Come vincerla? Nel Vangelo di oggi, in questa prima domenica di quaresima, ci sono descritte le tre seduzioni più grandi: il potere usato per i propri interessi che corrompe e avvelena; il potere che sottomette gli altri con lo sfruttamento e la rovina della pace; il potere arrogante, idolatra, di chi pensa di essere onnipotente.

Ma partiamo dalla prima immagine. La tentazione è una discesa improvvisa, nella quale abbiamo due possibilità: o frenare o lasciarci travolgere. In fondo è emblematico il luogo dove Gesù stesso è condotto: il deserto. È guidato, ci descrive Luca nel suo Vangelo, dallo Spirito Santo. E questo ci offre già un altro elemento importante: quando siamo tentati, non siamo mai soli! Il testo dice proprio che per quaranta giorni Gesù si trovò a soffrire la fame e qui si è imbattuto nelle lusinghe del diavolo. La prima istigazione che fu rivolta a Gesù è quella di dimostrare che era il Messia, trasformando i sassi in pane.

È la tentazione relativa proprio ad un’altra domanda fondamentale, rivolta a ciascuno: di quale pane ti nutri? Esiste, infatti, il pane vero e anche quello ingannatore. Il primo è quello che nasce da mani fatte di bontà e di sapienza, che tessono la Parola di Dio e ci alimenta di speranze. È il pane che diventa condivisione, spezzato alla mensa della fraternità e che culmina nell’eucaristia. È il pane guadagnato con onestà. Quel pane che non dovrebbe mai mancare a nessuna famiglia, a nessun giovane che oggi è in cerca di lavoro per procurarselo. E c’è poi il pane che si rivela essere invece una pietra di sopruso, di corruzione, di inganno scagliata contro i poveri, gli ultimi e i dimenticati. E’ il pane cioè tolto dalla bocca dei figli di Dio da quei poteri che generano ancora molte logiche di scarto, di emarginazione. È il pane rubato che grida al cielo e chiede di essere restituito.

Poi c’è la tentazione delle glorie umane, del piegarsi per essere graditi! Gesù è qui invitato a fare spettacolo, a dimostrare che lui è potente buttandosi giù, sorretto dagli angeli. Ma Gesù ci insegna il come resistere alla tentazione che si concretizza per noi quando siamo fedeli all’ascolto della sua Parola. Una Parola ben meditata è già una tentazione superata. È questo il segreto per non cedere e non prostrarci ai piedi del diavolo! Se c’è un Dio da adorare, infatti, è quel Dio che è il «Padre nostro» che ci dona il «pane nostro» quotidiano. La tentazione è sì un inciampo, certo. Ma la affrontiamo come le foglie, che quando arriva il momento di staccarsi, cedono solo al bisogno di adagiarsi nel terreno, per lasciare che nuovi germogli spuntino a nuova vita. E si intravede già la Pasqua!

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