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Il boscaiolo morto era in «nero»:

il padrone spostò il cadavere

Per la morte di Vitali, scena horror, cadavere caricato in auto e scaricato nel bosco

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Vitali Mardari, il giovane boscaiolo moldavo trovato morto colpito da una pianta nei boschi a Sagron Mis non era solo, lavorava «in nero» ed il suo padrone è stato identificato dai Carabinieri: dovrà rispondere di omicidio colposo e frode. Ma soprattutto appaiono agghiaccianti i particolari della tragedia, con l'imprenditore che ha trasportato il cadavere in macchina per oltre mezzo chilometro, per poi chiamare i soccorsi dicendo di aver rinvenuto «il cadavere di uno sconosciuto» nel bosco.

Spiega il comunicato del Comando della Compagnia di Cavalese, insieme al Comando Provinciale dell’Arma: «A seguito del rinvenimento del cadavere di un giovane boscaiolo di origine Moldava - M.V. classe 1990 - avvenuto verso le ore 12 del 19 novembre in circostanze poco chiare nei boschi di Sagron Mis, i Carabinieri di Primiero San Martino di Castrozza e di Imer intervenivano sul posto per un primo sopralluogo.

Nell’occasione i militari ravvisavano sin da subito una situazione incongruente rispetto alle testimonianze raccolte a caldo, prima tra tutti l’incompatibilità delle evidenti lesioni riportate dal malcapitato rispetto l’ambiente in cui è stato rinvenuto il corpo esanime. In quella specifica area infatti, non risultavano presenti nè piante tagliate, né rami o sassi che potevano aver colpito il ragazzo cagionando quel genere di lesioni.

Sulla scorta di tali evidenze, gli inquirenti Primierotti attraverso l’escussione di testimoni incrociata in esito a una serie di acquisizioni di natura tecnica evidenziavano come l’infortunio mortale si era verificato in un luogo diverso da quello del rinvenimento della salma ipotizzando perciò che sia stato trasportato in quel punto per deviare gli accertamenti delle Forze dell’ordine.

I precisi approfondimenti dei Carabinieri di Primiero consentivano quindi di ricostruire l’esatta dinamica dei fatti. Più precisamente sé stato appurato come il titolare di un azienda boschiva bellunese ingaggiava «in nero» il giovane Moldavo che andava a prestare manodopera unitamente ad altri colleghi in un cantiere boschivo di Sagron Mis dove, nella mattinata del 19 nel corso dell’approntamento di una teleferica strumentale all’esbosco, un cavo in acciaio si spezzava, colpendo violentemente M.V. che partecipava alle operazioni di ancoraggio.

Il giovane boscaiolo sbalzato a qualche decina di metri decedeva sul posto a causa di importanti fratture alla base cranica Immediatamente i suoi colleghi presenti nel cantiere allertavano il titolare dell’impresa boschiva S.R. che giunto sul posto, senza nemmeno verificare le condizioni dell’infortunato, decideva di caricare il corpo esanime sull’autovettura dello stesso malcapitato e coadiuvato da una seconda persona, lo trasportava ad una distanza di 600 metri dove nelle adiacenze di una scarpata, scaricava sul terreno il corpo senza vita del giovane boscaiolo appoggiando sulla salma alcuni legni, condotte ritenute dagli inquirenti, come chiaramente finalizzate a mutare artificiosamente lo stato dei luoghi in maniera da sviare le indagini.

Di seguito, il titolare della ditta S.R. chiamava una guardia boschiva che allertava i soccorsi, affermando di aver casualmente rinvenuto nel bosco una persona esanime a lui non conosciuta.

I sanitare giunti sul posto tentavano di rianimare invano il corpo senza vita del giovane boscaiolo.
La Squadra investigazioni scientifiche del Reparto Operativo- Nucleo Investigativo del Comando Provinciale Carabinieri di Trento giunta sul scena del crimine per coadiuvare i colleghi del Primiero, rivenivano un berretto nel punto d’impatto con il cavo, riguardo al quale i famigliari della vittima riferivano come il loro caro nella mattinata fosse uscito calzando proprio quel berretto in lana. Gli investigatori inoltre individuavano all’interno del cantiere boschivo sul presunto punto di impatto tra il cavo e ed il cavo di acciaio delle tracce ematiche che venivano repertate a fini comparativi.

A completamento delle attività di polizia giudiziaria, sono in corso anche verifiche serrate a cura degli ispettori del Lavoro della Provincia Autonoma di Trento per accertare con assoluta perizia le violazioni in materia di sicurezza sul lavoro. A parziale chiusura, la Stazione Carabinieri di Primiero S.M.C. deferiva l’imprenditore boschivo S.R. per i reati di Omicidio Colposo con violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro e di Frode Processuale.

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