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Offese social costate 1500 euro

Risarcito il Comune di Avio

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Un commento lasciato sui social, se diventa offensivo, può costare caro a chi lo ha digitato. È una regola questa, che purtroppo non vale per tutti, ma che chi frequenta questi luoghi digitali e viene preso dalla smania di commentare dovrebbe tenere bene a mente. Non sempre infatti gli autori restano impuniti.


È di questi giorni la notizia che la giunta comunale di Avio ha approvato la remissione di querela nei confronti di una persona che, in calce ad un articolo pubblicato sulla pagina Facebook di una testata d’informazione, aveva usato «parole denigratorie ed offensive nei confronti dell’amministrazione». Nel suo lungo post l’uomo, che non è residente ad Avio, aveva apostrofato gli amministratori di Avio come «incompetenti e truffatori», facendo perfino riferimento alle «mazzette» come strumento usato per governare.


La giunta ha fatto un passo indietro di fronte ad una lettera di scuse che l’autore del commento incriminato ha scritto ed inviato al sindaco a distanza di qualche mese dal fattaccio.

 

«Lo scrivente con la presente lettera intende chiedere scusa al dottor Federico Secchi per quanto dichiarato all’interno del post pubblicato» si legge nella missiva che è stata portata sul tavolo della giunta quando si è trattato di discutere se ritirare la denuncia che il Comune aveva fatto partire anche nei confronti della testata. «Ritenendo che la notizia apparsa nell’articolo fosse vera ho espresso in modo forte il mio disappunto, utilizzando degli aggettivi e delle espressioni eccessive e che possono sicuramente aver offeso il dottor Federico Secchi. per quanto sopra chiedo formalmente scusa al dottor Secchi ed a tutta la giunta comunale del Comune di Avio, precisando che tali fatti non si ripeteranno».


Sindaco e giunta davanti ad un atteggiamento simile si sono quindi trovati d’accordo nel rimettere la querela ed hanno dato mandato al legale del Comune per individuare un possibile accorso transattivo con la controparte, che consiste nel pagamento di parte delle spese legali che l’amministrazione ha sostenuto per avviare la querela. Insomma, quel commento offensivo è costato 1.500 euro all’autore.


«Lo scopo della querela effettuata dall’amministrazione comunale era volta a garantire il buon nome e l’immagine del comune ed evidenziare la verità dei fatti accaduti», si legge nella delibera che chiude questo capitolo delle vicenda. Vicenda che peraltro diventa anche un caso-scuola nel mondo variegato ed incontrollabile dei social network, un caso che dovrebbe insegnare qualcosa ai cosiddetti «leoni da tastiera» ossia a coloro che celandosi dietro ad un telefonino, un tablet o un computer non esitano ad offendere gli altri. Chi sbaglia, anche in questi casi, paga.


Così come ha pagato, in questo caso non di tasca propria ma lasciando l’incarico che gli era stato affidato dallo stesso sindaco Federico Secchi, l’assessore Moreno Salvetti che, sempre in un post su Facebook, si era scagliato contro il governatore della Provincia Ugo Rossi. In quel caso fu lo stesso assessore a riconoscere l’errore e a prendesi le proprie responsabilità.

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