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Il magnifico Palazzo Bortolazzi

donato in eredità

a Sosat, Fai e Pezcoller

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Alessio COSER @ladige

Tempo di lettura: 
2 minuti 14 secondi

La storica dimora signorile del centro storico fra le più significative del Seicento trentino, Palazzo Bortolazzi, noto anche come Palazzo Larcher - Fogazzaro, è stato lasciato in eredità in parte alla Fondazione Pezcoller, in una parte minore alla Sosat, che lì ha la sua sede storica e infine, la cappella del Simonino, al Fai (Fondo per l’Ambiente italiano).

Il palazzo, di valore storico e di inestimabile valore economico, si trova nel centro di Trento, tra le vie del Simonino, Oriola e Malpaga. A donarlo a questi tre enti è stata Marina Larcher Fogazzaro, scomparsa all’età di 100 anni nell’ottobre dello scorso anno.
«Ora l’impegno della Fondazione - spiega il presidente Enzo Galligioni - è di ridare alla collettività la parte dell’immobile che abbiamo ereditato rimesso a nuovo visto che attualmente, se pur sempre bellissimo, ha bisogno di lavori. I proventi che poi deriveranno dal lascito serviranno per finanziare future borse di studio dedicate a giovani ricercatori».

Eretto a partire dal 1678 per iniziativa dei Bortolazzi, facoltosa famiglia di mercanti di origine bergamasca, il palazzo all’esterno non rivela tutta la bellezza interna. Come uno scrigno, il visitatore ne scopre l’incredibile fascino solo quando ne varca la porta.
Il salone centrale del piano nobile, pensato per funzioni di rappresentanza e ancor oggi utilizzato per concerti di musica classica ed attività sociali, e per le prove del glorioso Coro della Sosat, venne affrescato dai pittori Carlo Spaventi e Francesco Marchetti. Sempre di quest’ultimo anche le 32 tele della contigua sala, dedicate agli Dei dell’Olimpo.

Del palazzo, al piano terra, fanno poi parte spazi per esercizi commerciali e sopra un totale di quasi mille metri quadri di appartamenti (compresi gli spazi della sede della Sosat).

Il palazzo, come si dice era di proprietà di Marina Larcher Fogazzaro, ultima sopravvissuta del ramo trentino della famiglia di cui faceva parte anche il noto scrittore Antonio Fogazzaro. Dei quattro figli di Giovanni Antonio Fogazzaro, capostipite della famiglia, Mariano, padre dello scrittore, diede origine alla linea vicentina mentre Giovanni Battista trovò moglie a Trento. All’epoca i Bortolazzi erano una famiglia molto ricca, con terre e ville sparse anche nei dintorni della città. Adelaide Bortolazzi e Giovanni Battista Fogazzaro ebbero due maschi e quattro femmine. Tra queste Maria che sposò Francesco Larcher. I figli avrebbero dovuto avere solo il cognome del padre e invece si trovarono il doppio cognome Larcher-Fogazzaro. Il figlio della coppia, Giandomenico, sposò una Masotti e dal matrimonio nacquero quattro femmine: Irene (1914), Marina (1918), Renata (1921) e Annamaria (1923). Solo Irene, delle quattro, si sposò con un industriale vicentino. Le altre rimasero nubili e Marina è stata l’ultima superstite. Metà del palazzo lei lo aveva ereditato nel 1980. L’altra metà, nel 2007, dalla sorella Irene.

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