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Rissa nel bar a Vilamontagna

la polizia identifica i violenti

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bar Villamontagna, rissa, zingari

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Sono stati identificati gli autori dell’aggressione avvenuta la sera del 9 dicembre al Dylan Cafe’ di Villamontagna ai danni del gestore. La squadra mobile, dopo aver visionato i filmati della videosorveglianza, ha identificato il gruppo protagonista dell’increscioso episodio. Dalle immagini emerge chiaramente come il protagonista dell’aggressione abbia colpito con uno schiaffo il titolare dell’esercizio pubblico. Al termine dell’analisi dei filmati gli investigatori lo hanno riconosciuto e identificato. Le sue iniziali sono F.P. e ha 28 anni. Dovrà rispondere anche di evasione considerato che si trovava agli arresti domiciliari a Villamontagna, arresti violati la sera del giorno 9 con l’uscita al bar. Per l’evasione sarà deferito all’autorità giudiziaria.

E della rissa di Villamontagna si è occupata ieri anche la giunta provinciale che ha preso spunto dalla vicenda per prendere provvedimenti di carattere generale nei confronti di coloro, come l’aggressore e la sua famiglia, che vivono in alloggi pubblici. L’idea partorita dall’esecutivo, su suggerimento di Itea e Dipartimento politiche sociali, è quella di far sottoscrivere ai nuovi inquilini a cui venga affidato un alloggio pubblico un «patto di correttezza» nelle relazioni sociali e personali. «Se ti comporti bene ok, altrimenti via» ha sintetizzato il governatore Maurizio Fugatti e l’assessore Stefania Segnana, che ha formalizzato la proposta, conferma che allorché vengano verificati comportamenti scorretti si potrà arrivare anche alla revoca dell’alloggio. Un’iniziativa che ha l’evidente intento di responsabilizzare gli assegnatari di case Itea e magari anche migliorare la convivenza. E che soddisfa le richieste di un gruppo di cittadini di Villamontagna che il giorno dopo l’aggressione si era riunito in assemblea iniziando una raccolta firme proprio con l’intento di chiedere per gli aggressori, appartenenti a una famiglia Sinta, la revoca dell’appartamento e dunque di fatto la cacciata dal paese.

Certo se il provvedimento è chiaro negli intenti appare di difficile applicazione concreta. Per poter prendere provvedimenti drastici come la revoca della casa infatti sarà necessario che il titolare del contratto Itea, e non qualche suo familiare, sia il colpevole di un reato o di un fatto penalmente rilevante. E probabilmente sarà necessaria anche una condanna definitiva. E con i tempi necessari alla giustizia italiana nell’immediato sarà impossibile. Quello della giunta insomma è più che altro uno spot, per ribadire la tolleranza zero nei confronti dei violenti. 

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