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Cristo Re abbraccia forte

il suo «don Torta»

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Anche a cent’anni ci si può ancora emozionare. E tanto. Soprattutto se un intero quartiere ti si stringe attorno, per dirti grazie. Il quartiere è quello di Cristo Re ed al centro di questo abbraccio lui, don Torta ormai per tutti: all’anagrafe don Guido Avi.

Che ieri in piazza general Cantore ha vissuto un’emozionante giornata in quello che, ormai, per lui è una vera e propria seconda casa. Tanta, tanta gente, ha voluto abbracciare colui che è stato per decenni parroco di questo quartiere. Abbracciato, idealmente, da tutti. Dagli anziani fino ai bambini della scuola materna di via Bresadola, che hanno scritto un libro di auguri per il parroco più anziano di tutto il Trento.

«In una giornata così sono davvero commosso e confuso - ha raccontato don Avi - guardando tutti voi mi viene in mente ciò che tanti anni fa scrisse un parlamentare di Roma. Un giorno costui scrisse che “a Cristo Re è stato fatto un miracolo”. I poveri del quartiere e le famiglie avevano fatto il miracolo, riuscendo a raccogliere i fondi per costruire questa chiesa. Erano anni nei quali eravamo molto poveri, ma tutti gli abitanti di Cristo Re avevano un cuore grande».

Storia più unica che rara quella di «don Torta». A furia di vendere dolci e torte, unendole a lotterie, abbonamenti, conti correnti postali, vasi della fortuna e tante iniziative, l’obiettivo fu raggiunto. Cristo Re aveva la sua chiesa e sotto la frase «Datemi una torta e vi costruirò una chiesa», don Avi aveva costruito la propria leggenda. Perché ancora oggi, tanti anni dopo, a cinquant’anni dalla fine del suo servizio in Cristo Re, iniziato nel 1948 e terminato nel 1968, quello che ha fatto per la comunità di questo spicchio di città è ben impresso nelle menti e nei cuori degli abitanti.

«Ricordo bene il mio primo giorno qui - ha proseguito don Avi - arrivai in bicicletta da Rovereto, per celebrare messa in un capannone di corso Buonarroti dove d’estate si celebrava nel piazzale e d’inverno all’interno. Ricordo bene come già quel primo giorno mi resi conto del cuore di chi abita qui. Terminata la prima messa un parrocchiano, Luigi Cavagna, mi invitò a casa sua a bere il caffè. Stessa cosa fece poi un altro residente, Carlo Battisti, che mi ospitò a pranzo ed un altro che mi diede un letto dove dormire per alcune notti. L’accoglienza che ricevetti qui la porto sempre nel cuore. Così come porto sempre con me il clima di accoglienza e di incontro che si respira qui a Cristo Re. Per vent’anni ci siamo fusi insieme in un cuore solo».

Immancabile per festeggiare... una torta. Mentre l’amministrazione comunale ha voluto regalare al prete centenario un quadro che riproduce la Torre Civica e la fontana del Nettuno: «Don Torta - ha spiegato il sindaco Andreatta - è stato un fondatore non di una chiesa, ma di una comunità. Al suo arrivo qui c’erano solo alcune strade e qualche casa, mentre con il suo arrivo è nata una comunità, un quartiere. Il sagrato della chiesa costruita con il grande lavoro di tutti è diventato un punto di incontro. Don Avi ha saputo utilizzare il cannocchiale per guardare al futuro, ma anche la lente di ingrandimento per prestare attenzione a tutti, capire i bisogni veri della gente e stare loro accanto».

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