Maria Benigni, tutta una vita dedicata ai libri

di Leonardo Pontalti

Tiene duro, Maria Benigni, nonostante «questa, come tutte le piccole librerie indipendenti, vada avanti camminando sempre più su un filo».

Il rischio di cadere - sotto i colpi di una crisi che tra calo dei lettori, concorrenza delle catene e dei formati digitali, è sempre più aggressiva - però non la spaventa: alla soglia degli ottant’anni l’idea di mollare la sua creatura, all’inizio di via Belenzani, non la sfiora neppure.
Perché quella della libraia è, per lei, come già è stato per le sorelle maggiori, Daria e Pia, una vocazione: «Sì, in un certo senso si può dire sia così. Del resto abbiamo dedicato tutta la nostra vita ai libri ed è stato un piacere farlo. Come dicevamo sempre con mia sorella, lavorare come libraie non è altro che suggerire ai lettori di fare buon uso di ciò che il Padreterno ci ha dato e di farlo con spirito critico».
Maria va avanti sola da ormai più di quattro anni: Pia l’ha lasciata nel maggio del 2013 «anche se è sempre qui a farmi compagnia», spiega sorridendo dolcemente e mostrando la foto della sorella maggiore sul ripiano di uno degli scaffali dietro al bancone. «Ogni tanto viene una nipote a darmi una mano, ma soltanto nei periodi più intensi».

Proprio come quello delle Festività. Maria storce la bocca spiegando che sì, le tocca tenere aperto anche alla domenica, nelle settimane prima di Natale. «Ma solo in questo periodo. E mai nei giorni di festa. Anche se ormai per molti tenere aperto pure a Pasqua o a Natale pare non sia un problema».

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Non è un vezzo nostalgico, quello di Maria Benigni. Come non lo è quello di essersi dotata solo da qualche mese di un terminale bancomat o di non avere un computer. Si tratta solo di rispettare «ritmi che ormai sembrano non appartenerci più. La vita ci impone di essere sempre frettolosi, frenetici. A volte qualche cliente entra, chiede un titolo e quando mi vede intenta a pensare se lo abbia o meno, mi mette fretta e mi fissa sbalordito: “ma non ha un computer?” No, ho questo - e indico il cervello - mi dia il tempo di pensare».

È coerente con sé stessa e con il suo amore per i libri e la lettura, Maria: «I libri e la lettura sono sempre più preziosi oggigiorno, perché ci consentono di regalarci momenti caratterizzati da ritmi umani. Quando si passa del tempo con un libro non c’è spazio per la fretta».
A maggior ragione nei giorni attorno al Natale, che per tanti sono segnati dalla frenesia per la ricerca degli ultimi regali, quello di Maria Benigni è un piccolo rifugio, rimasto uguale a sé stesso nell’arredamento fin dal 1982, quando le sorelle si trasferirono dalla storica sede di via Santa Croce, all’angolo con piazza Fiera («dove adesso c’è la Loacker: lì nostro padre Arturo aveva aperto la libreria nel 1939», ricorda), ma sempre al passo con i tempi nel «cuore», cioé nella proposta di titoli per piccoli e grandi.

«Purtroppo però sempre più a Natale, il libro viene vissuto come un rifugio quando si è a corto di idee. Ma sì dai, che ghe tògo en libro. Che peccato non scegliere in base ai gusti e alle inclinazioni di chi il libro lo deve ricevere. Per me è una gioia farmi guidare nel consigliare un libro, facendomi indicare dal cliente gli interessi e le preferenze di chi poi lo avrà in dono».

Del resto il libro come «extrema ratio» è pur sempre meglio di nessun libro: «Il problema è che pare che la gente abbia sempre meno voglia, o tempo di leggere. E che sempre più persone questa voglia non l’abbiano mai avuta. È un vero peccato, come lo è preferire i “bottoni”, i tasti, gli schermi alla lettura. La tecnologia penso debba aiutare a migliorarci l’esistenza, non a togliere spazio alle buone e piacevoli abitudini».

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