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Rieducare gli uomini

per fermare la violenza

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«Famiglia materna», fondazione che si occupa dell’accoglienza e del sostegno alle donne in difficoltà, sei anni fa decise di mettere in campo uno strumento concreto per cercare di combattere la violenza degli uomini sulle donne, il percorso di rieducazione «CambiaMenti». Da allora sono stati 133 gli uomini che hanno partecipato a questi programmi rivolti agli autori di violenza: consistono in incontri di gruppo settimanali guidati da specialisti e si sono rivelati molto efficaci, perché sono rari i casi di recidiva. Per informazioni sul percorso «CambiaMenti» è possibile chiamare il numero 335-1802162. L’intervento garantisce la riservatezza dei partecipanti ed è gratuito in provincia di Trento. C’è anche il sito: www.cambia-menti.org.

«Noi restiamo in contatto con le partner di questi uomini, che spesso hanno una relazione affettiva e proprio grazie al loro cambiamento riescono a mantenerla, fino ad un anno dopo la fine del percorso» spiegava ieri la direttrice di «Famiglia Materna», Anna Conigliaro Michelini. Negli spazi del servizio politiche sociali del Comune di Rovereto, il primo ente in Trentino a sostenere la sperimentazione di questi interventi nel 2012, la direttrice ha presentato la campagna europea mirata a far conoscere questo tipo di strumenti. «Famiglia materna» infatti è tra i fondatori della rete italiana di questi programmi Relive, relazioni libere dalle violenze, ed aderisce al coordinamento europeo Wwp, work with perpetrators. Le iniziative organizzate a questo scopo (per lo più serate informative ed incontri con i servizi sociali) sono fissate tra il 25 novembre, giornata contro la violenza sulle donne, e l’8 marzo, festa della donna. Un ponte che simbolicamente unisce queste due date. Tra le cartoline che informano e sensibilizzano ce n'è una con dei quesiti che fanno riflettere sulla violenza tra le mura domestiche.



Questi sei anni hanno aiutato anche gli operatori a capire meglio con chi hanno a che fare. Analizzando gli uomini che hanno partecipato a «CambiaMenti», il 54% dei quali ha compiuto violenze gravi e continuative verso la partner anche in presenza dei figli, è merso che il 92% di loro è padre. Il 75% ha un lavoro fisso, il 65% è italiano, l’83% non è dipendente da alcol, droghe o gioco e ben il 97% non ha problemi psichiatrici. Caratteristiche che ribaltano i luoghi comuni in questo contesto. L’identikit ci parla di uomini che conducono una vita «normale» , per questo spesso non si colgono dei segnali premonitori. «L’origine del problema è da ricercare nel tipo di cultura e di educazione ricevuta - ha spiegato ieri la direttrice Michelini - il 30% degli uomini che frequentano i percorsi hanno assistito a violenza in famiglia nella loro vita».

 

 

 

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