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Faina curata e salvata

Rilasciata nel biotopo

 

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L'hanno trovata quasi svenuta alla rotonda del Millennium, che respirava a fatica, ormai delibitata: l'hanno portata da un dottore che se ne è preso cura finché non si è ripresa, ma aveva bisogno di un posto dove stare. Ed è qui che sono cominciati i guai.

Stiamo parlando un giovane esemplare di faina, un maschio a dir la verità, che il 23 ottobre è stata trovata da alcuni passanti proprio nella zona a sud di Rovereto. All'inizio tuttavia non si sapeva se si trattasse di una martora o addirittura di un furetto, ma alla fine il veterinario ha fugato ogni dubbio e ha scoperto che si trattava di una faina.

Si tratta di una specie selvatica che frequenta anche le nostre zone anche se, nel caso specifico, si pensa che potesse essere un animale in qualche modo addomesticato, visto che mostrava familiarità con gli esseri umani e «prendeva il cibo con molta delicatezza», come racconta il Custode forestale del comune di Rovereto Alessandro Macchiella.

La faina era dunque messa piuttosto male: anche se non aveva segni di fratture era molto messa male. È stata inizialmente accolta e accudita con grande attenzione presso il canile municipale gestito da Arcadia e sottoposta alle prime cure grazie al coinvolgimento di due veterinari convenzionati con il Comune. L'animale, a cui sono state fatte alcune flebo e somministrato dell'antibiotico, ben presto si è ripreso, tanto che è stato deciso il rilascio nell'ambiente naturale.

Tuttavia la storia rischia di non avere un lieto fine perché la faina, ancora spaventata, non si è allontana dal biotopo di Marco dove è stata rilasciata qualche giorno fa, non è aggressiva ed ha un comportamento troppo domestico. Un'ipotesi che spiegherebbe questa situazione, è che l'animale potrebbe essere stato allevato in cattività e che poi sia scappato, e quindi ora non sarebbe pronta ad affrontare la dura vita dei boschi.

«Questa storia - spiega Macchiella - mette in luce un problema: non esiste un luogo dove ricoverare la fauna selvatica non ancora pronta ad essere riimmessa in natura. Io stesso ho cercato un posto per la faina, ma al Casteller accettano solo specie cacciabili, alla Lipu ovviamente si occupano solo di uccelli e al canile di cani e gatti. Ecco perché potrebbe essere una buona idea sistemare alcuni ripari presso il canile da adibire proprio alla fauna selvatica non cacciabile, come ricci o scoiattoli o altri animali di questo tipo. Sarebbe un gran peccato che dopo tutte le cure amorevoli prestate a questa bestiola poi dovesse morire al più presto».

Non occorre andare in alta montagna per poter osservare fauna selvatica di tutti i tipi, alle volte basta solo fare quattro passi attorno a Rovereto e si possono fare degli icnontri straordinari. «Ai Lavini di Marco - racconta il custode forestale - ci sono caprioli, alla polveriera si incontrano i camosci e poco lontano anche i cervi. A Serravalle si può vedere il cinghiale e al biotopo ci sono rapaci come barbagianni e civette, a volte alta nel cielo anche l'aquila reale.

Se c'è acqua diventa luogo di sosta di germani reali, aironi, picchio verde e picchio nero, mentre nelle pozze si possono trovare salamandre e tritoni alpini. Sullo Zugna addirittura ci sono il gallo cedrone e il gallo forcello e anche al Bosco della città, tra i colori dell'autunno, si possono incontrare tante specie diverse: basta muoversi al mattio presto o all'imbrunire, stare fermi e non fare rumore e avere pazienza e un canocchiale».

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