La vera new economy si chiama cicloturismo

Meglio tardi che mai. La Provincia ha scoperto che il cicloturismo è una risorsa economica da sfruttare e, dati alla mano, dimostra come ogni chilometro di pista ciclabile realizzato in Trentino porti alle nostre casse 250 mila euro. O, se si preferisce, ogni turista pedalatore che passa di qui lascia al Pil 50 euro. Cifre, si badi bene, snocciolate proprio dai dirigenti di piazza Dante e dunque non sparate a casaccio da qualche tour operator. E si ritorna al vecchio adagio «meglio tardi che mai».

Perché in Europa, specie nel mondo teutonico, questa ricetta economica l'hanno scoperta e applicata decenni fa. Al di là di tutto, il Trentino è comunque anni luce avanti al resto d'Italia e, non a caso, piazza Dante ha investito, fino al 2012, 80 milioni di euro in piste ciclabili. E in molti, negli anni, hanno storto il naso criticando le uscite destinate al diporto. In verità si è trattato davvero di una scommessa vincente. Perché adesso, ad ogni cambio di calendario, l'erario di casa nostra può contare su 100 milioni di euro di indotto e su oltre due milioni di passaggi a pedali tra Cadino e Borghetto passando per il Garda, la Vasugana e le altre valli. Una risorsa, appunto.

La lettura di un ritorno economico massiccio - che fa assurgere il cicloturismo alla vera «new economy» - è stata fatta dagli esperti del settore ieri mattina all'Urban Center nell'ambito del Bitm, la Borsa del turismo montano. Che per una volta ha abbandonato Trento per accasarsi a Rovereto grazie alla Confesercenti che organizza l'evento. La bici da sola, però, non basta. Tant'è che l'assessore provinciale Mauro Gilmozzi ha rilanciato il progetto di ampliamento della rete ferroviaria insistendo sul ripristino della linea Rovereto-Riva per offrire ai turisti tedeschi una collegamento sostenibile che, oltre al treno, può avvalersi della navigazione sul Garda. E, chiaramente, trasportare le biciclette con cui, un domani, dilettarsi lungo il periplo del lago quando sarà realizzato il circuito protetto di 140 chilometri.

Ma torniamo alla risorsa ecologica per antonomasia, la due ruote leggera appunto. Che, oltre ad attirare visitatori con portafoglio (la spesa media è di 70 euro al giorno), crea opportunità di lavoro. Nella sola manutenzione operano 90 persone del Progettone, over 50 espulsi del ciclo produttivo e reimpiegati per arrivare alla pensione. Alle imprese locali, poi, arrivano 3 milioni di euro l'anno per interventi di sistemazione minimi, boccata d'ossigeno indispensabile per l'artigianato. In fatto di salute e conti domestici, invece, lo spostamento pendolare (residenti, dunque, e non turisti) la bici fa risparmiare 2.500 euro all'anno a persona.

I costi per la realizzazione dei tracciati, è emerso dal convegno della Confersercenti, sono dunque investimenti redditizi più che uscite da contestare. Se, infatti, un chilometro di pista costa da 40 mila a 250 mila euro (come il caso del Limarò, realizzato con il sostegno fisico di quattromila pali), il ritorno è di gran lunga superiore. Tant'è che nei prossimi due anni sono in programma altri 100 chilometri di ciclabili che porteranno la rete all'invidiabile estensione, per l'Italia, di 500 chilometri di percorsi praticamente collegati tra loro. In fatto di passaggi, la parte del leone (riportata da uno dei 13 contabici intelligenti installati lungo le piste) la fa Arco con 420 mila ciclisti. Anche la Vallagarina, però, gode di ottima salute: a Nomi le bici sono 300 mila e a Loppio 160 mila. Considerando infine che ogni cicloturista pedala tra i 30 e i 50 chilometri al giorno va da sé che la ricchezza, ancorché minima, che si porta in dote viene distribuita su tutto il territorio.

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