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Downhill e freeride, sezioni Sat critiche
 
«Territorio a rischio, no ai parchi gioco»

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«Il contenimento è fallito e tutto il territorio è compromesso dall'attività di downhill e freeride. Come Sat abbiamo sempre sostenuto che l'introduzione di queste due attività comportava rischi per l'integrità del nostro territorio e la fruibilità degli altri percorsi esistenti e la situazione attuale lo conferma».

Ad affermarlo sono ancora le sezioni Sat di Arco, Riva del Garda e Ledro nel documento di sintesi finale per gli Stati generali della montagna, lo stesso documento nel quale le tre sezioni satine hanno sottolineato (come riportato sulla nostra edizione di ieri) i «ritardi nell'applicazione generale degli impegni presi con la determina del marzo 2016» con la quale si individuavano una serie di tracciati e di sentieri sui quali apporre i divieti di transito per le mountain bike, per questioni di sicurezza, di tutela ambientale, etc. Alle osservazioni mosse dal movimento satino locale, ieri Garda Trentino spa, l'azienda di promozione turistica, ha preferito non rilasciare dichiarazioni, rinviando tutti ad un possibile intervento a «freddo» nei prossimi giorni. Ma la polemica monta, come testimonia la presa di posizione forte dell'Unione Bikers Trentini che pubblichiamo nel box a fianco. 

Senza fare riferimento al tragico incidente di sabato, nel documento di sintesi prodotto in occasione degli Stati Generali della montagna le sezioni Sat di Arco, Riva del Garda e Ledro hanno sottolineato tutta una serie di criticità tutt'ora presenti legati alla tutela ambientale e alla convivenza tra mountain bike e sentieri escursionistici.

«Dopo tre anni, l'implementazione di quanto concordato è stata solo parziale e non soddisfacente dal nostro punto di vista - scrivono i responsabili delle sezioni Sat - La segnaletica per le mountain bike è stata subito posizionata e se n'é incaricata l'azienda di promozione turistica Garda Trentino spa. Ma la segnaletica di divieto è stata posizionata solo parzialmente e discrezionalmente, alcuni segnali di divieto sono stati posati solo dopo pressanti sollecitazioni e spesso in modo precario e la segnaletica di divieto installata è stata spesso rimossa da qualche utente infastidito e nonostante le segnalazioni non è stata più riposizionata o lo è stata soltanto parzialmente».

La conclusione delle tre sezioni della Sat non lascia molti margini alla diplomazia: «Il progetto del Bike Park Alto Garda e delle rete dei sentieri in condivisione - si legge ancora nel documento - è basato sulla grande illusione che il territorio e e le sue risorse siano inesauribili. Ma lo sviluppo sta trascurando la relazione esistente a lungo termine tra qualità dell'ambiente e turismo. Intendendo con ciò che uno sviluppo che consuma il territorio e peggiora l'ambiente su cui costruisce la propria attrattività - prosegue il documento - sarà sicuramente causa del proprio declino turistico. Per quello che ci deriva dalla nostra storia, dalle nostre esperienze nella gestione del territorio e dalla lettura quotidiana dei segni che testimoniano i cambiamenti in atto, possiamo affermare che stiamo andando nella direzione sbagliata».

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