Salta al contenuto principale

«Le sirene e quell'ambulanza

per poi partorire a Rovereto»

Il racconto dell'arcense Andrea Maino, il figlio non poteva nascere il 2 giugno perché nel giorno festivo ad Arco il "punto nascite" non è operativo, come la sera e nei fine settimana. Situazione ormai insostenibile per tutti

Chiudi
Apri
Tempo di lettura: 
2 minuti 35 secondi

Di certo così come va adesso non può proseguire. I vincoli che sono stati posti all’attività del reparto di ostetricia all’ospedale di Arco sono considerati assurdi dalla maggior parte della popolazione altogardesana e hanno inciso profondamente sul numero di parti e sulle prospettive del reparto e di chi ci lavora.
Ma dietro ai numeri ci sono le persone. Storie di gente che ci abita accanto.

Come Andrea Maino e la moglie Daniela, ultimi in ordine di tempo a sperimentare sulla loro pelle l’assurdità dell’organizzazione sanitaria trentina nell’ambito dei punti nascita.

La coppia arcense, che abita a Laghel, ha seguito il percorso della gravidanza in ostetrica ad Arco, trovandosi benissimo. Come accaduto a molte altre coppie dall’ottobre scorso ad oggi, non hanno però potuto partorire in via Capitelli. Il loro primogenito, nato il 6 giugno e sanissimo, ha emesso il primo vagito a Rovereto.

Un lieto fine giunto dopo giornate che hanno stimolato Andrea a condividere con l’Adige il racconto di quei momenti.

«Prima di tutto la data - racconta - perché stando ai calcoli fatti nostro figlio doveva venire al mondo il 2 giugno. Ormai tutti sanno dei limiti di operatività ai quali il punto nascite arcense è stato costretto, e non certo per volontà di chi ci lavora. Sapevamo che ad Arco non si può nascere la sera, la notte e neppure il sabato e la domenica. Una cosa incomprensibile, al punto che mia moglie era seriamente tentata di tornare a Piacenza, sua città d’origine, per partorire lì. Invece abbiamo tenuto duro, ma quando ci è stato detto che neppure il 2 giugno si poteva venire al mondo ad Arco ci è sembrato incredibile. È un festivo, è la festa della Repubblica. Niente parti. Il peggior supermercato avrebbe avuto orari migliori».

Per fortuna della coppia il 2 giugno passa senza che nulla accada. Ma la natura fa il suo corso e il giorno giusto alla fine è lunedì scorso: «Avevamo paura che nascesse nel fine settimana, col rischio di dover affrontare la coda per raggiungere in tempo Rovereto. Per fortuna invece ha tenuto duro fino a lunedì».

Ma anche così non è stata una bella esperienza, come racconta Andrea: «Quella sera sono iniziate le contrazioni forti alle otto, poco dopo eravamo già in ospedale ad Arco. E lì hanno messo mia moglie sull’ambulanza per trasferirla a Rovereto. Io sono partito poco prima e quando ho visto quell’ambulanza superarmi a sirene spiegate non ho saputo cosa pensare. Non è stato un bel momento di sicuro».

Per fortuna le sirene servivano solo per superare le solite code verso Rovereto e la partoriente alle nove e quaranta era già in sala parto. Alle 23 Andrea e Daniela sono diventati papà e mamma.

«Mi sembra incomprensibile - conclude il neopapà - che ad Arco ci sia un ottimo reparto che non viene utilizzato e che a Rovereto personale altrettanto preparato debba fare le corse e districarsi tra 13-14 gravidanze a termine. La sensazione che abbiamo avuto è che comunque per i nostri amministratori, la sicurezza passi in secondo piano. Forse perché i politici sono quasi tutti uomini e non capiscono cosa vuol dire partorire».

Ti sei ricordato di condividerlo con i tuoi amici?

L'utilizzo della piattaforma dei commenti prevede l'invio di alcune informazioni al fornitore del servizio DISQUS. Utilizzare il form equivale ad acconsentire al trattamento dei dati tramite azione positiva. Per maggiori informazioni visualizza la Privacy Policy