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Arco, timore per 27 licenziamenti

tra gli operatori di Villa S.Pietro

La struttura arcense «paga» il prezzo della convenzione modificata al ribasso

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La sede storica di Villa San Pietro, struttura sanitaria nota in Trentino e non solo per l'assistenza in particolare ad utenti in cura per riabilitazione psichica e psichiatrica.

Fonte:

(foto Salvi - Fotoshop Professional)

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Non c'è nulla che produca severi grattacapi alla politica altogardesana quanto la sanità territoriale. Non si è ancora spento l'eco delle forti polemiche relative al possibile taglio del punto nascite dell'ospedale civile, che già ci si deve preoccupare di un'altra emergenza figlia delle scelte operate a Trento. E tutto questo senza dimenticare la battaglia portata avanti anche in questi giorni da più soggetti politici di diversi schieramenti, per salvare la convenzione con la Casa di cura Eremo di Chiarano.

Il caso del giorno, se confermato, appare gravissimo. La casa di cura Villa San Pietro, struttura tra le più prestigiose e riconosciute nell'ambito della riabilitazione (anche su utenza psichiatrica) avrebbe inviato le lettere di "apertura procedura riduzione del personale" a numerosi dipendenti (sarebbero 27 tra assistenti, personale ausiliario, educatori, cuochi, infermieri, manutentori e anche un medico psicologo) in seguito al ridursi del volume prodotto dalla convenzione con l'Azienda sanitaria trentina.

Fino a qualche anno fa tra l'assistenza prestata ad adulti e adolescenti la casa di cura riceveva in convenzione l'equivalente di circa 1 milione e 400 mila euro, poi scesi a 900 mila (col venir meno dell'assistenza ai ragazzi), poi ancora ridotti a 650 mila e infine, l'anno scorso, a 350 mila.

Così gli assunti nel 2010 si sono progressivamente ritrovati con meno utenza e meno lavoro, fino alla decisione di queste ore presa dalla cooperativa che gestisce la struttura, di avviare la procedura per la mobilità.

Immediata la reazione della politica più vicina al "caso". Dura la presa di posizione del deputato Mauro Ottobre, tempestiva l'interrogazione del consigliere provinciale Claudio Civettini. Entrmabi si erano già battuti in passato per prevenire quanto ora sta accadendo.

 

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