Più profughi a Pergine: "Servono case private"

Appello del sindaco ai proprietari di alloggi vuoti

di Giorgia Cardini

I privati, proprietari di appartamenti sfitti, superino diffidenze e pregiudizi e diano la loro disponibilità alla Provincia per accogliere altri richiedenti asilo. È questo l’appello che il sindaco di Pergine Roberto Oss Emer rivolge ai propri concittadini, dopo «l’avviso ai naviganti» dato ai sindaci giovedì in Consiglio delle Autonomie dal governatore Ugo Rossi e dall’assessore Luca Zeni, che hanno prefigurato l’arrivo in Trentino di almeno altri 800 immigrati in cerca di nuova vita, portando il contingente assegnato alla Provincia da 1.200 a 2.000 persone.
 
«A Pergine ci sono 20 richiedenti asilo, in tutta la Comunità Alta Valsugana 66 - riassume Oss Emer -, un numero molto inferiore a quella che dovrebbe essere una equa distribuzione sul territorio provinciale. Ponendo come parametro la popolazione residente, alla nostra Comunità dovrebbero essere destinate dalle 150 alla 200 unità. Ma è evidente che se i privati non metteranno a disposizione gli immobili sfitti, superando diffidenze e pregiudizi, la Provincia dovrà necessariamente optare per cercare di utilizzare edifici di sua proprietà».
 
Edifici che a Pergine si chiamano ex Artigianelli ed ex Villa Rosa: ipotesi che al sindaco non piacciono perché «grossi contingenti di richiedenti asilo inevitabilmente sarebbero composti da persone di etnie diverse con usi e costumi diversi che potrebbero, come peraltro già successo, generare difficoltà di convivenza». Insomma, i problemi per la comunità e l’ordine pubblico potrebbero essere notevoli. Mentre una distribuzione delle presenze su piccoli gruppi sarebbe facilmente gestibile
 
«Per questo ritengo opportuno cercare di governare il problema piuttosto che in qualche modo farcelo imporre o subirlo», dice Oss Emer, che ricorda ai privati tutte le garanzie messe in campo se vorranno mettere a disposizione le loro proprietà: «Dal punto di vista prettamente economico, c’è un affitto da 120-150 euro al mese a persona ospitata che permette di remunerare il capitale investito. Un contratto tra l’altro stipulato dal Dipartimento salute e solidarietà sociale della Provincia autonoma di Trento, con una garanzia assoluta per la proprietà e la possibilità poi di poter rescindere il contratto in tempi ragionevolmente brevi».
 
Insomma, i perginesi ci pensino, anche perché l’alternativa dell’utilizzo dell’ex Villa Rosa (che il sindaco ritiene plausibile) comporterebbe un ingente esborso di denaro da parte della Provincia per rendere l’immobile di nuovo abitabile: «Risorse che invece potrebbero essere meglio utilizzate per altri investimenti» e per lo sviluppo del territorio. 
 
A questo proposito, Oss Emer annuncia di aver chiesto un incontro alla giunta provinciale dieci giorni fa proprio per discutere il destino delle strutture dismesse e delle aree abbandonate: quello che il sindaco di Pergine vuole avviare è «un confronto franco e costruttivo per esporre le nostre idee, sentire quelle della giunta e trovare un punto di incontro utile per lo sviluppo del territorio». L’idea, insomma, è rimettere in moto il Protocollo d'intesa datato 2013, rimasto al palo.
 
 

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