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Pensionato fa un mutuo

per pagare l'Imis

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Non passa quasi giorno nel quale non si senta di arresti per evasione fiscale, mancati versamenti di tributi, e via discorrendo. Sembrano quasi profetiche le parole di Roberto Benigni quando, durante la spiegazione dei Dieci Comandamenti, scherzando - ma non troppo - diceva che il comandamento «Non rubare» era stato pensato appositamente per l’Italia. Ma con tutto questo la vicenda del signor Franco Valentini, di Tenna, non c’entra, anzi. Dopo il lavoro di una vita, arriva il periodo del pensionamento, nel quale si dovrebbe godere finalmente del meritato riposo sostenuti anche da una discreta somma di denaro garantita dalla pensione, con la sicurezza di una casa costruita con sacrifici.
 
La casa del signor Valentini a Tenna è circondata da ampi terreni (circa 7.000 metri quadrati), coltivati a piccoli frutti. Il problema nasce dal fatto che questi campi, che sono sempre stati utilizzati per scopi agricoli, sono tuttavia registrati come terreni edificabili. E la scoperta il signor Valentini l’ha fatta per caso, in quanto il cambio di destinazione è stato fatto decenni addietro nell’ottica di una riqualificazione dell’area. In conseguenza di questo però, con l’introduzione dell’Imis (Imposta Immobiliare Semplice), il cui importo si calcola moltiplicando il valore catastale (rendita catastale x coefficiente moltiplicatore fissato in legge) per l’aliquota, che è scelta dal Comune (per le aree edificabili del Comune di Tenna l’aliquota è fissata al 0,895%).
 
In questo modo, la parcella che il signor Valentini ha dovuto pagare già varie volte è di 15.000 euro. Per questo ha deciso di raccontare questa vicenda a l’Adige: «Per riuscire a pagare questa tassa ho dovuto aprire un mutuo; la pensione che ricevo è quella minima, e quello che ricavo dalla vendita dei piccoli frutti, sommato alle spese dei lavoratori stagionali, non copre neanche la metà del totale della tassa. Io però non è che non voglia pagare le tasse, è giusto e va fatto, l’ho sempre fatto. Ma ora davvero non so più dove sbattere la testa. Anche vendere il terreno, in tempi di crisi come questi, è difficilissimo. Cosa ci devono tassare ancora, l’aria che respiriamo? ».
 
Il Comune, contattato per un parere sulla vicenda, ha risposto che per riscuotere l’imposta si appoggia ad una società esterna e che quindi non può entrare nel merito dei fatti. Chi si occupa della materia, dice che l’unica cosa che è in potere al signor Valentini è quella di fare domanda di sospensione dal pagamento, pensata proprio per gli agricoltori che hanno terreni edificabili. Una manovra esposta già l’anno scorso dall’assessore provinciale Carlo Daldoss.

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