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Nuovo Villa Rosa, un ospedale mai terminato

Migliaia di metri quadrati rimangono inutilizzati

Ieri la visita a Pergine dell'assessore provinciale Luca Zeni

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Sembra una visita a un cantiere, ma non lo è, quella che l’assessore provinciale alla Salute Luca Zeni ha fatto l'altro giorno all’ospedale Villa Rosa di Pergine. Un cantiere, perché dal piano terra fino al terzo piano dell’ospedale riabilitativo aperto a metà luglio 2013, gli ambulatori, i laboratori all’avanguardia, le palestre robotizzate, le stanze di degenza dotate di ogni comfort e le piscine attrezzate si alternano a enormi spazi vuoti, mai finiti e di cui ci si domanda non solo cosa ne sarà, ma perché mai siano stati progettati se la loro fine doveva essere questa.

La risposta data da qualcuno al seguito dell’assessore è stata: «Perché quando è stato progettato questo ospedale, erano altri tempi...». Ossia tempi di bilanci ricchissimi per la Provincia di Trento. Coi 46 milioni di euro per costruirlo, si pensava che servisse per ospitare convegni medici di alto livello l’auditorium a piano terra da 200 persone, dove i muri invece non sono intonacati e gli arredi non esistono.

Anche perché si diceva che l’ospedale avrebbe ospitato anche la scuola di fisioterapia: che sarebbe stata la ciliegina sulla torta di un nosocomio riabilitativo ora dotato di 54 posti letto e 4 in day hospital (cifre precise fornite ieri dalla dottoressa Nunzia Mazzini, che guida il reparto di Medicina fisica e riabilitazione). Ed ecco allora che si giustificava anche la biblioteca al terzo piano, spazio ora ancora al grezzo, le altre tre enormi sale al secondo piano dove risaltano soprattutto i mattoni, e la palestra vuota a piano terra, che il Comune guidato da Roberto Oss Emer reclama per dare spazio ad attività sportive che non ne hanno. In tutto, sono almeno sette le aree, per migliaia di metri quadrati complessivi, su cui aleggia un punto di domanda.

Lo stesso che poi grava su tutto l’ospedale: che è sì - come da progetto - un punto di eccellenza per la riabilitazione neuromotoria, un «hub di secondo livello» l’ha chiamato il dottor Eugenio Gabardi, direttore sanitario dell’Apss, ma che da ospedale riabilitativo puro quale doveva essere adesso contiene anche altre funzioni come la riabilitazione cardiologica, la neuropsichiatria infantile e la psicologia clinica. Funzioni che potrebbero espandersi in futuro, a scapito della «mission» per cui è nato?
Questo è il timore del sindaco di Pergine Roberto Oss Emer, che non pare però condiviso dalla dottoressa Nunzia Mazzini: «Al piano terra dove c’erano le degenze riabilitative sono stati ricavati i posti in day hospital per la riabilitazione cardiologica. Ma se un domani ne avessimo bisogno, potremmo tranquillamente riprenderceli». E pure gli spazi vuoti, a quel punto, potrebbero tornare utili. Ma oggi i soldi non ci sono.

E così, per Luca Zeni, diventa impossibile promettere potenziamenti e completamenti: «L’intenzione è però lavorare in accordo con l’Azienda sanitaria per trovare soluzioni che portino a un utilizzo ottimale di questa importante struttura, che oltre a restare il polo riabilitativo di riferimento provinciale di 2°-3° livello dovrà integrare ulteriori funzioni di carattere territoriale e distrettuale. Il Villa Rosa è un’importante realtà per la quale cercheremo di trovare soluzioni per ampliarne l’utilizzo, tenendo conto dei vincoli progettuali che necessitano di approfondimento e concordando anche con gli amministratori locali il trasferimento di nuove competenze».

Competenze che però difficilmente saranno di tipo riabilitativo, dato che in Trentino esistono altre due strutture private accreditate (il San Pancrazio e l’Eremo di Arco) e che se si volesse fare di più, per la riabilitazione, «servirebbe più personale» dice Nunzia Mazzini: non basterebbero gli 11 medici in servizio oggi nel reparto e i 110 tra fisioterapisti, terapisti, oss, infermieri, assistenti bagnanti.
Così, pensando per ora a come riempire alcuni spazi inutilizzati, potrebbe presto essere trasferito al Villa Rosa il Centro servizi per l’assistenza domiciliare, creando una sinergia fisica col Servizio sociale della Comunità di valle, che ieri - per bocca del suo presidente Pierino Caresia - ha chiesto questo abbinamento. Per il resto, si vedrà.

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