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Rover, un borgo fantasma

che vorrebbe rinascere

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Dalla strada principale che sale verso Capriana, se non si fa attenzione, non si vede quasi: un pugno di vecchie case circondate dagli alberi, adagiate nella sulla sponda sinistra del Rio Bianco, sorte ai bordi di una strada sterrata che scende a curve morbide per incunerasi nel bosco. Meno di dieci abitanti e quattro asini sono gli unici ad ammirare oggi Rover, in val di Fiemme, e ad accogliere in una soleggiata giornata di fine autunno gli sparuti visitatori che passano di lì. Sono trascorsi 52 anni da quando il paese di Rover, anticamente e per lungo tempo uno dei masi della Magnifica Comunità, fu abbandonato: evacuato dopo l’alluvione del 4 novembre 1966, finì per diventare un borgo fantasma, perchè degli abitanti di allora solo una famiglia rientrò, ma un ventennio dopo abbandonò definitivamente il borgo. Fino agli anni Duemila, almeno, quando qualche segno di vita ha ricominciato a vedersi: tre famiglie hanno ricominciato ad abitare il crocchio di case, almeno parzialmente durante l’anno, e ai fratelli Deflorian proprio in quegli anni è venuta un’idea che poi è diventata un sogno e un progetto imprenditoriale. Gli eredi dello storico mobilificio fondato nel 1947 da Iginio e Fiorenzo Deflorian, che iniziarono come artigiani falegnami in una piccola bottega del centro storico di Tesero, saputo dell’esistenza di Rover hanno deciso di scrivere una nuova pagina della storia del borgo dove il tempo piano piano ha ricominciato a scorrere dopo gli anni immobili dell’abbandono. È nato così il progetto AbitaRover, avviato dalla società Intesa Srl fondata dalla famiglia Deflorian. La società, che oggi è stata interamente incorporata nel Mobilificio Deflorian, si occupava della costruzione di immobili civili, industriali, residenziali e commerciali oltre al completamento, valorizzazione, ristrutturazione e risanamento degli immobili stessi sia per conto proprio che per conto terzi. «Complessivamente la riqualificazione degli 8 edifici che abbiamo acquistato - spiega Giulio Deflorian, artefice con il fratello Walter dell’operazione - comporterebbe un investimento di circa 5 milioni di euro». Sfiora i 1.800 metri quadrati su un volume di 5 mila metri cubi e una superficie fondiaria di 20 mila metri quadrati il patrimonio che la famiglia Deflorian ha acqusiito a Rover e sul quale ha iniziato ad investire e per il quale cerca ora partner d’affari. Per farne cosa? 
«Per recuperare il borgo - spiega Giulio Deflorian - per creare sviluppo. Non c’è un piano definito nei dettagli, perchè da quando abbiamo iniziato a pensare al recupero in visione turistica di Rover sono passati diversi anni ed è cambiato tutto con il 2008. C’è voluto molto per acquisire i ruderi delle vecchie case e nel mezzo c’è stato un ribaltone economico di cui andava tenuto conto». 
Ad occuparsi di Rover anche Mara Deflorian, figlia di Giulio ed entrata da tre anni nell’azienda di famiglia dopo la laurea: «Da qualche anno abbiamo ricominciato a lavorare su Rover - spiega Mara - ed io lo immagino già rivivere. Le potenzialità sono tante: il microclima è meraviglioso e permette di coltivare come da nessun’altra parte qui attorno, è soleggiato e un posto tranquillissimo per chi ha bisogno di questa dimensione. Penso che oggi tante persone desiderino ritmi più lenti, ma non è davvero fuori dal mondo, anche se l’impressione quando ci si va è quella. Perchè Cavalese è a pochi minuti di auto, gli impianti del Cermis a 10 minuti e tutti i servizi sono a portata. Con il comune stiamo lavorando a che la strada di accesso venga sistemata e posati nuovi sottoservizi». 
A Rover intanto spesso e volentieri nel periodo estivo, pur avendo un’abitazione a Cavalese, torna la signora Dora con la figlia, nella sua abitazione di un tempo: la sua è la casa di fronte alla fontana, dove tanti fiori, il suo cagnolino, d’inverno il presepe e d’estate l’ombra di un ciliegio, accolgono i rari camminatori che si imbattono nel paese nascosto dagli alberi. Chi ci si avventura troverà non solo la suggestione di un borgo abbandonato in fretta - sbirciando fra le inferriate alle finestre delle case si vedono ancora scarpe, pentole, qualche traccia di mobilio - immerso nella natura che negli anni ha contiuato a crescere rigogliosa, ma anche la chiesetta dedicata a Sant’Anna ristrutturata di recente, e appena fuori dal nucleo delle case il vecchio mulino del paese. 
Il cuore del borgo, salvo qualche costruzione di altri proprietari, è oggi di proprietà Deflorian. «Il nostro sogno viene ora messo a disposizione di altri sognatori - spiega Giulio Deflorian, parlando dei piani futuri per l’abitato fiemmese - affinchè a Rover si possa realizzare un qualcosa di unico e autentico, che possa risultare come un unico piccolo gioiello della nostra vallata dolomitica. E mi piacerebbe che anche dalla vallata arrivasse l’interesse e la voglia di recuperare Rover».

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