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Auto usata ko dopo 3 giorni

Il conto lo paga il venditore

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Aveva acquistato un’auto usata, ma quello che in primo momento deve essergli sembrato un affare, nel giro di poco si è rivelato un bel grattacapo. Già, perché tempo tre giorni, il veicolo ha iniziato a mostrare gravi problemi al motore, tanto da renderne impossibile l’utilizzo. E così l’acquirente si è trovato a piedi e con la necessità di sborsare oltre 3.500 euro per fare riparare il mezzo.

Dopo avere chiesto inutilmente che il venditore si facesse carico di quella cifra, l’uomo ha deciso di passare alle vie legali e si è rivolto al giudice di pace, che gli ha dato ragione. Nel caso di acquisto di auto di seconda mano da un venditore professionale, infatti, l’acquirente ha una garanzia che dura due anni, convenzionalmente riducibile a un solo anno, dalla data dell’avvenuto acquisto e che lo copre da eventuali difetti di funzionamento. Da qui la condanna del venditore a pagare 2.800 euro (più gli interessi) rifondere le spese legali (1.250 euro) e versare altri 160 euro per anticipazioni.

La sentenza del giudice di pace di Mezzolombardo riguarda un contenzioso sorto nel 2017. Ad inizio dicembre il ricorrente aveva trovato in internet l’annuncio relativo alla vendita di un’auto usata. A quel punto, visto l’interesse, aveva preso contatto con il venditore, titolare di un’impresa che si occupa di commercio all’ingrosso di autoveicoli. Le parti hanno trovato subito un accordo. Come ricostruito in udienza, dopo avere visionato il mezzo ed averlo provato per circa cinque minuti, il ricorrente ha deciso di procedere con l’acquisto e la regolare trascrizione al Pra (Pubblico registro autoveicoli).

Ma dopo soli tre giorni, come detto, l’auto ha mostrato dei seri problemi al motore, che di fatto rendevano il mezzo inutilizzabile. A quel punto, per non restare a piedi, l’acquirente ha portato il mezzo in officina: tra riparazione, manodopera e sostituzioni meccaniche, il preventivo ammmontava a  3.537,11 euro. Un preventivo inviato al venditore, con una contestuale richiesta di riparazione in garanzia, rimasta però lettera morta. A quel punto, lo scorso gennaio, l’automobilista ha deciso di fare causa. E il giudice di pace gli ha dato ragione.

«Nel caso di acquisto di auto di seconda mano dal venditore professionale - si legge in sentenza - l’acquirente ha una garanzia che dura due anni, convenzionalmente riducibile a un solo anno, dalla data dell’avvenuto acquisto e che lo copre da eventuali difetti di funzionamento». E quali sono questi «difetti»? «La garanzia per l’auto usata - viene evidenziato - si estende a qualsiasi vizio venga riscontrato su di essa, sia che fosse già presente al momento della vendita, sia nell’ipotesi di successiva comparsa: dai problemi al motore a quelli alle parti elettroniche o meccaniche».

In questo caso dopo soli tre giorni il veicolo ha mostrato dei difetti gravi al motore. Difetti - comunicati sia oralmente che tramite raccomandata -  di cui avrebbe dovuto rispondere il venditore, come previsto dal codice di consumo. «Per l’acquisto di auto di seconda mano la garanzia copre anche nel caso in cui il consumatore abbia firmato un contratto con la clausola “vista e piaciuta” che dovrebbe esonerare il venditore da possibili contestazioni. Il venditore non può limitare, con una esplicita previsione contenuta nel contratto, il diritto del consumatore di vedersi riconosciuta la garanzia: pertanto è tenuto a restituirgli i soldi spesi o a riparare il mezzo difettoso nel caso in cui questo non funzioni o presenti dei vizi».Da qui la condanna a risarcire l’acquirente con 2.800 euro (meno di quanto chiesto, anche perché il ricorrente non ha poi prodotto la fattura, ma solo il preventivo).

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