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A Pimont una scia di incendi

di sicura origine dolosa

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Non c’è alcun dubbio per i carabinieri della stazione di Madonna di Campiglio: gli incendi degli ultimi giorni in località Pimont, isolato gruppo di masi perlopiù disabitati raccolto fra l’abitato di Sant’Antonio di Mavignola e quello di Pinzolo, sono di natura dolosa.

Lo conferma il comandante della stazione locale Cristian Leonardi: «C’è un procedimento aperto dal procuratore Pasquale Profiti perché abbiamo al certezza che i fuochi siano dolosi - conferma il carabiniere - sia per una ragione di deduzione logica, infatti i masi bruciati non avevano nessun tipo di impianto e in un giorno piovoso come quello di ieri non potevano esserci cause scatenanti diverse dalla mano dell’uomo, sia per alcune prove indiziarie come il rinvenimento sul luogo di uno dei tentativi di incendio sedati velocemente dai vigili del fuoco volontari di alcuni cubetti di diavolina, fatto che lascia poco spazio ad ipotesi diverse dal dolo». Al momento la diavolina è stata mandata al Ris di Parma per l’analisi di eventuali impronte, intanto le indagini continuano anche sul luogo con la collaborazione, per la conoscenza del territorio, anche della forestale.

Gli incendi sono cominciati il 26 aprile scorso, quando a bruciare fu il vecchio maso in disuso di Giorgio Cozzini: fu un fuoco disastroso, che distrusse il maso interamente; il giorno dopo un altro principio di incendio in una baita vicina a quella di Cozzini, immediatamente spento dai vigili del fuoco che hanno rinvenuto sul luogo della diavolina; la mattina del 1 maggio un nuovo principio di incendio, questa volta nel bosco, ha richiesto l’intervento dei vigili del fuoco e il giorno dopo nuovamente; infine la scorsa mattina è andata a fuoco una legnaia verso mezzogiorno, e poco dopo un incendio questa volta distruttivo come il primo della serie in una località a monte di Pimont, Cavaipeda, che ha invaso e bruciato una baita.

«In quest’ultimo caso sospettiamo che la legnaia che era assolutamente di fortuna non certo un manufatto di pregio o altro - spiega il comandante dei vigili del fuoco volontari di Madonna di Campiglio Franco Luconi Bisti - fosse una distrazione per noi, mentre l’incendio più impegnativo veniva appiccato al maso di Cavaipeda». C’è dell’amarezza fra i pompieri: «Noi corriamo sempre  - prosegue Luconi Bisti - i nostri vigili volontari non si tirano mai indietro, ma davvero davanti a certi pericoli ci si chiede chi glielo fa fare. L’incendio all’ultimo maso aveva una potenza tale che l’aria scottava a una trentina di metri di distanza».

Nessun danno a persone, fortunatamente, in questa serie di fuochi, ma Pimont non è una zona completamente abbandonata, ha due residenti: uno è il vecchio Pompeo, ottantenne che fino allo scorso anno era l’unico abitante dell’area; l’altro, suo concittadino da soli tre mesi, è Andrea Binelli, un giovane del posto che ha ristrutturato la casa di famiglia e si è trasferito a Pimont da inizio anno.

Il giovane era al lavoro nei giorni scorsi, ma da quando si sono succeduti i fuochi è il padre Ido che passa la giornata a Pimont in assenza del figlio, a sorvegliare la casa: «Abbiamo appena ristrutturato, ci vive mio figlio - spiega Ido Binelli - io non dormo neanche di notte per questa storia. E’ tutto il giorno che sono qua a controllare e con me ci sono anche i proprietari delle altre case, cerchiamo di darci il cambio». Pimont però è un piccolo paese isolato, con tanti masi abbandonati figli di eredità mai divise e azioni di controllo sono particolarmente complesse.

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