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Lo scultore cantautore

ora costruisce chitarre

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Per ora è un hobby. Ma se diventasse una professione? Antonio Giovannini da Daone, 49 anni compiuti, ci pensa, fa un sorrisino e ci penserà ancora un po': dopotutto, moglie e quattro figli piccoli non consentono di fare salti nel buio. E Antonio è persona responsabile. A Daone faceva il cantautore, Antonio. Al tempo autoprodusse alcuni dischi e scrisse dei musical. Quello che aveva riscosso maggiore successo (diciamo maggiori consensi, ché la parola successo la lasciamo ai professionisti) fu «Fuorilegge per la vita». Poi ci fu «Sono forse io il custode di mio fratello?». Sono passati gli anni, ma i temi sono di brutale attualità: inquinamento, pace, difesa della vita (in particolare delle fasce deboli) ed etica sociale. Faceva musica... 

Da tre anni fa un'altra cosa: altra creatività. È sempre nel campo musicale, ma ora la declina con una passione che viene da lontano: «La mia passione primordiale per la scultura in legno». La combinazione di due amori «dolci» dà un risultato strepitoso: Antonio si è messo a costruire chitarre. «Prima scolpivo e basta; ora dal legno faccio uscire il suono». E che suono, bisogna dirlo! Autodidatta, ma non per questo meno professionale. «Mi sono formato online. Guarda che sono tanti i liutai dilettanti in Italia. Pian pianino, sbagliando tanto, sono arrivato a costruire chitarre che cominciano a essere gradite».

È partito da Daone e si è stabilito nella «provincia granda», a pochi chilometri da Cuneo, dove ha messo su famiglia e insegna. Poi, le chitarre. Proprio ora ha costruito la diciannovesima creatura. «Ho brevettato un sistema mio di catenatura della tavola armonica che sta piacendo». La tavola armonica (giusto per chi non mastica l'argomento) è la parte superiore della chitarra, e Antonio la realizza rigorosamente in abete della val di Fiemme: «Abete maschiato, molto apprezzato a livello mondiale per la maggiore risonanza». Per il fondo (la parte inferiore) e le fasce (la parte che si piega), dipende dalle esigenze del cliente: «Il legno più pregiato è il palissandro, oppure l'acero, ma si possono fare anche in mogano o in ovankol (in Italia chiamato Noce Daniela), un'essenza della foresta equatoriale». La tastiera e il manico, infine: «La prima generalmente in ebano, oppure in palissandro; il secondo in mogano».

Le chitarre ci sono, l'abilità nel costruirle pure. Ora occorre trovare il mercato... «Ho avuto la fortuna - racconta Antonio - di collaborare anni fa con un grande chitarrista, Massimo Varini, che suona con Biagio Antonacci, ha scritto brani per Nec e ha suonato con Celentano, la Pausini, Vasco Rossi. Ha provato le mie prime chitarre. Adesso voglio fargli provare le ultime con la nuova catenatura, che ha migliorato il suono e la potenza negli armonici».
Quando parli di chitarra è pacifico che la qualità principale debba essere il suono, ma anche il design... «Solitamente si parte da disegni già collaudati. Da poco - confessa Antonio - sto sperimentando qualcosa di mio. L'ultima, per esempio, l'ho chiamata "goccia" e assomiglia, sia pure lontanamente, a qualche chitarra elettrica». Ma è acustica, ossia ha la sua brava cassa.

Insomma, vogliamo svelare il futuro? «Sono dibattuto - risponde Antonio - e non lo nascondo, perché mi piace insegnare, ma mi prende molto la costruzione delle chitarre. Se si creasse il giro potrei fare l'insegnante part time e concedere il resto del tempo alle chitarre. Ognuna richiede dalle 100 alle 120 ore. Si vedrà».

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