Diritti / L’appuntamento

Referendum per l’eutanasia legale, oggi Mina Welby a Cavalese: ecco come firmare la proposta

Moglie di Piergiorgio Welby, è la testimonial della campagna referendaria che chiede per i cittadini italiani il diritto alla libertà di scelta in caso di grave malattia

CAVALESE. Mina Welby oggi, mercoledì 25 agosto, sarà a Cavalese per promuovere la raccolta firme per il referendum sulla legge per l’eutanasia legale promosso dall’Associazione Luca Coscioni si cui è copresidente.

Fino alle 19, Mina Welby sarà presente al gazebo di raccolte firme in Piazza Scopoli. Dalle 20 alle 21 conferenza stampa e raccolta firme presso il Palafiemme.

Sarà possibile firmare anche dalle 20 alle 21. L'incontro al Palafiemme è aperto senza necessità di prenotazione fino ad esaurimento posti. Per l'accesso è necessario esibire la Certificazione Verde Covid (green pass).

Wilhelmine Schett (detta Mina Welby) è nata a San Candido (Bz) il 31 maggio 1937. Diplomata al liceo classico e abilitata all’insegnamento, ha insegnato per qualche anno a Merano nelle scuole medie. Trasferitasi a Roma, ha sposato Piergiorgio Welby, affetto da distrofia muscolare. Dopo la morte del marito Piergiorgio ha proseguito il suo impegno e continua a testimoniare nei dibattiti pubblici l’importanza di temi come l’autodeterminazione della persona, le scelte di vita e fine vita.

La raccolta firme chiede un referendum nazionale sulla legislazione del fine vita (più volte sollecitata ai governanti da sentenze della Corte Costituzionale). In particolare, il quesito proposto recita: «Volete voi che sia abrogato l’art. 579 del codice penale (omicidio del consenziente) approvato con regio decreto 19 ottobre 1930, n. 1398, comma 1 limitatamente alle seguenti parole “la reclusione da sei a quindici anni.”; comma 2 integralmente; comma 3 limitatamente alle seguenti parole “Si applicano”?»

Scrivono i promotori: «Grazie alle disobbedienze civili di Marco Cappato e Mina Welby abbiamo ottenuto nel 2017 la Legge che riconosce il valore del Testamento Biologico, e una sentenza della Corte costituzionale che ha aperto dei varchi sulla disponibilità della vita umana.

Oggi in Italia possono porre fine alle loro sofferenze solo i pazienti per cui risulti sufficiente l’interruzione delle terapie, come previsto dalla Legge 219/2017.

La Corte costituzionale ha chiarito che l’aiuto al suicidio (art. 580 del Codice penale) non è punibile nel caso in cui la persona che lo richiede sia tenuta in vita da trattamenti di sostegno vitale.

Tutte le altre persone con patologie irreversibili che procurano dolori intollerabili, e i pazienti impossibilitati ad assumere autonomamente un farmaco (a causa di SLA, di una tetraplegia…) nel nostro Paese non hanno la possibilità di scegliere, e di chiedere aiuto medico attivo per la morte volontaria, perché il nostro codice penale vieta l’omicidio del consenziente (art. 579 c.p)».

Perché un referendum? «Molte persone gravemente malate oggi non sono libere di scegliere fino a che punto vivere la loro condizione. Non hanno diritto all’aiuto medico alla morte volontaria, al suicidio assistito o ad accedere all’eutanasia come è invece possibile in Svizzera, Belgio, Olanda, Spagna, Canada, molti Stati degli Stati Uniti e sempre più Paesi nel mondo.

Perché nonostante una proposta di legge di iniziativa popolare depositata nel 2013 e due richiami della Corte costituzionale, il Parlamento in tutti questi anni non è mai riuscito a discutere di eutanasia legale.

Ecco perché, a fianco delle persone che non possono aspettare i tempi della politica e della giustizia, abbiamo deciso di dare la parola ai cittadini con un referendum».

Il referendum è appoggiato da molti soggetti: la lista di tutte le associazioni, movimenti e partiti che sostengono, ad oggi, il referendum disponibile sul sito https://referendum.eutanasialegale.it/i-promotori/

 

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