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Il batterio Escherichia Coli

nell'acquedotto di Vigo di Fassa

emergenza finita, resta la cautela

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L’emergenza acqua è rientrata. Dopo giorni di preoccupazione per l’acquedotto che serve l’abitato di Vigo di Fassa, pare che tutto sia tornato alla normalità. Ieri sono state fatti nuovi controlli nei punti di captazione. L’Azienda provinciale per i servizi sanitari sta agendo per garantire la massima sicurezza possibile per gli abitanti e i turisti che abitano in quell’area.

A creare problemi sarebbe stata l’area del Vael: là starebbe la fonte della contaminazione batteriologica (da Escherichia coli, il batterio che due anni fa provocò anche dei decessi in mezza Europa, dalla Germania all'Olanda all'Italia) che ha causato dolori intestinali a molte persone, tanto che alcuni cittadini si sono rivolti agli ambulatori medici e alle farmacie.

L’equilibrio geologico è delicato e, a quanto pare, basta un temporale più forte della media per mettere in difficoltà i gestori degli acquedotti. Della contaminazione batterica i giornali hanno saputo il 10 luglio. L’ordinanza di divieto di utilizzare l’acqua per fini alimentari (salvo bollitura) è stata emessa due giorni dopo. L’amministrazione del Comune di Sèn Jan, guidata dal sindaco Giulio Florian, ha competenza diretta ed ha agito in autotutela. Da Trento era arrivato l’invito a vietare l’utilizzo dell’acqua. Le zone interessate dall’ordinanza del Municipio erano le località Val, Costa, Larcioné e Ciarnadoi.

La questione del danno alle condotte idriche del Comune di SènJan, che ne è gestore, non si chiuderà tanto presto, non solo perché i nuovi temporali potrebbero far tornare di attualità l’argomento, ma anche perché il caso rischia di essere trasferito sul piano politico.
A dare fuoco alle polveri è l’ex sindaco Leopoldo Rizzi, che durante il suo mandato di governo - quello che ha portato alla fusione di Vigo con Pozza - aveva promosso una perizia nell’area di Vael, dove si trovano alcune prese dell’acquedotto. Rizzi - che oggi siede dietro i banchi della minoranza - evidenzia quelle che, a suo dire, sono le pecche dell’attuale amministrazione nella vicenda acqua. «Prima che Sèn Jan intervenisse con l’ordinanza - dice - sono dovuti arrivare gli inviti da Trento».

Fa notare che il caso potrebbe montare perché «non tutti si sono sentiti messi al sicuro» dopo i provvedimenti dell’ente pubblico. «Vi assicuro - racconta - che le lamentele non sono mancate, sia da parte dei residenti che da parte dei turisti. E so per certo che alcuni villeggianti, prima di rientrare a casa, hanno riempito delle bottiglie d’acqua, con l’intenzione di farle analizzare in laboratorio delle città di appartenenza». La speranza, ovviamente, è che non si trovi nulla, ma sullo sfondo rimane lo spettro delle denunce. E le cause civili l’amministrazione comunale se le risparmierebbe volentieri.

«Vedremo i sicuro questa vicenda rischia di causare un danno di immagine all’intero territorio». Rizzi conclude con un ammonimento: «Non si sottovaluti il fatto che gli ospiti della Val di Fassa spesso sono persone che conoscono come funzionano le cose: sono liberi professionisti, funzionari o dirigenti di azienda o ci pubbliche amministrazioni. Sono persone che vengono qui da noi per riposare e devono sentirsi tutelate. Sanno quali sono i loro diritti e sanno cosa deve o dovrebbe fare un’amministrazione pubblica degna di questo nome». La questione è strutturale e le domande su come viene gestito l’acquedotto, anche in termini di comunicazione verso l’esterno (in questi giorni è stato impossibile parlare con il sindaco, che in municipio non si è fatto trovare e non ha mai risposto alle telefonate sul cellulare), non sono poche. E probabilmente non aiuta il fatto che in questa vicenda l’amministrazione Florian - che pure si è attivata con la clorazione delle vasche e nelle attività di messa in sicurezza delle condotte che arrivano nelle case dei cittadini - non abbia fatto chiarezza fin dal primo giorno.

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