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Il Veneto vota «via da Roma»?
Belluno vota «via da Venezia»

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Belluno e il Piave di fronte a Lambioi

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Adorable.belluno.it/

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Venezia chiamerà i cittadini veneti al referendum per chiedere l'autonomia da Roma? Belluno risponde con «via da Venezia». Si prevede una consultazione popolare per chiedere l'immediata attuazione delle norme venete sull'autonomia della Provincia dolomitica.

Lo scatto è della presidente della Provincia di Belluno, Daniela Larese Filon, da tempo alle prese con un ente da un lato depotenziato in seguito alla riforma nazionale (la legge Delrio che ha tolto personale e fondi lasciando i servizi da garantire), dall'altro tradito dalla Regione Veneto che non dà attuazione al suo stesso Statuto e alla legge attuativa, la numero 25 che langue da oltre due anni.

Dell'autonomia negata alla montagna bellunese si è occupata nel marzo scorso anche una delegazione del Consiglio d'Europa che ha ritenuto fondata la denuncia arrivata dalle Dolomiti.

La proposta di indire un referendum bellunese ha incassato il supporto convinto della maggioranza provinciale (l'ente in seguito alla contestata riforma non è più eletto dai cittadini ma dai consiglieri comunali).

Con questa mossa la Larese Filon, che è anche sindaco di Auronzo di Cadore, sembra voler lanciare la sfida finale a Venezia: la numero uno della Provincia ha spiegato chiaramente che la misura è colma, con un territorio montano che passa da un'emergenza all'altra, rincorrendo le coperture finanziarie per poter assicurare servizi essenziali (recente l'emergenza manutenzione strade, con ricorsi disperati a Roma per riottenere almeno parte dei fondi tagliati).

Affrontare di volta in volta i vari capitoli critici è una linea spesso obbligata ma che rischia di far ristagnare il progetto di soluzione sistemica, cioè la definizione di uno status istituzionale differenziato, con maggiori competenze e risorse. Un salto necessario a garantire un equilibrio stabile di autogoverno per un territorio alpino che ha esigenze specifiche largamente diverse dalle aree di pianura, come ha più volte sottolineato anche il movimento Belluno autonoma Regione Dolomiti (Bard) che mira a un'unione con Trento e Bolzano.

Di fronte a questo scenario, dunque, i sindaci, attraverso la Provincia, lanciano una sorta di ultimatum a Venezia, da molti vista sempre più come un centro di potere lontano e in varia misura ostile al Bellunese.

La precarietà istituzionale, finanziaria e funzionale in cui versa l'ente provinciale va dunque definitivamente superata, spiega la presidente Larese Filon, e già entro la fine di questo mese sarà pronto il quesito referendario da sottoporre ai bellunesi il 22 ottobre prossimo, il giorno in cui Venezia chiamerà i cittadini al voto sull'autonomia regionale.

«Visto che anno dopo anno dalla Regione non arriva nulla, non ci resta che un referendum per prenderci ciò che ci spetta per legge», sottolinea la presidente precisando che si tratterà poi di dare attuazione al trasferimento delle competenze previsto sia dalla Regione (per una serie di materie cruciali) sia dallo Stato. Va da sé che, parallelamente, si chiede che Roma e Venezia non sottraggano più le entrate della Provincia dolomitica ma le lascino a disposizione per gestire le nuove deleghe.

La legge quadro numero 25 che applica la norma statutaria veneta è stata varata l'8 agosto 2014 e stabiliva pure un termine di sei mesi per definire concretamente gli ambiti nei quali Belluno potrà muoversi in autonomia.

In altre parole, la Regione Veneto è tenuta, testualmente, a trasferire realmente al territorio dolomitico le funzioni amministrative e la relativa potestà regolamentare in materia di politiche transfrontaliere, minoranze linguistiche, governo del territorio e tutela del paesaggio, risorse idriche ed energetiche, viabilità e trasporti, foreste, caccia e pesca, sostegno e promozione delle attività economiche, dell'agricoltura e del turismo, nonché in altri settori che potranno essere previsti dalla legislazione regionale.

Ma non lo ha fatto.

Ora si vedrà se Venezia, almeno, consentirà ai bellunesi di accorpare il loro voto al referendum regionale.

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