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Belluno, nuovo consiglio provinciale

ma ora si attende una riforma

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Belluno e il Piave di fronte a Lambioi

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Adorable.belluno.it/

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Primo rinnovo, ieri, per il consiglio provinciale bellunese, non più eletto direttamente dai cittadini in seguito alla riforma Delrio (2014) che ha tolto risorse e poteri decisionali all’ente di area vasta, ridotto a organo funzionale al servizio dei Comuni.

Una riforma, peraltro, sconfessata dal referendum costituzionale del 4 dicembre scorso: il trionfo dei no ha bocciato infatti anche il disegno di cancellare le Province ordinarie dalla Carta fondamentale, il che potrebbe presto aprire nuovi scenari sull’architettura periferica della democrazia.

Una delle conseguenze probabili è il ripristino dell’elettività dell’ente, richiesta a gran voce dalla gran parte delle forze politiche della vicina provincia dolomitica che, dopo l’esito referendario, rilancia con forza la rivendicazione (finora inascoltata a Roma) di una propria forma di autonomia per governare una complicata area alpina.

In attesa degli sviluppi, ecco dunque prendere forma, due anni dopo il primo voto, la seconda mini assemblea provinciale eletta dai consiglieri comunali che si votano fra di loro oppure mandano anche in Provincia i sindaci (la logica della riforma che prende il nome dal ministro Graziano Delrio ed è stata fortemente voluta da Matteo Renzi era trasferire potere dall’area vasta ai Comuni principali).

Nel caso della Provincia di Belluno ieri si è recato alle urne il 78,43% dei consiglieri e dei sindaci (691 in tutto): come nella tornata scorsa, ha dominato la scena la lista frutto di una sorta di larga intesa con ponderazione anticipata delle poltrone. Il cosiddetto listone dei sindaci elegge dunque 8 dei 10 consiglieri provinciali chiamati a rapportarsi con la presidente Daniela Larese Filon (primo cittadino di Auronzo di Cadore).

Fra le sorprese la mancata rielezione del vicepresidente, Roberto Padrin, sindaco di Longarone.

Lo spoglio di questa mattina ha visto dunque eletti il sindaco di Belluno Jacopo Massaro (che non era in consiglio), Serenella Bogana, Ezio Lise, Paolo Vendramini (sindaco di Ponte nelle Alpi), Pier Luigi Svaluto Ferro, Mirco Costa, Silvia Tormen, Calogero Matteo Trinceri.

Un consigliere va al movimento Belluno autonoma Regione Dolomiti (Bard, che correva da solo), fautore di un dialogo stretto con Trento e Bolzano e di una visione che punta anche a un nuovo disegno istituzionale: l’eletto è Ivan Minella, consigliere comunale a Santa Giustina, cittadina della Valbelluna.

Un consigliere va pure alla terza lista in lizza, di area centrodestra, e denominata «Per le autostrade del futuro» (allusione al sostegno al progetto di prolungamento dell’A27 da Belluno all’Austria, inviso ai più): l’eletta è Renata Dal Farra.

Ora si vedrà quanto durerà in carica questo consiglio nato nei municipi e quando la parola sarà restituita direttamente ai cittadini. E quando si risolverà il nodo dell'ente di area vasta, particolarmente delicato in zone alpine come Belluno, ma anche Sondrio, che da decenni chiedono invano uno status di autogoverno.

Interessante, in questo contesto, la decisione dei consiglieri comunali M5S di Belluno e di Feltre di non allinearsi all'indicazione, reiterata senza distinguo nel blog di Grillo per l'astensione dal voto provinciale. I due eletti, al contrario, annunciando la partecipazione al voto, hanno spiegato quanto sia importante il ruolo dell'ente di area vasta per un territorio di montagna come quello bellunese. hanno invitato il movimento Cinque stelle a una riflessione più approfondita su queste tematiche e hanno rilanciato il loro impegno affinché ritorni al più presto ai cittadini elettori il diritto di sceglieri i rappresentanti in Provincia.

Il 2017, insomma, sembra un anno nel quale le tensioni attorno al nodo irisolto del governo provinciale bellunese potranno riservare sorprese e indicazioni importanti, compresa la ripresa del confronto con Trento e Bolzano, interrottosi bruscamente, almeno fra autonomisti, per la spaccatura netta sul referendum costituzionale (il Bard era molto attivo per il no), malgrado nel frattempo Belluno sia fra l'altro entrata nell'Euregio con lo status di osservatore (per altri step anche in questo contesto servirà, appunto, un ente di area vasta rapresentativo e dotato di un certo potere).

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