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Provincia «riformata», a Belluno rischiano anche musei e biblioteche

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Nuovo allarme nel Bellunese in seguito alla riforma delle Province ordinarie, la cosiddetta «legge Delrio» (dal nome dell'attuale ministro delle infrastrutture, che se ne occupò l'anno scorso). Malgrado qualche piccola concessione per le Province interamente montane, l'onda d'urto sta ormai travolgendo l'ente di area vasta dolomitico, alle prese con tagli ai finanziamenti, ricollocazione del 30% del personale, confusione sulla redistribuzione delle competenze, servizi a rischio.

A quanto pare conta poco o nulla la legge regionale del 2014, peraltro tuttora disattesa dalla giunta del governatore Luca Zaia, che attribuisce alla Provincia di Belluno una serie di competenze importanti, dal turismo all'agricoltura, dall'energia alle attività produttive. E non aiuta di certo la nuova composizione dell'ente, non più elettivo ma scelto dai consiglieri comunali: un livello di governo di fatto ridotto all'osso e altamente precario anche dal punto di vista della rappresentanza democratica.

Paradossalmente, si rischia addirittura la beffa: che una serie di competenze vengano riportate in Regione, nell'ambito della riallocazione del personale e delle risorse finanziarie.

In pericolo anche i servizi culturali, come ha spiegato l'antropologa Daniela Perco, fondatrice e responsabile del Museo etnografico della provincia di Belluno e del Parco nazionale Dolomiti bellunesi, lanciando un appello per irunire le forze e contrastare un processo che condurrebbe a una progressiva desertificazione istituzionale inn un territorio montano che si è organizzato per garantire alle sue comunità una serie di opportunità culturali, come la rete delle biblioteche, e che ora si trova a giocare in difesa di fronte alle decisioni penalizzanti imposte dal governo centrale.

Si prospetta, insolla, uno scenario nel quale è a rischio anche il futuro di vari servizi che fanno capo all'ente di area vasta, compresi appunto quelli culturali che svolgono un ruolo prezioso di ricerca, didattica, conservazione, promozione sociale, supporto all'offerta turistica. Rischierebbe la chiusura anche lo stesso Museo etnografico, malgrado l'intensa attività svolta da quindici anni da questa struttura che si trova nel comune di Cesiomaggiore, sulle colline della pedemontana fra Belluno e Feltre.

Ne esce un quadro generale che richiama più che mai la necessità di ricostruire e consolidare un livello democratico di governo unitario del territorio bellunese. La Provincia non elettiva disegnata da Roma va, invece, nella direzione opposta.

Ecco il testo della petizione lanciata per la salvaguardia dei servizi culturali gestiti dalla Provincia di Belluno minacciati dalla riforma Delrio.

«Siamo cittadini della provincia di Belluno preoccupati per il futuro delle Rete delle Biblioteche Bellunesi, per la Rete provinciale dei Musei e per i due musei provinciali presenti nel territorio bellunese: il Museo etnografico della provincia di Belluno e del Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi e il Museo storico del 7° Reggimento alpini e per tutti i progetti di valorizzazione dei beni culturali realizzati in tanti anni e che molto valore aggiunto stanno dando a questo territorio anche in termini di promozione turistica.

La Provincia di Belluno, come altre Province del Veneto, a causa dell’incertezza sulla conferma delle proprie funzioni e dei tagli legati alla legge di stabilità, non è più in grado di sostenere realtà che si sono configurate nel corso degli ultimi vent’anni come servizi importanti per il territorio, creando un’offerta culturale di alto profilo, ottimizzando i costi, ma soprattutto attivando una rete consolidata di relazioni culturali e di centri di aggregazione, particolarmente importante in un territorio montano. Non è pensabile che di queste attività e di queste strutture si facciano totalmente carico i Comuni, proprio perché la logica, perseguita peraltro dalla stessa Regione del Veneto in questi anni, è quella del rafforzamento delle reti.

Il Servizio Provinciale Biblioteche, che da 20 anni fornisce un servizio imprescindibile per il nostro territorio montano coordinando una rete di 65 biblioteche, rischia la chiusura. Le Biblioteche Bellunesi, grazie ai servizi erogati dal Servizio Provinciale, nel 2014 hanno potuto garantire a 17mila utenti di ottenere 151mila prestiti locali, 10.146 prestiti interbibliotecari, 12.279 richieste on-line, mettendo a disposizione degli stessi un catalogo di 347.000 titoli. Tutto questo generando in un anno un risparmio stimato per la collettività di quasi 3 milioni di Euro, a fronte di un costo pro capite di € 0,76 per ogni abitante della provincia.

I piccoli Comuni della nostra provincia, che non dispongono di risorse finanziarie adeguate per sostenere i servizi delle biblioteche civiche, solo grazie al sistema provinciale possono dare ai propri residenti l'opportunità di non essere cittadini di serie B.

Un servizio pubblico che funziona, che genera risparmi a favore dei bilanci comunali ormai asfittici e di cui tutti i cittadini - soprattutto i meno abbienti - possono godere, non può e non deve essere chiuso né ridimensionato.

I Musei provinciali, collocati in due ville ottocentesche di pregio (Villa De Manzoni ai Patt di Sedico e Villa Avogadro degli Azzoni), conservano un patrimonio culturale inalienabile, di grande valore storico e antropologico. L’offerta educativa dei due musei ha consentito in questi anni il coinvolgimento di migliaia di ragazzi e bambini delle scuole. La realizzazione di significative ricerche di carattere scientifico, di campagne di catalogazione, di eventi culturali ha permesso ai musei di diventare un riferimento sicuro per studenti, insegnanti, studiosi e semplici cittadini.

Il Museo Etnografico della provincia di Belluno e del Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi a Cesiomaggiore, riconosciuto a livello nazionale come esempio per la qualità delle ricerche, per gli allestimenti innovativi e per le attività di valorizzazione territoriale, possiede un patrimonio di quasi 9.000 oggetti provenienti da tutta la provincia, una biblioteca specializzata con oltre 7.000 volumi, un archivio sonoro con centinaia di ore di registrazione (fiabe, storie di emigrazione, canti, orazioni, ecc.) e un archivio fotografico con più di 20.000 immagini.

Il Museo storico del 7° Reggimento alpini di Sedico, istituito nel 1939 e inaugurato nella sede attuale nel 2007 con nuovi allestimenti, conserva una collezione unica di reperti, documenti e foto storiche che ripercorrono la storia del reggimento e dei suoi battaglioni dalla sua istituzione nel 1887 fino alle recenti missioni internazionali. Attraverso bandiere, divise, armi, documenti e foto delle guerre coloniali, delle due Guerre mondiali e degli eventi del dopoguerra, descrive le vicende di un Reggimento la cui presenza è fortemente intrecciata con la storia delle comunità bellunesi. Nell'ambito delle attività regionali dedicate al Centenario della Grande Guerra è sede di riferimento provinciale per le iniziative legate al primo conflitto mondiale.

Anche nell'ambito museale la Provincia si è adoperata per lo sviluppo di una Rete provinciale, istituita nel 2010 e a cui aderiscono oramai 19 istituzioni riconosciute dalla Regione Veneto. Il Museo Storico del 7° Reggimento Alpini e il Museo etnografico della provincia di Belluno e del Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi, con la loro ampia valenza territoriale, si configurano come punti di riferimento della Rete museale provinciale e rivestono un ruolo di coordinamento in occasione di specifiche iniziative di rete.

Altri progetti di valorizzazione e promozione turistico-culturale realizzati dalla Provincia in questi anni hanno avuto come obiettivo la diffusione della consapevolezza dell'unicità e del valore del patrimonio culturale e naturalistico del territorio e l'attivazione di un flusso turistico qualificato. “Tesori d'arte nelle chiese del Bellunese”, progetto ormai con una storia decennale, dopo aver esordito nell'area dell'alto bellunese è stato esportato anche nel resto della provincia ed è in fase di completamento con la Destra e Sinistra Piave. L'obiettivo è di incrementare la frequentazione dei luoghi di fede e di arte, alimentando nelle comunità locali la consapevolezza del prestigioso patrimonio artistico e culturale di cui sono custodi. Un sistema di itinerari di visita sul territorio e prodotti editoriali di altissima qualità diffusi a livello nazionale sono risultati più significativi del progetto che ha favorito in questi anni l'incremento di un turismo diffuso, rispettoso di quelle prerogative, anche di sostenibilità ambientale, che hanno permesso alle Dolomiti il riconoscimento nel 2009 a Patrimonio Mondiale dell'Unesco.

Sono le stesse montagne dove si svolge il Cammino delle Dolomiti, percorso ad anello che abbraccia l'intera provincia di Belluno in trenta tappe a piedi, alla scoperta della più autentica dimensione delle Dolomiti, seguendo le tracce lasciate dall'uomo nei secoli in un contesto ambientale d'eccezione. In questi anni si è lavorato alla sistemazione del percorso e alla sua promozione, anche intercettando importanti risorse dei programmi europei. Il proseguo di questo, che si configura sempre più come un “percorso della fede”, è il suo coordinamento con “La via dei Papi”, un altro itinerario in via di realizzazione.

In ambito editoriale, la Provincia di Belluno editore vanta un catalogo con più di 50 pubblicazioni afferenti al settore delle arti, della storia locale, delle guide di carattere turistico-culturale fino ai Quaderni del Museo Etnografico nei quali sono raccolti i risultati delle ricerche promosse in materia demoetnoantropologica. Curata dalla Provincia è anche la rivista scientifica “Frammenti. Conoscere tutelare la natura bellunese”, periodico che pubblica ricerche originali in campo naturalistico, geologico e archeologico, svolte sul territorio bellunese, e ricerche storiche su collezioni museali e archivi inerenti gli stessi temi.

Giunge nel 2015 alla quinta edizione il progetto RetEventi Cultura, network di soggetti autonomi (comuni, associazioni culturali, istituzioni operanti nell'ambito culturale) che, coordinati dalla Provincia, realizzano una programmazione unitaria e condivisa degli eventi culturali. Obiettivi primari di questo progetto sono la realizzazione di un calendario comune e la gestione di una comunicazione unitaria delle iniziative culturali realizzate su tutto il territorio. In questo modo la Provincia ha mirato e mira alla diffusione, su area vasta, di un'offerta culturale “qualificata”, ampliando l’orizzonte con il raggiungimento delle aree periferiche e nel contempo attirando il turista a varcare i confini del nostro territorio.

Tutti noi ci rendiamo conto della necessità di tagli e sacrifici che la grave situazione economica nazionale comporta, ma siamo anche consapevoli che, proprio in queste situazioni difficili, chi ha responsabilità politiche deve fare delle scelte, per tutelare i servizi pubblici che hanno più valore per la collettività.

Per queste ragioni chiediamo, come cittadini ed elettori, che la Regione si impegni in un’attenta valutazione dell’importanza dei servizi culturali provinciali con un intervento legislativo adeguato, lungimirante e tempestivo, anche assumendo quegli oneri economici che una chiara volontà politica non può non trovare».

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