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Il blitz: petardi e fumogeni

contro la fabbrica d'armi

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Tutto si svolge in una decina di minuti: un gruppo di una quindicina di ragazzi e ragazze, tutti con cappuccio nero e sciarpa a mezzo volto, vestiti di scuro, si disperde lungo la statale all’altezza di Pietramurata per un blitz di protesta contro la fabbrica «Meccanica del Sarca» colpevole, a loro dire, di produrre componenti per fucili e pistole Beretta, e quindi dei mali nel mondo che nascono dall’uso di queste armi.

L’operazione viene portata avanti con chirurgica precisione: alcuni gettano fumogeni e petardi sulla strada per bloccare il traffico, altri distribuiscono dei volantini ai guidatori delle auto incolonnate, mentre un altro gruppetto lancia palloni pieni di vernice colorata contro la fabbrica. Quasi in contemporanea uno parla con un megafono, ribadendo le accuse alla Meccanica del Sarca. Intanto, altri ancora appendono due grandi striscioni, uno sulla rete esterna di  una casa privata che dice «Officine meccaniche del Sarca  Gruppo Beretta produce armi da guerra», ed uno sulla cancellata esterna dello stabilimento con la scritta «Dal Trentino alla Sardegna blocchiamo la guerra».
Poi il commando si allontana velocemente a piedi verso nord.

Il fatto è avvenuto ieri pochi minuti prima delle 11. «All’inizio pensavo si trattasse di un rallentamento dovuto al traffico - racconta una testimone - poi quando ho sentito gli spari mi sono molto preoccupata, vedevo il fumo: per fortuna si trattava solo di petardi e fumogeni».

La protesta si è svolta in maniera repentina, ma ha lasciato uno strascico di incertezza e di timore. «È la prima volta in assoluto che accade una cosa del genere - racconta Loris Maino, gestore del distributore Europam, che si trova proprio di fronte alla fabbrica - ho sentito una voce amplificata, e pensavo fosse qualcuno che cantava. Allora mi sono incuriosito e ho visto i ragazzi che lanciavano i petardi e le “bombe” di colore».
Mattia L. abita nella casa al cui esterno hanno attaccato lo striscione di protesta: «Stavo lavorando e all’improvviso ho sentito tutto questo rumore.Sono uscito in strada e ho visto questi ragazzi. Io credo però che, per giusto che possa essere un ideale, quando si manifesta così si passa dalla parte del torto». «Sembrerebbe una ragazzata, anche se può anche spaventare», ammette il titolare dell’impresa edile che ha sede poco lontano. «In fondo non sono neanche stati violenti - commenta una dipendente del distributore - hanno fatto la loro dimostrazione e se ne sono andati».

L’avvenimento però ha profondamente scosso le persone coinvolte. E i volantini girano di mano in mano: alcuni finiscono nelle mani dei lavoratori della fabbrica, che si rifiutano di accettare una logica simile.
Le accuse contenute sono pesanti. «La Meccanica del Sarca lavora per il gruppo Beretta, uno dei principali produttori di armi leggere al mondo. Alla Meccanica del Sarca si fabbricano componenti (sia il calcio in legno  sia parti in metallo) per le pistole e per i fucili Beretta. Come Meccanica del Sarca dichiara nel suo sito Internet le armi alla cui produzione collabora l’azienda dl Pietra Murata sono sia da caccia sia “da difesa”. Massacro di animali, massacro di esseri umani».

Secondo gli «antimilitaristi» queste armi sono «strumenti di morte usati in numerose guerre» nonché «dalle peggiori dittature», dalle «forze di sicurezza egiziane» responsabili della morte di Giulio Regeni e dal «regime fascista di Erogan» contro dissidenti e curdi.
Il legame con l’azienda di Pietramurata sarebbe dunque questo: «Solo un mondo ingiusto fa si che alcuni lavoratori campino sulla morte di altri esseri umani». I lavoratori della Meccanica, padri e madri di famiglia, scuotono il capo, increduli. E poi se ne vanno.

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