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Italia questa sera in Portogallo

Mancini: «Loro più forti»

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Portogallo-Italia è una classica del calcio europeo. Sfortunatamente, capita in un momento poco felice per la nostra Nazionale. I portoghesi hanno fatto un buon Mondiale, sono campioni d'Europa e hanno vinto anche con l'Under 19. Insomma, ci possono giustamente guardare dall'alto in basso, anche se qualcuno si lamenta lo stesso: nelle ultime nove partite i lusitani hanno avuto la meglio solo su Algeria e Marocco, hanno perso contro Uruguay e Olanda e hanno pareggiato contro Tunisia, Belgio, Spagna, Iran e Croazia (in amichevole).
Ad ogni modo, il calcio portoghese guarda al futuro con fiducia, per il patrimonio di giovani in loro possesso. Si parla di rinnovamento riuscito e qualcuno comincia a parlare di «cristianismo» che sta finendo, nel senso che la dipendenza dai gol di CR7 è in via di estinzione. Ma sarà vero? Il tecnico Fernando Santos (che ha rinunciato all'acciaccato Guerrero) ha detto: «Vedrete quanti gol farà Cristiano Ronaldo in Italia». Il c.t. campione d'Europa pare intenzionato a cambiare qualcosa, rispetto alla gara pareggiata con la Croazia: dopo Bruma, per sostituire Cristiano Ronaldo, dovrebbe chiamare Lopes, che ha giocato solo mezz'ora in prima squadra, sulla sinistra. Tutto qui, salvo sorprese.
Il c.t. portoghese ha detto, ancora: «Solitamente l'Italia si difende e cerca il contropiede, ma nella ripresa ha pressato, è stata pericolosa». Già, chissà che Italia vedremo. E se Mancini facesse l'improvvisata di giocare all'attacco, potendo permetterselo? Il pareggio fra Italia e Polonia fa credere ai portoghesi che il primo posto in Nations League sia cosa fatta, se batteranno gli azzurri, anche se la loro ultima vittoria risale al Mondiale, contro il Marocco (1-0 con gol di Cristiano Ronaldo).
Santos ha invocato l'aiuto del pubblico e ogni spettatore (saranno quasi 80.000) avrà una bandierina in mano da sventolare per incoraggiare il «Purtugal». Franco Baresi, in un'intervista a «O Jogo» ha sottolineato come il Portogallo stia vivendo un ottimo momento e come Andrè Silva, nonostante abbia giocato poco nel Milan, sia un giocatore dal grande futuro. Ha inoltre difeso l'ex compagno di squadra Mancini, che aveva gran personalità in campo e ne sta dimostrando anche da tecnico. Una robusta iniezione di ottimismo.
Il nostro c.t. vive di speranze e auspica che l'Italia giochi come nel secondo tempo della gara con la Polonia. Farà dei cambi ma, in assenza di rivelazioni e ammissioni, ci ha assegnato il compito di almanaccare, sulla formazione. Così noi immaginiamo che inserirà un terzino (Criscito, o Romagnoli con Chiellini a sinistra?), un centrocampista che comincia con la B (Bonaventura, Benassi, Barella?) e partitrà con un attacco diverso (Immobile o Belotti al posto di Balotelli), mentre Bonaventura potrebbe giocare a sinistra al posto di Insigne.
Immobile vuol convincere il c.t. di essere l'uomo adatto per l'attacco azzurro, visto che Balotelli non è ancora al meglio e Belotti sottotono. Vedremo, all'annuncio della formazione, se Mancini si sarà divertito molto o poco a smentire i cronisti e le immancabili «spie» degli allenamenti.
E Chiesa? Gratificato dai titoloni, il giocatore viola è condannato a entrare a partita in corso o giocherà dall'inizio? Lo sapremo solo dalla distinta che verrà presentata all'arbitro o da chi è bravo a origliare. Una cosa è certa (e lo ha detto anche il c.t.): il Portogallo in questo momento è più forte degli azzurri. Ricordiamo con nostalgia i tempi in cui venivamo a Lisbona e gli azzurri vincevano (qualificazione Europei ?88), guidati dall'intrepido Azeglio Vicini: c'era il goleador Altobelli, in quella squadra. Oppure quando eravamo al seguito dell'Italia dell'innovatore Arrigo Sacchi (3-1 a Oporto con gol dei due Baggio e Casiraghi) per le qualificazioni ai Mondiali del 1994. Allora i «conquistadores» eravamo noi e, anche se il bilancio ci è ancora favorevole (25 partite giocate: 18 vittorie, due pareggi e 5 sconfitte), si tratta di ricordi datati, che derivano da tempi ben diversi.
Allora gli azzurri arrivavano terzi o secondi ai Mondiali, ma ora i giocatori sono quelli che sono, spesso hanno davanti stranieri insignificanti e Mancini può predicare coraggio quanto vuole: difficile cambiare una situazione radicata per interessi palesi. Così ora a Lisbona veniamo sì, ma con il capello in mano...

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