Milan, Li attacca Elliott: «Ha orchestrato mio default»

"Ero convinto che Elliott fosse un investitore fidato, ma soprattutto un partner con cui condividere i doveri e gli onori di un'avventura così stimolante... Ho commesso un errore e l'ho scoperto solo strada facendo e a mio grande discapito". Torna a parlare l'ormai ex proprietario del Milan Li Yonghong, con una lettera pubblicata dal Sole 24 Ore in cui dichiara di muoversi tramite i propri legali, di Eversheds Sutherland, per un contenzioso contro il fondo, accusandolo di aver "orchestrato un default anticipato".

Nel giorno in cui è emersa l'indagine a suo carico e alla vigilia dell'assemblea che rivoluzionerà la governance del club, da Hong Kong Li Yonghong scrive: "L'acquisto dell'A.C. Milan non è stata né una decisione incauta né tantomeno una decisione dettata da una mia infatuazione passeggera; deriva dalla mia passione per la squadra e dalla mia convinzione circa il potenziale economico di un investimento in una delle più nobili squadre di calcio al mondo. Fino al 30 giugno 2018 - prosegue -, ho versato quasi 880 milioni a favore dell'A.C. Milan, dei quali solo 280 milioni finanziati attraverso Elliott, mentre ho provveduto personalmente per la restante parte". L'ormai ex proprietario del Milan accusa il fondo di aver "orchestrato un default anticipato, non giustificato da alcuna violazione dei covenant del Milan. Non mi ha permesso di realizzare lo sviluppo strategico del club, né concludere una vendita soddisfacente della squadra con un prestigioso acquirente che, al contrario di Elliott, ha un reale interesse e un piano strategico e di investimento di lungo termine per l'A.C. Milan. Inoltre - aggiunge - non mi ha permesso di mantenere la promessa al Sig. Silvio Berlusconi di accrescere il valore e lo standing della squadra che entrambi amiamo".

IL SALVATAGGIO PER L'EUROPA LEAGUE - E' Elliott la chiave che ha riaperto al Milan le porte dell'Europa League. La "situazione finanziaria del club, significativamente migliorata in seguito al recente cambio di proprietà" è in cima ai motivi per cui il Tas ha annullato l'esclusione dalle coppe europee per una stagione sancita dalla Camera giudicante della Uefa, che dovrà ora stabilire "una sanzione disciplinare proporzionata". Per le violazioni del fair play finanziario di 2015, 2016 e metà 2017, il Milan va incontro in tempi brevi a un Settlement Agreement, che può prevedere l'obbligo di rispettare il break even di bilancio nel triennio, una sanzione economica più o meno pesante, restrizioni al mercato, con equilibrio fra entrate e uscite, e limitazioni ai giocatori in lista Uefa. Non una passeggiata, ma ora il club e Elliott si godono un successo importante per prospettive sportive e immagine. Proprio nel giorno in cui emerge l'indagine per falso in bilancio su Li Yonghong, la cui incapacità di rifinanziare il debito, assieme alla scarsa credibilità dei business plan, erano costati caro in sede Uefa.

"Il Milan guarda avanti, con un nuovo proprietario, Elliott Advisors, per tornare alla piena solidità sportiva e finanziaria, e si impegna a rispettare regole del Financial Fair Play", commenta la società rossonera con una nota, in cui un portavoce del fondo statunitense ha definito la vittoria legale a Losanna "un primo passo importante nella ricostruzione del Milan: questa ricostruzione non sarà un progetto a breve termine e c'è un bel po' di duro lavoro che Elliott è pronto a fare". Ultimamente l'ad Marco Fassone ha insistito anche con la Uefa sulla necessità di distinguere il Milan dai suoi azionisti, ma al Tas ha fatto la differenza la proprietà. Come nel caso del Partizan Belgrado, squalificato dalla Uefa per debiti con il Fisco e riabilitato dal Tas nel 2017 grazie a documenti inediti rispetto alla discussione davanti alla Camera giudicante, l'appello del Milan ha avuto successo grazie a una novità sostanziale: Elliott appunto, proprietario solido, che prima o poi (2-3 anni) rivenderà ma intanto intende ridare valore alla squadra.

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