«Nel volley un tifo scorretto, preferisco il basket»

Ecco la lettera giunta in redazione: un tifoso del volley contesta i cori poco corretti del PalaTrento.

LA LETTERA

Scrivo poche ore dopo essere tornato dalla vittoriosa partita della Trentino Volley in gara 3 di semifinale contro Perugia. Sono un tifoso fin dai tempi della prima Itas vittoriosa di una decina di anni fa e allora frequentavo spesso il PalaTrento; erano però alcuni anni che non tornavo a vedere una partita di pallavolo a Trento e ho colto l'occasione del primo maggio per comperare i biglietti per me e per mio figlio di dieci anni (prima partita di volley dal vivo per lui, abituato però ad assistere alle partite dell'Aquila Basket), per assistere a una bella partita con la consueta bella cornice del palazzetto che ho tanto amato in passato. Parlo al passato perché fin da subito oggi ho percepito qualcosa che non andava ... non era la squadra, che come sempre ci ha messo l'anima e ha portato a casa con le unghie e con i denti una sofferta ma meritata vittoria, non era l'organizzazione del PalaTrento che ho trovato ottima come sempre, era, mi duole dirlo, proprio il tifo e proprio quello della curva Gislimberti. Mi spiego meglio: fin dall'inizio oltre ai consueti e benvoluti tamburi e cori a favore della squadra e dei singoli giocatori un personaggio quantomai bizzarro ha fatto sentire la sua voce tramite un microfono amplificato da un paio di casse audio molto potenti rivolte proprio verso la curva ... vi assicuro che io non riuscivo a sentire lo speaker del PalaTrento ... si sentiva solo lui! Ebbene, questo personaggio non ha smesso un solo secondo di urlare e, dopo i cori a favore della nostra squadra e dei singoli giocatori si è lasciato andare ad alcune frasi secondo me sconvolgenti che riporto testuali «Come sempre arbitro di mer..» «Ci avete rotto il ca...o» ... «Vei zo dala carega ... non vali una sega».
Frasi ovviamente urlate a gran voce da tutta la curva, composta sì da giovani ma anche da persone di una certa età. E non riporto, per decenza, i cori di scherno di dubbio gusto dedicati ai vari giocatori avversari, già subissati di fischi (quelli sì che fanno parte del gioco) dall'intero palazzetto.
Io a dire la verità mi sono vergognato molto, sia per mio figlio al quale non ho saputo dare una spiegazione per certe frasi, sia per le persone della curva che hanno ripetuto, probabilmente senza collegare il cervello, sia perché ricordo bene come una volta il pubblico del PalaTrento era, a ragione, considerato il più corretto d'Italia, con tanto di premi ricevuti. La vergogna è stata ancora più forte quando mio figlio al termine della partita mi ha detto «Papà, abbiamo vinto sì ma ? a me piace di più il tifo di quando gioca l'Aquila! Non mi sono sembrati belli alcuni cori».
Ci terrei solo a dire al «bizzarro» personaggio come il tifo debba essere prima di tutto civile e rispettoso di avversari, arbitri e spettatori, anche dei più piccoli che hanno il diritto di vedersi in santa pace una partita senza doversi sorbire nelle orecchie le sue frasi ingiuriose, poco rispettose e maleducate urlate a gran voce e ripetute dalla massa. Spero vivamente che, in previsione delle prossime partite di finale, a questo signore venga tolto il «potere» che si è arrogato, che gli venga tolto il microfono e venga consegnato a persone più meritevoli e capaci di far emergere i veri valori del tifoso, quelli che è giusto trasmettere soprattutto alle giovani generazioni. Se così non fosse purtroppo a farci una brutta figura sarebbe tutta la tifoseria, tutto il PalaTrento, tutta la squadra e tutta la città di Trento.
Matteo Miatton

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