Sintini: «Che bravo il mio fratellino Giannelli»

di Guido Pasqualini

«@Gian__9 mi hanno detto che sei stato bravissimo stasera!! Complimenti fratellino, sono fiero di te!».
«@JackSintini grazie mille jack! Mi fanno molto piacere i tuoi complimenti! A presto..un abbraccio!!».
La «benedizione» di Giacomo Sintini a Simone Giannelli, talentino dell'Energy T.I. Diatec Trentino protagonista della vittoria contro la Sir Safety Perugia, è arrivata domenica sera via Twitter.
È una storia particolare quella che lega il mitico Jack al giovane palleggiatore bolzanino. Il 12 maggio 2013, complice l'infortunio a Raphael, Sintini si ritrovò a giocare da titolare gara 5 della finale scudetto contro Piacenza. E in panchina, anche se poi non vi fu bisogno di cambi, si accomodò Giannelli, all'epoca non ancora diciassettenne. Che, all'esordio in A1, divenne campione d'Italia. Ora Giacomo è alzatore della Tonno Callipo Vibo Valentia, in serie A2, mentre Simone è il sostituto, sempre più utilizzato, di Lukasz Zygadlo.


Jack, il ragazzino sta iniziando a farsi strada.
«Giannelli non lo scopro io. La partita non l'ho vista perché in contemporanea giocavo (vittoria in casa per 3-0 contro Brescia, ndr). Mi è stato però riferito, e oggi ho letto sui giornali, che Simone ha giocato molto bene. Sono contento per lui. Lavora con serietà ed ha grandi potenzialità. Importante è non montarsi la testa e non credere di essere troppo o prematuramente bravo. L'anno scorso in alcune occasioni era venuto a darci una mano in allenamento. Giannelli è serio, rispettoso verso i più "grandi" e sa ascoltare. Quest'atteggiamento mi piace e lo aiuterà a progredire, perché tecnicamente e fisicamente è già a un buonissimo livello».


E di questa Trento cosa ci dici?
«La verità, e cioè che a inizio anno non pensavo riuscisse a tenere questo passo in campionato. Ritenevo ci fossero almeno tre squadre di livello più alto. Ero a Bologna ad assistere alla Final four di Coppa. In semifinale, contro Perugia, ho apprezzato un'ottima squadra, in finale Modena ha fatto vedere qualcosa di più. Trento ha lo stile di Rado, non molla mai, ha qualità di gioco, certezze ed è quadrata. La sconfitta con Verona è stata un passo falso, quella con Modena ci stava».
Veniamo alla tua nuova avventura, la prima in serie A2. Vibo è partita forte, poi è andata in crisi e ha cambiato allenatore (Monti, ex Piacenza, al posto di De Giorgi), ora è in ripresa. Stagione turbolenta.
«Proprio così. Siamo partiti bene, poi abbiamo accusato cinque sconfitte consecutive, ora stiamo ancora faticando ma domenica abbiamo offerto un'ottima prova. Pur con un avversario meno forte, abbiamo disputato la prima vera partita con una costanza incredibile ma non so ancora dire se è l'inizio di un'inversione di tendenza o un episodio. Per fortuna siamo riusciti, con merito, ad accedere alla Final four di Coppa Italia. Importante sarà farsi trovare pronti ai playoff. Chi giocherà meglio a maggio, vincerà il campionato».


Cosa non ha funzionato con Fefè De Giorgi?
«Non so dirlo. L'ho avuto come allenatore anche in altre stagioni. Mancavano i risultati e ha pagato l'allenatore. Capita».


Dal profondo Nord, a Trento, al profondo Sud, in Calabria. Cosa cambia?
«Ho trovato persone molto socievoli, ma io ho avuto un ottimo rapporto anche con i trentini. Mi avevano messo in guardia dicendo che i trentini sono chiusi, ma in realtà sono soltanto riservati. E quando entri nel loro cuore diventano molto espansivi. Quanto al volley, l'organizzazione di Trento non la trovi in nessun'altra città d'Italia. Però qui viviamo in un resort meraviglioso di proprietà del presidente Callipo, in un ambiente davvero stupendo».


I contatti con gli ex compagni di Trento li mantieni?
«Via telefono e WhatsApp ci sentiamo continuamente con tutti, anche con Mitar, Rapha, Osmany, Sokolov e Uchikov. Era un gruppo meraviglioso con cui abbiamo vissuto momenti fantastici. Tuttavia sono contento della scelta fatta. Volevo tornare a fare il titolare, ho una forma atletica splendida e sono felicissimo di aver dimostrato di saper ancora giocare bene».


Com'è il livello del campionato di A2?
«È buono. Il torneo è equilibrato, bisogna stare sempre concentrati perché tutti vendono cara la pelle e, specie fuori casa, puoi perdere con chiunque. È una pallavolo diversa, meno fisica, con tanti giocatori che hanno mestiere anche se tirano più piano. In A1 la palla resta in gioco 3-4 secondi, in A2 battute e attacchi sono meno potenti e quindi le azioni durano molto di più. È l'aspetto a cui ho fatto più fatica ad abituarmi».


Per l'ultima domanda torniamo in A1. Chi vincerà il campionato?
«Con il successo in Coppa Modena ha posto una candidatura autorevole. È la mia prima scelta. E poi c'è Macerata».

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