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Radio Radicale, ultimi appelli

al governo per salvare

la storica emittente e l'archivio

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Scade oggi la convenzione dello Stato con radio Radicale che il governo ha annunciato di non voler rinnovare.

Se non ci sarà una proroga, la chiusura potrebbe essere inevitabile.

Prosegue sulla vicenda la denuncia del deputato Pd Roberto Giachetti, che dopo 83 ore di sciopero della fame e della sete ieri è stato ricoverato in ospedale.

Sono ore febbrili per i lavoratori di Radio Radicale che attendono una risposta dalla politica per capire quale sarà il proprio destino. Domani scade la convenzione con lo Stato e, se non ci sarà una proroga, nonostante i tentativi di trovare strade alternative per reperire le necessarie risorse, la chiusura dell’emittente potrebbe essere inevitabile. Il Movimento 5 Stelle alterna timidi segnali di apertura a conferme di uno stop, mentre continuano iniziative e scioperi della fame, come quello di Roberto Giachetti, esponente del Pd con una storia nel Partito Radicale, ricoverato a Roma con segni di disidratazione e ipotensione dopo 83 ore di digiuno.

«Andremo avanti finchè avremo ossigeno», afferma il direttore di Radio Radicale, Alessio Falconio (nella foto). «L’ad ha già fatto sapere che senza rinnovo verranno pagati gli stipendi di maggio e non quelli di giugno.

Il problema è che non ci saranno neanche le risorse per sostenere i costi di produzione, a partire dall’accensione degli impianti».

«Sono ore decisive - aggiunge - che speriamo portino alla scelta che gran parte del mondo politico chiede».

Le speranze sono riposte in primo luogo negli emendamenti al dl crescita, tra cui uno della Lega a prima firma di Massimiliano Capitanio che punta a una proroga di sei mesi, prima di una nuova gara, e che ha trovato qualche apertura dal Movimento 5 Stelle.

L’importo è inferiore a quello della precedente convenzione (3,5 milioni per sei mesi contro i 10 milioni per un anno del passato) e ciò potrebbe convincere gli alleati a dare il via libera. «Se c’è la volontà politica una soluzione si trova», assicura Capitanio. «Mi sembra di aver capito che ci sia l’idea di una proroga per poter aprire una gara, spero che vada in porto», aggiunge la leader di +Europa, Emma Bonino.

Domani è atteso il vaglio di ammissibilità della presidenza della Camera. Secondo le indiscrezioni, l’emendamento potrebbe essere considerato inammissibile, ma la Lega appare pronta a fare ricorso. Si voterà, comunque, la settimana prossima, a campagna elettorale finita.

La speranza dei lavoratori e dei sostenitori di Radio Radicale è che un clima meno acceso nella maggioranza favorisca il raggiungimento di accordo.

«Noi ci rifacciamo alle parole di Di Maio che ha parlato della necessità di trovare una soluzione e alle aperture di Primo Di Nicola - dice ancora Falconio -. Speriamo che si tenga conto dei criteri di necessità ed urgenza, anche alla luce delle indicazioni dell’Agcom».

Sono diverse le iniziative a sostegno dell’emittente, oltre a quella di Giachetti: Roberto Deriu è al secondo giorno di digiuno, come Giuseppe Moles di Forza Italia, che digiuna dopo aver preso la staffetta da Maurizio Bolognetti, in sciopero della fame per 78 giorni. Ci sono appelli di costituzionalisti, penalisti, storici, internazionalisti.

E sono oltre 150mila le firme alla petizione su Change.org, lanciata da Roberto Saviano, che punta a raggiungere 200mila adesioni entro domani. Una scadenza ricordata nell’appello con un countdown.

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