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Ogg la resa dei conti

nel Pd spaccato a metà

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Per oggi è stata convocata l'assemblea provinciale del Partito democratico per una prima analisi del voto di domenica scorsa che ha portato il Pd e il centrosinistra all'opposizione. Già è iniziata la resa dei conti interna, tra richieste di dimissioni e autocandidature alla segreteria, che vede protagonisti i soliti big a cominciare dal rieletto vicepresidente uscente della Provincia, Alessandro Olivi, gli assessori Luca Zeni e Sara Ferrari e il capogruppo Alessio Manica, i sopravvissuti allo tsunami leghista.
Il Pd si conferma tendenzialmente spaccato in due, così l'assemblea, con la stessa divisione che aveva portato alla scelta tra continuità e cambiamento ,nella quale era prevalsa la decisione di rimpiazzare Rossi. E anche il risultato elettorale è una conferma di questa doppia anima del partito, ugualmente rappresentata, visto che sono stati eletti oltre al candidato presidente della coalizione, Giorgio Tonini, anche due consiglieri per la «corrente» della continuità - Olivi e Zeni - e due consiglieri per chi sollecitava il rinnovamento: Ferrari e Manica.  

Nei giorni scorsi c'è chi, come Luigi Olivieri, presidente di A22 e membro dell'assemblea, ha sollecitato subito le dimissioni della presidente del partito Donata Borgonovo Re, rimproverandole di aver dato una indicazione di voto a favore dell'assessora uscente Sara Ferrari invece di restare super partes. A Borgonovo Re viene anche rimproverato di aver sostenuto attivamente la linea a favore della scelta di Paolo Ghezzi come candidato presidente così come ha fatto il capogruppo Alessio Manica e a Sara Ferrari che, addirittura, è accusata di aver cercato di promuovere la scelta di Carlo Daldoss, prima che poi la coalizione convergesse su Giorgio Tonini, messo sul tavolo dal segretario Giuliano Muzio, sostenuto da Olivi e Zeni, soprattutto in funzione anti Ghezzi e anti Daldoss. 

Insomma, la corrente del rinnovamento è riuscita a fare fuori Rossi, ma non a far passare Ghezzi o Daldoss, e la corrente della continuità ha perso su Rossi, ma ha ottenuto la candidatura di Tonini. Il risultato è che ora tutti possono rinfacciarsi la responsabilità della sconfitta. E per il futuro? Muzio ha annunciato un congresso a breve. Sarà l'occasione per il Pd di decidere cosa vuole essere: se vuole fare asse con Futura 2018 e ricostruire il centrosinistra da lì o guardare più al centro, come forza progressista che però cerca anche di rappresentare quegli elettori civici - non di destra - senza casa e quegli ex margheritini che non riescono più a trovare una risposta nell'Upt lacerata o rincorrere un Patt, che ormai guarda alla Lega che ha vinto.

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