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Salvini in vacanza a Pinzolo

«Patt con la Lega? Lo escludo»

«Non si passa da sinistra a destra a due mesi dal voto»

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Il Carroccio chiude a un accordo con le Stelle alpine, in vista dell’appuntamento elettorale del 21 ottobre. Una chiusura che arriva direttamente dal vicepremier Matteo Salvini, che da Pinzolo - dove sta trascorrendo alcuni giorni di vacanza con la figlia - dice di lavorare a un asse delle autonomie del Nord. «Stacco dagli impegni, ma prima della festa del partito in programma sabato qui in paese incontrerò il segretario Mirko Bisesti, il candidato presidente Maurizio Fugatti e i nostri parlamentari per ragionare del programma».

Ministro Salvini, su quali tematiche vi concentrerete con maggiore attenzione?

«Le ultime amministrazioni di sinistra hanno chiuso il tessuto economico, mentre noi vogliamo una Provincia aperta dove lavora chi lo merita e non solo chi è “amico di”. C’è poi la questione immigrazione, perché si continua a spendere troppo e male».

E l’autonomia?

«Il concetto di autonomia è stato messo a rischio dalla sinistra negli ultimi anni. Friuli e Valle d’Aosta hanno un governatore della Lega: ora vogliamo creare l’asse delle autonomie, affinché non si tocchi nulla da questo punto di vista».

Con la Lega al governo del Trentino l’autonomia sarebbe più al sicuro?

«Certamente. Le tentazioni della sinistra di togliere poteri e quattrini sono evidenti».

Alle politiche del 4 marzo la Lega ha fatto il botto e in questi mesi il centrosinistra si è frantumato. La strada è ormai spianata per il centrodestra?

«Ho visto che si sono divisi tra sinistra, Civici e Patt. Ma non dobbiamo convincere i trentini a sceglierci per le debolezze altrui. Prima dell’individuazione del candidato presidente del centrodestra infatti ho chiesto che venisse formulato un progetto per il futuro del Trentino. Servono ad esempio migliori infrastrutture per rilanciare il turismo».

C’è stata però qualche resistenza da parte di Forza Italia e Fratelli d’Italia.

«Abbiamo ascoltato, coinvolto, dato vita a diversi tavoli. Poi a Mirko (Bisesti, ndr) ho detto: ragazzi, a furia di far tavoli si arriva alle elezioni».

La trattativa è avvenuta anche a livello nazionale?

«No, è stata gestita localmente. Poi a livello nazionale mi hanno chiamato per lamentarsi Tizio e Caio. Amen».

In vista della prossima legislatura, il presidente uscente Ugo Rossi non ha più l’appoggio di Pd e Upt. Il Patt, che lo sostiene, potrebbe trovare spazio nel centrodestra?

«Lo escludo. Ho letto sull’Adige l’intervista al capogruppo del Patt Lorenzo Ossanna, che lancia questa idea e sostiene che “con noi si vince e senza di noi si perde”. Io rispetto tutti, ma non mi piace la politica di chi crede che l’importante sia governare ed è disposto a passare con disinvoltura dal centrosinistra al centrodestra a due mesi dalle elezioni. Se intendiamo cambiare su sociale, immigrazione e infrastrutture, non lo posso fare con chi ha governato fino a ieri. Tra l’altro, ho letto che mi incontrerà: io sono curioso per natura e incontro tutti, ma non lo sapevo».

In Alto Adige è in corso un avvicinamento anche da parte dell’Svp?

«Mi fa piacere che chi ha guardato da sempre a sinistra si rivolga finalmente alla Lega, nel nome dell’autonomia».

Quali caratteristiche rendono Maurizio Fugatti il candidato presidente ideale?

«Conosce la Provincia come ente e come territorio. Ha inoltre il vantaggio di aver fatto diverse esperienze a Roma: da governatore non dovrà girare decine di uffici o fare troppe telefonate».

Nella lista della Lega potrebbero trovare spazio anche gli altri parlamentari trentini?

«Non metto becco sulle liste. Se ne occupa Bisesti, di cui mi fido: ho chiesto solo che siano rappresentati tutti i territori, dalle valli al capoluogo».

Se il centrodestra non raggiungesse il 40%, che garantirebbe la maggioranza in consiglio, potrebbe esserci un’alleanza con i 5 Stelle?

«L’accordo a livello nazionale ci consente di lavorare bene, ma Province e Regioni sono un’altra cosa. Ovunque governiamo con il centrodestra e il nostro obiettivo è quello di raggiungere il 40%. In caso contrario, ci penseremo il giorno dopo le elezioni».

In caso di incertezza, anche il Patt potrebbe essere rivalutato?

«Il Patt è al governo con la sinistra da una vita. I trentini mi chiedono il cambiamento».

Come valuta la situazione sul fronte della sicurezza?

«In questi mesi sto incontrando tanti sindaci di città capoluogo. Vorrei vedermi anche con il sindaco di Trento, dove problemi di ordine pubblico e di insicurezza mi sono stati segnalati anche dai trentini che ho incontrato al mare. La zona più calda è quella della stazione».

Quali soluzioni possono essere trovate?

«Entro febbraio avremo 2.000 poliziotti da assegnare in tutta Italia, con un occhio di riguardo per le città capoluogo con maggiori criticità. Faremo partire anche un concorso per 1.500 vigili del fuoco, ma so che qui c’è una cultura completamente diversa, basata sul volontariato. In ogni caso vedremo di investire in poliziotti e pompieri».

Qualcuno ha proposto anche di richiedere l’intervento dell’esercito.

«Credo sia meglio aumentare l’organico della polizia di Stato. Ne parlerò col sindaco».

Il tema dell’immigrazione è al centro del suo governo. Ma ritiene che esista un pericolo razzismo?

«Macché. Gli italiani sono il popolo meno razzista che io conosca. Italiani e trentini sono un popolo di emigranti: non sono razzisti, ma neanche fessi. E vogliono giustamente mettere un limite agli arrivi».

Sul fronte dei punti nascita, crede che il governo gialloverde possa consentirne la riapertuira negli ospedali dove non è stata raggiunta la soglia minima dei 500 parti all’anno?

«Abbiamo nominato Fugatti sottosegretario alla Sanità proprio perché questo è un tema delicato, soprattutto in montagna. In Lombardia stiamo procedendo con diverse chiusure, perché sarebbe pericoloso per mamme e bimbi mantenere un ospedale con 90-100 parti all’anno. Nelle zone di montagna bisogna prestare una particolare attenzione, alla luce di distanze e difficoltà di spostamento. Lo stesso vale per il mantenimento delle scuole e degli uffici postali. Ho incontrato l’Ad di Poste Italiane e mi ha garantito che in montagna non avrebbe più chiuso neanche uno sportello».

Dopo la tragedia del ponte Morandi a Genova, sarebbe favorevole ad un affidamento diretto dell’A22 ad una società in house?

«Vogliamo rivedere tutte le concessioni, non solo in campo autostradale, ma anche sul fronte della telefonia e delle televisioni. In passato ci sono state concessioni molto favorevoli per i privati e molto meno favorevoli per i cittadini».

L’Autobrennero è già controllata dall’ente pubblico. Questo significa che si avvicina la possibilità di un rinnovo?

«Laddove il pubblico ha lavorato bene non ci sono motivi per intervenire».

Il Decreto dignità mette a rischio la riconferma - tra gli altri - dei lavoratori socialmente utili. È possibile un correttivo?

«Analizziamo i singoli casi, come è stato fatto con gli stagionali in agricoltura e nelle piccole aziende. Sostengo l’idea di massima del decreto sul fronte della lotta alla precarietà e l’aiuto a chi trasforma i contratti a tempo determinato in posti fissi».

 

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