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Vitalizi: danno di 10 milioni

Nei guai Civico e Depaoli

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È un danno erariale da 10,8 milioni di euro quello che la Guardia di finanza di Trento contesta ai membri (tranne uno) dell'ex ufficio di presidenza del Consiglio regionale presieduto da Rosa Zelger Thaler. Il caso è quello che ha già fatto tanto discutere (e arrabbiare) dei «vitalizi d'oro».

Nei giorni scorsi il Nucleo regionale di polizia tributaria - che già aveva condotto l'inchiesta sul fronte penale - ha consegnato alla Procura regionale della Corte dei conti la relazione conclusiva sulle indagini avviate per verificare la sussistenza di responsabilità di profilo contabile. Ebbene, le sorprese non mancano non solo per le dimensioni del danno stimato, ma anche per gli amministratori indicati dalle Fiamme gialle come ipotetici responsabili.

Prima ancora di entrare nel dettaglio della vicenda è bene sottolineare che siamo in una fase iniziale del procedimento contabile. Tutte le accuse sono ancora da dimostrare. Nessuno dei consiglieri finiti sotto la lente della Guardia di finanza è stato ancora raggiunto da inviti a dedurre da parte della Procura regionale. Un po' come accade per i procedimenti penali, gli investigatori delle Fiamme Gialle indicano i possibili responsabili del danno erariale, così come emergono dalle indagini. Spetta però al procuratore regionale, Paolo Evangelista, decidere se e nei confronti di chi procedere. 

L'indagine ricalca, ma solo in parte, i contenuti del procedimento penale che si è concluso con tre richieste di rinvio a giudizio, una di queste recapitata a Rosa Thaler. L'ex presidente del Consiglio regionale figura al centro anche dell'inchiesta condotta dalla Corte dei conti, ma questa volta è in compagnia dei membri dell'allora ufficio di presidenza (loro solo per un'ipotesi di colpa grave) che approvò i parametri destinati a gonfiare a dismisura i calcoli sui vitalizi. Si tratta di Marco Depaoli, Florian Mussner, Hanspeter Munter e Mattia Civico. Secondo la Guardia di finanza, invece, non si può contestare il danno erariale al consigliere Donato Seppi che ebbe un atteggiamento critico sulla vicenda e alla votazione decisiva si astenne.

Gli investigatori in questi mesi hanno ripercorso le fasi che portarono alla contestata legge 6 del 2012 ed ai 53 milioni di euro impegnati dalla Regione (22 milioni già versati sui conti dei politici e 31 «congelati» nel Fondo Family gestito da Pensplan Invest) e verificato per conto della procura i verbali dell'ufficio di presidenza e dei consigli di amministrazione di Pensplan. Al centro dell'immagine ci sono i famosi (per qualcuno famigerati) parametri su cui calcolare i vitalizi. Liquidazioni che risultarono molto favorevoli per i beneficiari in virtù delle stime su un'età media molto alta e un favorevole tasso di sconto.

Cosa accadrà adesso? Le prossime decisioni spettano al procuratore regionale Evangelista. Dopo aver studiato gli atti il magistrato deciderà se contestare ai singoli le specifiche responsabilità. Questo viene fatto attraverso un invito a dedurre, atto che consente alla difesa di dare la propria versione dei fatti. Dopo questa fase la procura dovrà decidere se procedere con l'atto di citazione. L'impressione è che sul caso dei «vitalizi d'oro» ci saranno due distinti giudizi: uno penale e l'altro contabile. E quest'ultimo potrebbe avere conseguenze molto dolorose perché tocca il portafoglio.

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