Quirinale, Berlusconi propone al Pd Giuliano Amato

«Prima l’elezione del presidente della Repubblica, poi le riforme»: Silvio Berlusconi chiede «una figura condivisa», fuori da partiti come successore di Giorgio Napolitano. E fa il nome di Giuliano Amato. Anche Draghi risponde all’identikit, ma «al momento», dice Berlusconi in un colloquio con il Corriere della Sera, ha «fatto sapere di non essere disponibile». Di là dai nomi, il punto è che il leader di Forza Italia chiede al premier di cambiare il timing, visto che Renzi secondo lui ha «modificato il patto in corso d’opera».

Secondo l’ex premier, occorre «mettere subito in sicurezza la massima carica dello Stato». E serve «una scelta condivisa» per «garantire un minimo di equilibrio e - mi permetto di aggiungere - di credibilità istituzionale». Prodi? Se lo proponessero «risponderei - dice Berlusconi - che Prodi già mi vuole tanto male, e quindi vorrei evitare di dire cose che potrebbero peggiorare ancor di più i nostri rapporti. Se penso al caso De Gregorio...».

Poco fa la parlamentare forzista Laura Ravetto ha inceve lanciato in un tweet quello che rieiene esser eil nome del candidato Pd per il Colle: «Pier Carlo Padoan». È questo il «reale candidato del Partito democratico alla Presidenza della Repubblica», scrive Ravetto, dopo aver partecipato alla trasmissione Omnibus (La7), nella quale si è discusso, tra i vari temi, del successore di Giorgio Napolitano al Quirinale. «Alessandra Sardoni - si legge nel tweet - hai creduto che gli altri ospiti sapessero più di me sul reale candidato del Pd alla Presidenza della Repubblica, quindi non l’ho svelato in trasmissione. Adesso eccovelo: Padoan».

Fabrizio Cicchitto, Ncd, attacca: «Ma Berlusconi Amato lo vuole eleggere, o lo vuole bruciare subito?».

 

In realtà, quella per il Quirinale si annuncia come una partita a carte coperte fino alla vigilia del primo scrutinio. Durante la quale nomi più o meno illustri salteranno fuori dal cilindro della politica e si bruceranno, uno dietro l’altro.

Il clima politico di grande frammentazione e litigiosità all'itnerno delel principali forze parlamentari rende peraltro poco sereno l'orizzonte auspicato da chi ritiene necessario un accordo forte e segretissimo per eleggere un nuovo presidente già nei primi tre scrutini, quelli ai quali la Costituzione ha affidato l’imponente quorum dei due terzi dei Grandi elettori. Allo stato attuale appare più probabile che si possa assistere a schede bianche su schede bianche, per arrivare intanto al quarto scrutinio, dove basterà la maggioranza assoluta. Ma se non si arrivasse a un'elezione entro nei primit re scrutini, nel frattempo le opposizioni sfrutterebbero il meccanismo del voto segreto per concentrare consensi su altri nomi autorevoli che potrebbero crescere al punto da mettere a rischio il candidato del patto del Nazareno. Il secondo rischio è determinato dai tempi: come ha dimostrato il pessimo spettacolo sulla Consulta nulla garantisce che la maggioranza assoluta freni i franchi tiratori interni. Già, il patto del Nazareno.

Tutto gira intorno all’accordo con Berlusconi, anche se a dare le carte sarà il segretario Pd e premier. Con chiarezza Forza Italia fa sapere che niente viene prima del Quirinale e che anche la legge elettorale sarà congelata in attesa di verificare la tenuta del patto.
Giorgio Napolitano lo sa bene e ha programmato un’uscita morbida ma determinata confermando la sua decisione di chiudere presto questo suo secondo mandato. Il presidente da tempo ragiona sulle sue forze e sulle tante scadenze che attendono il Parlamento a dicembre. Ha quindi preferito preparare il terreno all’evento cercando di renderlo il meno dirompente possibile per la stabilità della legislatura e, soprattutto, di minor ostacolo alla laboriosità delle Camere.


Nessuna data quindi e lancette puntate su gennaio, certamente dopo l’approvazione della legge di stabilità. I suoi impegni di dicembre confermano questo calendario che con tutta probabilità porterà Napolitano a parlare della sua imminente uscita nell’incontro con le alte cariche dello Stato (prima di Natale) e forse anche nel messaggio di fine anno agli italiani. Dopo ogni giorno sarà buono ma deciderà il presidente.

Dando per acquisito questo scenario, la forza dell’impatto è già evidente: superando l’esercizio del toto-Quirinale - più simile, ora, al gioco dei tarocchi che a una cosa seria - la macchina del premier sarà costretta ad una pericolosa sosta ai box. La tenuta del patto del Nazareno già oggi si misura solo con la parola Quirinale e incidenti al momento del voto potrebbero decretarne la fine definitiva. Manca ancora un’era geologica alla riunione dei Grandi elettori e il quadro politico è in movimento. Al di là delle tensioni interne del Pd, del movimentismo che potranno organizzare i grandi vecchi del partito, da Prodi a Bersani e D’Alema, c’è sempre più all’ordine del giorno il rebus M5s. Possessore di un cospicuo pacchetto di voti potrebbe mettere in difficoltà Matteo Renzi lanciando un nome autorevole la cui bocciatura non sarebbe compresa dai cittadini.

Ma soprattutto - viste le epurazioni in atto - c’è già chi ha in mano il pallottoliere per calcolare quanti grillini potrebbero usare il voto segreto come prova generale per futuri traslochi.

Se il toto-nomine rimane una scommessa, non si rischia nulla nel dire quanto la corsa al Colle sia una faccenda maledettamente seria per i partiti. E quindi come, al netto delle buone intenzioni, la scalata al Colle rimanga impervia per il gentil sesso nonostante i nomi della Severino e della Pinotti circolino da mesi. Accompagnati però da pesi massimi come Giuliano Amato, Mario Draghi e Piero Grasso. E, da ultimo, quello di Raffaele Cantone, attuale presidente della autorità anticorruzione.

A ben spiegare come la temperatura si stia alzando ci ha pensato ieri  proprio uno dei nomi più accreditati per il Colle: «È importante che si risolva rapidamente la questione della successione del presidente Napolitano. Mi auguro che ci sia una maturità delle forze politiche che possa riuscire a raggiungere molto rapidamente un consenso». Firmato Piero Grasso, seconda carica dello Stato.

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