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Libia: stato di emergenza 

47 morti in 8 giorni

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E' di 47 morti e 129 feriti in 8 giorni l'ultimo bilancio degli scontri tra milizie armate nella capitale Tripoli, diffuso dal ministero della Salute libico. Lo riferisce la Missione dell'Onu in Libia, Unsmil, in una nota, nella quale si invitano le parti coinvolte nel conflitto a un incontro allargato per domani, martedì 4 settembre, a mezzogiorno, sulla base delle risoluzioni del Consiglio di sicurezza dell'Onu, per mediare e "tenere un dialogo urgente sulla situazione della sicurezza a Tripoli".


 

E' stato di emergenza a Tripoli, con la capitale sotto scacco dopo una settimana di violenti combattimenti e l'avanzata micidiale di una milizia ribelle che non sembra avere alcuna intenzione di fermarsi. Il consiglio presidenziale guidato da Fayez al Sarraj è stato costretto alle misure di emergenza dopo la violazione reiterata delle fragili tregue proclamate nei giorni scorsi. Il governo di unità bolla i combattimenti come un "attentato alla sicurezza della capitale e dei suoi abitanti, davanti ai quali non si può restare in silenzio". L'obiettivo dei miliziani - sempre secondo il consiglio - "è quello di interrompere il processo pacifico di transizione politica" cancellando "gli sforzi nazionali e internazionali per arrivare alla stabilizzazione del Paese". Sarraj ha passato la domenica protetto nel suo quartier generale in una base navale incontrando ministri e responsabili militari, ai quali ha affidato i piani per ristabilire l'ordine.

I consigli municipali degli anziani, in uno strenuo tentativo di mediare tra le parti, hanno lanciato un appello a fermare gli scontri. Un appello che tuttavia sembra destinato a rimanere inascoltato. La 7/ma Brigata, protagonista dell'assalto alla capitale che da lunedì scorso è costato la vita a oltre 40 persone e ha provocato centinaia di feriti, avanza da sud e punta sul centro della città. I miliziani hanno annunciato l'imminente assalto al quartiere di Abu Salim a Tripoli, tristemente celebre perché vi sorge il carcere dove il defunto rais Muammar Gheddafi fece strage di oppositori nel 1996, quasi 1.300 i prigionieri massacrati a colpi di granate. La Brigata "continuerà a combattere fino a quando le milizie armate non lasceranno la capitale e la sicurezza sarà ripristinata", ha tuonato il leader Abdel Rahim Al Kani. "Noi non vogliamo la distruzione, ma stiamo avanzando in nome dei cittadini che non riescono a trovare cibo e aspettano giorni in coda per avere lo stipendio, mentre i leader delle milizie si godono il denaro libico", ha incalzato Kani. La Brigata ha assunto il controllo di diversi quartieri, nei quali "i residenti erano costretti a pagare un tributo" alle milizie fedeli al governo Sarraj.

Nella serata di domenica i suoi portavoce militari hanno annunciato la conquista di centri strategici lungo l'asse verso l'aeroporto, chiuso da due giorni dopo il lancio di alcuni razzi e colpi di mortaio verso lo scalo. Proprio in quest'area, stando a quanto si apprende, si sarebbero consumati "feroci combattimenti", i miliziani di Kani affermano di aver conquistato un'accademia di polizia e una sede del ministero dell'Interno lungo la direttrice verso l'aeroporto. I detenuti del vicino carcere di Ain Zara, temendo un attacco, si sono dati alla fuga. L'ambasciata italiana in Libia - sfiorata sabato da un razzo che ha centrato un hotel nei pressi - "resta aperta. Continuiamo a sostenere l'amata popolazione di Tripoli in questo difficile momento", ha scritto su Twitter la sede diplomatica, smentendo le indiscrezioni - una delle tante prive di fondamento di queste ultime ore - sulla chiusura della stessa e la fuga dei responsabili.

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