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Dramma sulll'Everest

Muore Ueli Steck

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La notizia arriva a turbare il Filmfestival, in pieno svolgimento.

Ueli Steck, «The Swiss Machine», è morto. L’alpinista svizzero aveva 41 anni ed era impegnato in questi giorni in una nuova sfida sull’Everest: una traversata Everest-Lhotse.

La notizia è stata riportata dal giornale «The Himalayan Times»: il corpo di Steck è stato ritrovato senza vita sotto la parete ovest del Nuptse.

Secondo alcune testimonianze, Steck sarebbe caduto durante un giro di acclimatamento.

 

Così lo ricoda Roberto De Martin, presidente del Trento Film Festival: «È con tristezza che questa mattina abbiamo appreso della morte di Ueli Steck in Nepal, mentre si stava preparando a una nuova impresa. Un incidente avvenuto, stante la prima ricostruzione, durante una salita veloce di acclimatamento dell’alpinista che lo ha portato via per sempre, lasciando un vuoto nel mondo della montagna e di tutti noi».

E ancora: «Il festival è il momento della celebrazione delle alte quote e dei suoi protagonisti, ma è anche il luogo della riflessione e del ricordo, dove ognuno di noi s’interroga sul significato della vita e dei limiti fino ai quali può spingersi e dove però si può sempre incontrare l’imponderabile, così come è avvenuto a Ueli Steck. Temi questi di cui il festival, così come il CAI, socio fondatore della manifestazione, si occupa da tempo, discutendo sulla montagna da vivere e da far vivere e proponendo documenti come quello di Oreste Forno dell’edizione del 2014 “La montagna da vivere” o promuovendo iniziative come quella di quest’anno dell’alpinista Massimo Dorigoni che raccogliendo le testimonianze di 22 tra i più forti alpinisti trentini e italiani, come Sergio Martini, socio emerito del festival, invita con il libro “Montagne senza vetta. Il coraggio di sentirsi liberi”, a vivere la montagna anche imparando a sapere rinunciare alla vetta. Un’iniziativa peraltro con un forte significato di solidarietà, perché il ricavato della vendita dei libri sarà destinato a fornire di un defibrillatore semiautomatico i rifugi alpini in alta quota più difficili da raggiungere. Uno strumento che può salvare una vita e che, in questo momento, acquista un significato di speranza ancora maggiore in un giorno triste per il mondo dell’alpinismo».   

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